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La Ciminiera n. 1 del 2017

Finalmente!
Con un po’ di ritardo, ecco la nuova Ciminiera targata 2017.

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Numero speciale, monografico, dedicato ai luoghi della paura, dalla foresta al cimitero, dall’ossario, alla metropolitana, per finire con la casa infestata.
Un po’ di brividi, insomma, sperando che aiutino nella calura estiva.
Alla prossima e buona lettura

Scarica qui la Ciminiera n. 1 (2017) o leggila su Calameo

AB URBE CONDITA ARTICULA PUNTATA 2: DEI DELLA GUERRA 2

La connessione con il mondo delle armi di Marte è testimoniata anche da un’altra leggenda che, anche se in modo indiretto, ci dice che gli scudi erano sacri al dio.
Narra infatti Livio che quando Tarquinio Prisco decise di “ristrutturare” il Campidoglio costruendovi sopra un vero e proprio tempio dedicato a Giove Ottimo Massimo, timoroso di non creare problemi fra la comunità e i suoi dei (era etrusco, del resto), prima di fare danni, decise di “importunare” gli dei che avevano un sacello, un recinto sacro, un’ara o quanto altro per chiedere loro se acconsentissero a spostarsi in altro sito per far posto al dio degli dei.
Tutti gli dei acconsentirono tranne Terminus, Juventus e Mars, che non vollero spostarsi.
Allora Tarquinio fece costruire il tempio rispettando i sacelli dei tre dei permalosi, ma, quasi per punirli, decise che questi dei sarebbero stati adorati in modo che nessuno potesse chiaramente riconoscerli.
Che successe al buon Marte?
Il dio non doveva avere un vero tempio (altrimenti si sarebbe parlato di “aedes”, che per i Romani individua un tempio coperto, sul modello greco, per intenderci), ma più probabilmente un sacello (ovvero un altare con copertura ma aperto sui lati) senza statua del dio. Probabilmente, come suggerisce Marcattili nel suo articolo Moles Martis, si trattava di un feticcio, cioè di un oggetto non antropomorfo che suggerisce una corrispondenza con il dio.
E’ molto probabile che questo feticcio fosse uno scudo, o meglio una catasta di scudi, ovviamente nemici, come suggerisce il fatto che i legionari romani depositano ai piedi del sacello gli scudi dei nemici sconfitti. Ma a questo si accennerà meglio, insieme al mito di Tarpa, in un prossimo numero della rivista associativa Odisseo.
I Salii in processione con gli scudi portati a spalla

