I mostri dell’immaginario puntata 9: i Cinocefali

Nuova puntata di questa carrellata sull’immaginario teratologico (ovvero sul mondo dei mostri) antico, medievale e moderno, dedicata, stavolta, ad una razza perduta (e al misterioso santo collegato), ovvero i Cinocefali.

 San Cristofaro cinocefalo, icona bizantina del Museo Bizantino e Cristiano di Atene
San Cristofaro cinocefalo, icona bizantina del Museo Bizantino e Cristiano di Atene

Il termine Cinocefalo (dal greco antico κυνοκἐφαλος che significa testa di cane) designa un essere mitico dal corpo d’uomo e dalla testa di canide, di dimensioni variabili da umane a gigantesche.
Il mito del popolo di uomini-cane è presente in tutte le culture indoeuropee di età classica, dall’Africa settentrionale alla Grecia, dalla Persia all’India, nelle quali i Cinocefali vengono sempre indicati con nomi concernenti l’attributo canino. Popolazioni di uomini-cane vengono descritte da vari autori latini e greci con nomi diversi e collocate nei luoghi più remoti.

Aspetto

Probabilmente (perché la sua opera è perduta), il primo a parlarne è Ctesia (IV secolo a.C.) quando descrive, nella sua storia dell’India, i Calystrien. Le creature di Ctesia sembrano coincidere con gli Swamukha indiani (letteralmente faccia di cane) citati nei Purāṇa.
La fonte greca più antica a parlare di Cinocefali è dunque Esiodo (VIII secolo a.C./VII secolo a.C.), il quale distingue si fra gli Hemikynes (in greco antico ἡμίκυνες, mezzi cane) descritti come umanoidi dal corpo di cane e i Kynokephaloi, dalla testa di cane e corpo umano, ma colloca entrambe queste razze sulle coste del Mar Nero., soprattutto, li tratta, non si sa perché, come un’unica popolazione. Popoli di uomini-cane vengono anche creati ex novo nella letteratura, ma sono casi rari: Luciano di Samosata, ad esempio, nell’opera satirica Storia Vera, introduce la razza immaginaria dei Cinobalanoi (in greco antico Κυνοβάλανοι, ghiande canine, riferito alle ghiande – col significato probabile di peni – alate cavalcate da questi esseri). A parte le stravaganti invenzioni dello scrittore satirico greco, l’aspetto canonico dei Cinocefali è quello descritto da Esiodo e rimarrà fisso fino al ‘700: corpo di uomo (o donna) e testa canina.
Una variante significativa della leggenda degli Esteri dalla testa di cane descrive una popolazione in cui le femmine (talvolta indicate come amazzoni) sono completamente umane, mentre i maschi sono Cinocefali o addirittura veri e propri cani. La progenie di queste donne, a seconda del sesso, perpetua questo dismorfismo. Il mito ha ampia diffusione come quello dei Cinocefali. Il cronachista medievale tedesco Adamo da Brema, nella sua Descriptio Insularum Aquilonis, in cui descrive la geografia, i popoli e costumi della Scandinavia, colloca la patria dei Cinocefali mutanti sulle coste del Mar Baltico.

 Timpano del nartece della Chiesa di Vezelay rappresentante due cinocefali
Timpano del nartece della Chiesa di Vezelay rappresentante due cinocefali