Ma ritorniamo ai Salii.
Lo scudo non è l’unico elemento militare associato al padre di Romolo.
Nella Regia, infatti, erano conservate, fin dai tempi della Roma monarchica, le dodici lance consacrate a Marte, le hastae Martiae, usate negli stessi riti: si credeva che se queste avessero incominciato a vibrare, sarebbe accaduto qualcosa di terribile.
Secondo la leggenda, le aste vibrarono la notte del 14 marzo del 44 a. C. quando Giulio Cesare, che ricopriva la carica di Pontefice Massimo, venne ucciso nel Senato.
Al termine dei loro riti, riposte le sacre armi, i Salii banchettavano in un modo talmente opulento da essere divenuto proverbiale: lo cita anche Orazio nella sua famosissima ode sulla morte di Cleopatra, dal titolo significativo Nunc est bibendum (Odi, I, 37).
Anche l’elemento agricolo è molto antico nella sua attestazione.
Tre esempi: il Carmen Fratrum Arvale, la preghiera riportata da Catone (o Carmen Lustrale) e le “pietre buone”.
Il Carmen era in versi saturni. Si tratta di un inno rituale, redatto, nella versione pervenutaci, in un latino del VI –V secolo a.C. Era recitato durante le Ambarvalie, cerimonie religiose per i campi e, da quel che ci resta, possiamo dedurre che si trattasse di una preghiera rivolta ai Lari ed a Marte, affinché proteggessero gli uomini ed i raccolti. Così come accade per il Carmen Saliare, questa poesia era di difficile interpretazione già per i romani dell’età classica.
Alle Ambarvalie erano preposti i “Fratelli Arvali”, un collegio di (ancora una volta) dodici sacerdoti: essi avevano come insegne ghirlande di spighe e bende bianche; la loro funzione era quella di immolare gli animali rituali (si trattava dei suovetaurilia, ovvero il sacrificio di un montone (ovis), di un maiale (sus) e di un toro(taurus)) dopo averli portati per i campi, di fare libagioni in onore degli dei e poi di recitare il carme, accompagnandolo con danza.
Il nome del collegio è collegato alle parole arvum o aruum, la “terra lavorata”. Plinio il Vecchio ci dice che questo collegio fu fondato da Romolo stesso, e i primi “fratres” furono lui stesso e gli undici figli di Faustolo ed Acca Larenzia, il pastore e la moglie che accolsero ed allevarono Romolo e Remo.
Il culto più arcaico era rivolto alla dea Dia e a Marmar o Mavors, poi confluiti nelle figure di Cerere e Mars Pater. Se ne può dedurre che il legame con la terra e i campi di Marte sia molto integrato nella cultura romana delle origini.
Altro esempio: la preghiera di Catone.
Marco Porcio Catone senior, detto “il censore”, è stato un uomo politico e uno storico romano di età repubblicana. Conservatore di posizione politica e culturale, ha redatto un manuale di storia delle origini (purtroppo perduto) dal significativo titolo di “Origines” e un manuale di gestione del latifondo, dal significativo titolo di “De Agri Cultura“.
Nel suo libro (frag. 141, 2-3), Catone riporta una preghiera a Marte, in qualità di protettore dei campi, per chiedergli di difendere i propri campi da malattie e sciagure. Il carme, chiamato Carmen Lustrale, presenta elementi della lingua orale e una tendenza alla ripetizione che lo rende simile alla preghiera cristiana.
Eccolo di seguito.

« Mars pater te precor quaesoque
uti sies volens propitius
mihi domo familiaeque nostrae.
Quoius rei ergo
agrum terram fundumque meum
suovitaurilia circumagi iussi,
uti tu morbos visos invisosque
viduertatem vastitudinemque,
calamitates intemperiasque
prohibessis defendas averruncesque,
utiques tu fruges frumenta,
vineta virgultaque,
grandire beneque evenire siris,
pastores pecuaque
salva servassis,
duisque bonam salutem valetudinemque
mihi domo familiaeque nostrae:
harunce rerum ergo,
fundi terrae agrique mei lustrandi
lustrique faciendi ergo,
sicuti dixi,
macte hisce suovitaurilibus
lactentibus inmolandis esto. »
« O padre Marte
ti prego e scongiuro,
perché tu sia favorevole e propizio
a me alla casa e alla nostra famiglia.
E per questa grazia
intorno al mio campo, alla mia terra e al mio fondo
un porco, un montone e un toro ho fatto condurre
perché tu i mali visibili e invisibili
la sciagura e la devastazione
la calamità e le intemperie
impedisca, scacci e allontani,
e perché le messi, il grano,
i vigneti e i virgulti,
tu li lasci crescere bene e svilupparsi,
e i pastori e le greggi
li conservi sani e salvi,
e buona salute e prosperità tu dia
a me, alla mia casa e alla mia famiglia:
dunque, per queste cose,
per purificare il fondo, la terra e il mio campo,
per ottenere la purificazione,
come ho detto,
sii onorato con il sacrificio
di questo porco, di questo montone e di questo toro ancora lattonzoli.

E veniamo al terzo esempio.
Nel tempio di Marte a Porta Capena, inoltre, erano conservate le Lapides Manales, “le pietre buone” o “dei Mani”, protagoniste del rito dell’aquilicium o “invocazione della pioggia”: nei periodi di siccità venivano prelevate dal tempio e fatte rotolare nei campi per ottenere la pioggia
Questo rituale evidenzia in modo particolare il primordiale carattere “pluvio” e “fertilizzatore” di Marte, che porta la pioggia, fondamentale per l’economia, sostanzialmente agricola, della Roma arcaica, sia monarchica che, soprattutto, proto-repubblicana.

Bibliografia

Aigner Foresti L., 1993, Oggetti di profezia politica: gli ‘ancilia’ del ‘Collegium Saliorum’, in PROFEZIA, pp. 159-168.

Arata F.P., 2010, Osservazioni sulla topografia sacra dell’Arx Capitolina, in MEFRA,122, 2010, pp. 117-146

Borgna E., 1993, Ancile e arma ancilia. Osservazioni sullo scudo dei Salii, in Ostraka, 2, 1993, pp. 9-42

Carandini A., 1997, La nascita di Roma. Dèi, Lari, eroi e uomini all’alba di una civiltà, Torino 1997.

Marcattili F., 1989, Moles Martis, il turpe sepulcrum di Tarpea e la Luna dell’Arx, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, n. 1 (1987/88), Roma, L’Erma di Bretschneider, 1989, p. 7-31

Preller, Romysche Mitologie, citato in R. Del Ponte, Dei e miti italici – Archetipi e forme della sacralità romano-italica, ECIG, 3a ed. 1988
Williams G., Le origini della poesia a Roma in AAVV, La letteratura latina della Cambridge University, Milano, Mondadori, 1991.
Pontiggia G., Grandi M.C., Letteratura latina. Storia e testi, Milano, Principato, 1996.

Sitografia

http://deiuominimiti.blogspot.it/2014/05/scudi-mitici-secondo-intermezzo-lo.html

AB URBE CONDITA ARTICULA PUNTATA 1: DEI DELLA GUERRA

Agli studiosi di antichità romane sembrerà un luogo comune ma per molti, soprattutto se convinti che gli dei i romani li avessero preso dai greci cambiando i nomi per non far vedere di essere spudorati, la notizia sembrerà assurda pure è vera: i romani avevano un pantheon ampio, molto ampio (certo più di quello greco) e molto ma molto confuso.
Basta pensare al fatto che i Romani avevano ben 10 divinità collegate in qualche modo alla guerra:
Bellona, dea della guerra.
Giano, dio del passaggio dell’anno, le cui porte venivano aperte per dichiarare guerra.
Honos, dio della cavalleria, dell’onore e della giustizia militare.
Lua, dea delle armi a cui venivano sacrificati i soldati catturati in battaglia.
Marte, dio della guerra e dell’agricoltura, equivalente al greco Ares.
Minerva, dea della sapienza e della guerra, equivalente alla dea greca Atena.
Nerio (mitologia), dea guerriera e personificazione del coraggio.
Vica Pota, dea della vittoria.
Vittoria, personificazione della vittoria, equivalente alla greca Nike.
Virtus, spirito divino del coraggio e della forza militare.
Questa situazione, che potrà far credere ad una confusione, in chiaro contrasto con l’immagine, fredda ed ordinata del romano, è in realtà frutto del pragmatismo romano: ogni volta che i Romani evocavano una divinità avversaria, ad esempio, le offrivano un posto nel loro pantheon in cambio della fine della protezione della città rivale. In altre occasioni, soprattutto di grande crisi o di pericolo immane, si offriva un posto nel pantheon a divinità straniere per ingraziarsele e garantire maggiore protezione. Se proiettato nei nove secoli di guerre che hanno caratterizzato l’impero, stupisce che siano così pochi, gli dei della guerra.
Chiaramente, anche se tutti avevano un posto al calduccio, nei pensieri dei romani timorati degli dei, non tutti avevano lo stesso posto al sole. Alcune divinità avevano un posto d’onore (Marte aveva persino un tempio sul Campidoglio), di altre conosciamo appena la collocazione del sacello, di altre poco più di nomi e attributi.
Fra i più “raccomandati” fra gli dei c’è sicuramente Marte.

Statua di Marte nudo in un affresco di Pompei.
Statua di Marte nudo in un affresco di Pompei.