Nel mito e nella Letteratura

Gli autori classici successivi ad Esiodo non apportano grandi varianti (ad eccezione, com detto sopra, di Luciano di Samosata) al mito, se non per il luogo (sempre molto distante) e il nome. Per Strabone e Plinio il Vecchio si chiamano Cynamolgi e abitano in Etiopia, mentre Tertulliano descrive i Cynopennae che colloca nella Persia. Come si può vedere, l’esotismo è marca costante delle narrazioni di/su i Cinocefali. Essi, nel Tardo Antico e poi nel Medioevo, “appaiono” ripetutamente, raccontati in prediche e sermoni oltre che in leggende locali e agiografie, e catalogati (come già facevano, in parte, gli stessi autori classici, ma ora molto più estesamente) in trattati quali il Liber monstrorum de diversis generibus (VIII secolo), assieme a molteplici altre creature mostruose, tutte abitanti nelle terre orientali lontane e sconosciute, ritenute contigue al Giardino dell’Eden (assai prima di Prete Gianni).
Popoli reali, poco noti o ostili, ma comunque “esotici”, vengono spesso identificati dagli autori medievali occidentali, più o meno direttamente, con questi esseri fantastici. Così Paolo Diacono, nella sua Historia Langobardorum, afferma che i Longobardi, per intimorire i loro avversari, alimentassero la diceria di avere tra loro dei feroci Cinocefali.
Come si intuisce, i Cinocefali erano identificati a partire dal modo di esprimersi e non dall’aspetto: il pregiudizio linguistico etnocentrico tipico della grecità classica viene messo in rilievo proprio in questo tipo di “identificazioni” teratologiche. Il popolo straniero “non parla come noi”, diventa “non parla ma si esprime come un animale”. Gli esempi in tal senso si sprecano.
Il miniaturista francese Ademaro di Chabannes scrive nella Historia Francorum – riferendosi ad alcuni Saraceni catturati dai Franchi presso Limoges – che costoro non si esprimevano nella loro lingua, ma guaivano e abbaiavano come cani. Il chierico Hyon de Narbonne (Ivo di Narbona), in una lettera indirizzata a Gerardus de Malemort, arcivescovo di Bordeaux, testimonia l’assedio dei Tartari a Wiener Neustadt, cittadina del ducato austriaco al confine con l’Ungheria. Nel descrivere le atrocità compiute dagli assedianti, Hyon afferma che i capi dei Tartari hanno dei Cinocefali tra le loro file, a cui danno in pasto i corpi sezionati dei prigionieri. Il frate francescano Giovanni da Pian del Carpine nella Historia Mongalorum, attribuisce caratteristiche canine al volto dei Samoiedi.
Un gruppo di cinocefali è rappresentato anche nel Nartece di una chiesa a Vezelay. L’artista, anonimo come la stragrande maggioranza degli artisti medievali, ha raffigurato i Cinocefali fra i popoli cui portare la parola di Dio. La chiesa è stata costruita in un’epoca segnata dalle Crociate. L’immagine dei cinocefali, come degli altri mostri, assume una diversa funzione: guadagnare consensi a favore della Guerra Santa rappresentando gli infedeli come mostri da civilizzare e convertire, anche con la forza, piuttosto che come persone.

cinocefali rappresentati in una miniatura dal Livre des Merveilles
cinocefali rappresentati in una miniatura dal Livre des Merveilles

un santo cinocefalo?

Forse anche in quest’ottica va inquadrata la leggenda del santo cinocefalo San Cristoforo.
Il santo cristiano Cristoforo, infatti, viene raffigurato in moltissime icone ed affreschi bizantini con le fattezze di un cinocefalo. Nella Passio sancti Christophori martyris, un testo presente in varie opere di patristica e che ebbe molta diffusione in epoca medievale, viene narrata la leggenda del santo; in essa ci viene narrato che il santo sarebbe proprio un cinocefalo convertitosi al Cristianesimo.
San Cristoforo Cinocefalo presenta caratteri comuni sia al dio egizio, sia ai molteplici racconti di Cinocefali (in alcune varianti della sua biografia agiografica, infatti, San Cristoforo viene rappresentato come un gigante, attributo condiviso da diverse popolazioni di uomini-cane).
La figura di San Cristoforo, sebbene possiede, come detto, alcuni tratti del mito dei Cinocefali (il gigantismo, l’abbruttimento prima della conversione), ne ribalta completamente o lo status morale, con la sua santità successiva alla conversione, secondo un modello che va dal bruto pagano al santo cristiano visto anche in altre agiografie lungo tutto il Medioevo occidentale e bizantino. Un autore altomedievale, il monaco benedettino Ratramno di Corbie (Ratramnus, IX secolo), nella sua Epistola de Cynocephalis, afferma che i Cinocefali debbano essere considerati come esseri umani. Questo documento esprime un duplice e più complesso atteggiamento verso i popoli mostruosi che si sviluppa nel tempo, che vede al di là dell’ostilità prevalente, anche l’accettazione come parte della creazione di Dio.
Come riportano M. Izzi, A.H.Krappe e Ph. Walter, la figura di San Cristoforo sarebbe retaggio di culti pagani legati al moto astronomico di Sirio, stella appartenente alla costellazione del Cane Maggiore. La festa del santo, ad esempio, cade il 25 luglio e il riferimento astronomico riguarderebbe il periodo della “canicola”, quando Sirio stella della costellazione del Cane Maggiore aveva la sua levata eliaca, in cui cioè il sorgere e tramontare di Sirio coincidono con quelli del Sole.
Sfondo un’antica tradizione, inoltre, già nel 452 esisteva una chiesa dedicata al suo culto in Bitinia (l’attuale Turchia); un secolo dopo, un monastero a Taormina pare fosse a lui dedicato.
Nel Medioevo, invece, il culto di san Cristoforo era largamente diffuso prima in Oriente, poi, soprattutto a seguito della diffusione del monachesimo brasiliano nel Meridione, in Occidente.

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