Divinità sia italica che prettamente romana, padre mitico del primo re di Roma Romolo, era dio guerriero ma anche divinità dell’agricoltura, soprattutto perché associato a fenomeni atmosferici come la tempesta e il fulmine. Assieme a Quirino e Giove, faceva parte della cosiddetta “Triade Capitolina arcaica”, che in seguito, su influsso della cultura etrusca, sarà invece costituita da Giove, Giunone e Minerva.
Il dio era non solo adorato a Roma, ma in tutta l’Italia centrale, per lo meno, come dimostrano i numerosi nomi che si ricollegano alla comune radice mar:
Marte era venerato con numerosi nomi sia dagli stessi latini, sia dagli altri popoli italici:
Mars
Marmar
Marmor
Mamers
Marpiter
Marspiter
Mavors (con quest’ultimo diffuso anche a Roma, tanto che si è pensato fosse la forma più arcaica del nome Mars)
Maris.

Gli antichi Sabini lo adoravano sotto l’effigie di una lancia chiamata “Quiris” da cui si racconta derivi il nome del dio Quirino, spesso identificato con Romolo.
Dunque dobbiamo ritenere che il padre del futuro primo re di Roma sia diventato dio della guerra come calco ellenistico del dio Ares, cui in parte somiglia? No, perché ai romani questo non poteva bastare.
Nell’iconografia tradizionale, Marte, come Ares, è rappresentato come un giovane aitante che indossa elmo e scudo e ha in mano una spada corta (il famoso gladium romano) o una lunga lancia (hasta). Tuttavia, nelle versioni più antiche e non ancora “grecizzate”, il dio è rappresentato con una lunga falce come un dio della coltivazione. Dunque i romani hanno “dirottato” un dio perché coincidesse con l’immagine di Ares?

Statua colossale di Marte:
Statua colossale di Marte: “Pirro” nei Musei capitolini a Roma. Fine del I secolo d.C.

No, perché l’associazione non è fatta a caso, ma si basa su un’associazione profonda: è vero che Marte è dio agricolo, ma, come rivelano le antiche leggende del periodo monarchico, è già dio degli eserciti vincitori, come dimostra il tempio sul Campidoglio, dove verosimilmente i legionari vittoriosi depositavano gli scudi degli avversari sconfitti.
Perché? Perché è anche il dio che difende la terra dagli aggressori e che protegge i contadini che difendono la loro terra. Dall’appezzamento di terra alla patria intera il passo è breve, dato che ogni civis romano è anche miles e agricola cioè soldato dell’esercito repubblicano (prima, perché poi, da Mario a seguire, nell’esercito si distingue fra milites, militari di ferma obbligatoria, e i soldati, ovvero i militari pagati con il solidus dal comandante) e piccolo proprietario terriero. A riprova dell’antichità dell’associazione Marte = guerra esiste la tradizione dei Salii, i sacerdoti di Marte.

Riproduzione di un ancile
Riproduzione di un ancile

I sacerdoti Salii,  riconoscibili dal resto del popolo per la loro tunica purpurea, il 1 marzo erano soliti percorrere in processione, cantando e percuotendo i 12 scudi sacri, varie zone di Roma, forse per “risvegliare l’animo bellico” della città. Era dunque una cerimonia di purificazione delle armi in vista dell’inaugurazione del periodo bellico, nel mese che dal dio della guerra Marte prendeva il nome. Non era infatti permesso prendere le armi o intentare qualunque guerra, anche giusta, prima della deposizione degli ancilia nel tempio (Tito Livio, Ad urbe condita, I, 20).
Secondo la legenda riportata da Ovidio (Ovidio, Fasti, III, 365 e sg, ma anche Plutarco, Numa, 13 Paul Fest., p. 117 L e Servio, Aen, VII, 188), durante una pestilenza, il re Numa Pompilio avrebbe supplicato gli dei perché allontanassero dalla città l’epidemia. Come segno della salvezza di Roma, sarebbe allora caduto dal cielo uno scudo: il prodigio sarebbe avvenuto proprio il primo di marzo.
Per preservare lo scudo da possibili tentativi di furto, Numa volle che se ne realizzassero 11 copie e custodi di tali oggetti divennero proprio i Salii.

Cavaliere salio da Palazzo Altemps
Cavaliere salio da Palazzo Altemps

Si narra però anche che la nascita dei Salii sarebbe molto più antica: ad istituire questo collegio sarebbe stato, molto prima della nascita di Roma, il re-dio Faunus, nipote di Marte, come primo culto iniziatico latino.

 Sitografia:

Pagina su Wikipedia dedicata al dio Marte
http://museoapr.it/il-1-marzo-nellantica-roma/

Bibliografia

Andrea Carandini. La nascita di Roma. Torino, Einaudi, 1997.

Renato Del Ponte. Dei e miti italici. Genova, ECIG, 1985.

Georges Dumézil. La religione romana arcaica. Milano, Rizzoli, 1977.

Jacqueline Champeux. La religione dei romani. Bologna, Il Mulino, 2002.

E’ online il numero 10 di Odisseo

E’ uscito il n. 10 della rivista di ricerca scientifica edita dal CSB “Odisseo”.
Questa è la cover del nuovo numero:

Odisseo


Questo è il sommario:
Editoriale di Raoul Elia: Dove eravamo rimasti? ……………..3
Adriano Gaspani: Tara………4
Roberto Murgano: Il Neolitico medio nel Mediterraneo…………27
Anna Tozzi Di Marco: Un’analisi comparativa della simbolica dell’acqua nell’universo funerario del Meridione italiano e della Città dei Morti del Cairo ………….38

La rivista è gratuitamente fruibile.
versione epub scaricabile qui
versione ibooks scaricabile qui
versione pdf scaricabile qui

Questo è il link alla versione online:
Odisseo 10

Buona lettura a tutti

Hanno detto di noi….. Settembre 06-1996

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L’articolo del presidente del CSB sui randagi a Catanzaro

Una lettera al Quotidiano del Presidente del centro studi Bruttium

Quella dei randagi è questione che investe la società civile

Dal Presidente del Centro Studi Bruttium, Pasquale Natali, Riceviamo e pubblichiamo:

 EGREGIO DIRETTORE,

abbiamo letto con interesse l’articolo apparso il 28 agosto riguardante il fenomeno del randagismo a Catanzaro e vogliamo esprimerle l’apprezzamento di questo Centro studi per avere avuto il coraggio di sollevare un problema sul quale la nostra città sembra volere stendere un velo di rassegnata indifferenza.
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Archivio storico C.S.B. Luglio 15 – 1997

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Martedì 15 luglio alle ore 17:00 nella sala delle riunioni del Centro Studi Bruttium a Catanzaro Lido, alla presenza di un numeroso e qualificato uditorio, si è svolto un incontro sulla cultura sinica avente a tema:
Il Libro e la Leggenda di
Lao – Tzu
Dio e Sapiente della Cina antica

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Hanno detto di noi….. Luglio 14_17_20 – 1997

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Il Giornale di Calabria – 14 luglio 1997
CINA ANTICA: UN CONVEGNO
DEL CENTRO STUDI BRUTTIUM

Martedì 15 luglio alle ore 17.00 nella sala delle riunione del Centro Studi Bruttium a Catanzaro Lido (località Giovino) si terrà un incontro sulla cultura sinica sul team: Il Libro e la leggenda di Lao-Tzu Dio e Sapiente della Cina antica.
La relazione sarà tenuta dal dott. Antonello Palumbo, stu­dioso e ricercatore della Facoltà Orientale di Napoli.
Il relatore esaminerà il Tao-Tè-Ching di Lao-Tzu, uno dei principali testi tradizionali dell’Estremo Oriente, contenente una particolare riformulazione dell’antica dottrina del Tao in termini metafisici e di presentazione di un ideale “Uomo reale”.
La lingua cinese essendo ideografica permette diverse interpretazioni e ciò vale ancora di più per il testo di Lao-Tz evi ­denziato dal carattere ellittico e spesso “ermetico” delle sue massime.

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Hanno detto di noi…. Ottobre 31 – 1997

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Da sinistra: Annalisa Carbonara, Vittorio Bari, Teresa Mezzatesta, Antonio Signorile, Rosa Penulli.

  “Momenti di…” Bruttium

NELL’AMBITO della manifestazione denominata “Momenti di…” organizzata dall’associazione culturale di volontariato, centro studi Bruttium, è pr evista alle 19, una, serata lirica di voci, pianoforte e danza, nei locali dello “Chalet Gagliardi” di Catanzaro lido. La manifestazione sarà curata dal soprano Seraflna Tuzzi, del conservatorio “Piccinni” di Bari e condotta dal maestro Giuseppe Mezzatesta. Saranno eseguiti brani di Mozart, Bizet, Verdi, Cherubini, Puccini, Offenbach, mentre gli intermezzi di danza saranno curati dall’associazione “stu­dio danza” di Catanzaro lido, diretti dal maestro Gyula Molnar. Il primo degli appuntamenti in tabellone, “il fumetto e il giovane”, ha avuto come epilogo una mostra di tavole di fumetto, eseguite dai vari artisti di Catanzaro e Girifalco. A chiusura di questa serie di incontri, il prossimo 5 novembre, nella sala riunioni del Centro studi Bruttium, avrà luogo un dibattito sul tema: “Criminologia e scrittura”.

Il Quotidiano venerdì 31 ottobre 1997

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Da sinistra: Serafina Tuzzi, Pasquale Natali. Rita Boccalone.

Serata lirica a Lido

Il Centro Studi Bruttium, Associazioni Culturale di Volontariato, nel­l’ambito della sua programmazione sociale denominata “Momenti di…” propone stasera alle ore 19 nei locali dello “Chalet Gagliardi” di Catanza­ro lido una serata lirica di voci, pianoforte e danza. La manifestazione curata dal soprano Serafna Tuzzi del Conservatorio “Píccinni” di Bari sa­rà condotta. dal Maestro Giuseppe Mezzatesta.
Si esibiranno i soprani Annalisa Carbonara di Barie Teresa Mezzatesta di Catanzaro, il mezzo soprano Rosa Penulli di Cosenza, il baritono Vitto­rio Bari e il basso Antonio Signorile di Bari. Saranno accompagnati dai pianisti Maria Tartaglia e Gaetano Rizzo di Catanzaro.
Saranno eseguiti brani di Mozart, Bizet, Vendi, Cherubini, Puccini, Of­fenbach, Musorgsky ecc. Intermezzi.di danza classica saranno a cura del­l’Associazione “Studio Danza” di Catanzaro Lido diretti dal Maestro Gyula Molnàr. Il primo di. questi incontri, “ll fumetto e il giovane” ha avuto come epilogo una mostra di tavole di fumetto eseguite dagli artisti: Tommaso Paone, Giuseppe Aiello, Alberto Giglio, Davide Lamanna, Da­niele Scarfone da Catanzaro, Pietro Costabile da Maida e Fabrizio Zap­pella Miraglia da Girifalco.
Chiuderà questa serie di incontri, il 5 novembre, nella sala riunioni del C.S.B., il dibattito “Criminologia e scrittura”, con la partecipazione del dott. Aldo Fiale e del grafologo dott. Giuseppe Cosco.

Il Giornale di Calabria – Venerdì 31 ottobre 1997

Archivio Stampa

Hanno detto di noi….. Giugno 28 -1996

In programma domani, organizzato dal Centro Studi Bruttium

 

Scacchi: primo torneo vivente

articolo Scacchi viventi Città di Catanzaro
Articolo relativo al Torneo di Scacchi viventi “Città di Catanzaro” – 28-06-1996

Il Centro Studi Bruttium, Associazione operante in Catanzaro, in collaborazione con il Comune di Catanzaro ‑ Assessorato al Tu­rismo ed alle Attività Economiche, nell’ambito delle manifestazio­ni “Estate 1996” ha in programma, per domani, 29 giugno, il primo “Torneo di scacchi vivente, Città di Catanzaro”.
Il torneo sarà animato dalle esibizioni di un gruppo di “sbandie­ratori” del Palio della città di Asti (manifestazione risalente al 1275) e del Centro di danza “Antigone” di Cropani.
La manifestazione osserverà il seguente programma:
nella mat­tinata, sfilata degli sbandieratori lungo il Corso Mazzini della città, da Piazza Matteotti a Piazza L. Rossi (Prefettura);
nel pomeriggio, con partenza alle ore 18, il corteo di tutti i partecipanti al torneo, dalla Piazza centrale del quartiere Lido, attraverso il lungomare, si porterà nella Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore, rispettando il seguente ordine: Gonfalone della Città di Catanzaro; gruppo di sbandieratori della Città di Asti; Gonfalone del Centro Studi Bruttium; tutti i figuranti del Torneo di Scacchi; i Re e le Regine; Capitano di Battaglia a cavallo con palafreniere; Cavalieri a caval­lo.
Nel piazzale antistante la Chiesa del Sacro Cuore il corteo avrà una breve sosta indi entrerà all’interno della chiesa per ricevere la benedizione da parte dell’autorità ecclesiastica.
Il corteo, poi, si porterà allo Stadio “Curto” dove, intorno alle ore 21, si svolgerà la vera e propria partita di scacchi che sarà gio­cata da due maestri all’uopo prescelti dalla Federazione Nazionale Scacchi per il tramite della Sezione Catanzarese del Circolo Unione. Prima e dopo la partita, il Centro Danza “Antigone” di Cropani, con la coreografia della rumena Silvia Surdu, eseguirà i saggi di musica classica e moderna.
Una volta occupato, da parte di tutti i figuranti, il proprio posto sulla scacchiera, su sollecitazione del Capitano di battaglia e pre­vio annuncio sonoro delle chiarine, il sindaco facente funzioni da­rà il via alla sfida
Il pubblico potrà seguire la partita, oltre che dal vivo, anche su un maxi schermo allestito all’interno del campo. I vestiti dei figu­ranti, su una libera interpretazione rinascimentale, sono stati creati e realizzati per l’occasione dal sig. Giuseppe Tramontano di Sor­rento.
L’ingresso allo stadio prevede un contributo simbolico il cui in­casso sarà interamente devoluto all’acquisto, su segnalazione della dott.ssa Chiara Cantafio, rappresentante ufficiale della Associazio­ne Sclerosi Multipla di Catanzaro, di attrezzature necessarie alle costituen­de sezioni catanzaresi dell’A.I.S.M. e del Gruppo Volontari “Help”.Il Giornale di Calabria

venerdì 28 giugno 1996

pag. 7

Archivio Stampa

 

Hanno detto di noi….. Luglio 03 – 1996

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Una partita di scacchi viventi per il via all’animazione estiva
“Medio Evo” nel quartiere di Lido
Una partita giocata da due maestri federali

SI É SVOLTO sabato sera, come da programma, il primo Torneo di scacchi viventi organizzato dal Centro studi Bruttium di Catanzaro lido. La suggestiva manifestazione, che ha visto la partecipazione di un nutrito numero di figuranti, abbigliati con abiti di stampo rinascimentale particolarmente curati si é svolta allo stadio “Curto”, in località Casciolino. L’organizzazione di questa iniziativa é stata perfetta, ma il pubblico che vi ha preso parte é risultato poco numeroso, forse a causa di un serata troppo ventilata e non proprio estiva, e per una promozione non adeguata all’evento. La partita si é protratta per circa quarantacinque minuti, ed é stata disputata da due maestri prescelti dalla Federazione Nazionale Scacchi. Si é trattato del rifacimento di una contesa memorabile per gli scacchisti dal “palato fine”, che ha entusiasmato i pochi intenditori presenti. Hanno allietato la serata gli allievi del Centro danza “Agape” di Cropani che si sono esibiti in diverse coreografie curate dalla rumena Silvia Surdu, e gli sbandieratori della città di Asti, la cui tradizione risale al 1275. In conclusione, ha preso la parola l’assessore al Turismo e dalle Attività Economiche della città, che ha ribadito l’importanza di queste attività promosse da associazioni culturali e utili per il rilancio del turismo catanzarese. La dottoressa Chiara Cantafio invece, presidentessa provinciale dell’Aism, è intervenuta per ringraziare il pubblico presente, il cui contributo sarà impiegato per l’acquisto di materiale indispensabile all’opera di volontariato.
DAVIDE LAMANNA

Il Quotidiano
mercoledì 3 luglio 1996
pag. 12

Archivio Stampa