Archivi categoria: archeologia

E sono 9: Ecco la nuova Ciminiera online, gente

Copertina del n. 9 2020 de la Ciminiera
Copertina del n. 9 2020 de la Ciminiera

L’estate sta finendo, recitava la ormai dimenticata canzone dei Righeira, ma niente lacrime: puntuale come non mai, ecco che esce il nuovo numero della rivista “la Ciminiera – ieri, oggi e domani”.
In sommario, nel n. 9:
1) SETTEMBRE, IL MESE DELLA TRIADE CAPITOLINA di Daniele Mancini p. 04
2) Di alfabeti universali, profezie da fine del mondo, informatica e altre quisquilie di cultura (?) generale di Raoul Elia p. 06
3) Reati Sessuali nell’Ecloga di Leone III di Gabriele Campagnano Zweilawyer p. 13
4) Il vero uomo d’acciaio era italiano (o no?) di Raoul Elia p. 18
5) La Madonna di Loreto di Greta Fogliani p. 21
6) IL MUSEO EGIZIO DEL CAIRO di Daniele Mancini p. 24
7) STORIA DI UN AFFORCATO SUICIDA E DI UN PADRE PARRICIDA PER AMORE di Angelo Di Lieto p. 37

Hanno scritto per noi in questo numero:
Angelo Di Lieto, Raoul Elia, Gabriele Campagnano Zweilawyer, Greta Fogliani, Daniele Mancini,

Si può scaricare la rivista ai seguenti links:

Ciminiera n. 9
MEGA,
GOOGLE DRIVE
o ISSUU

oppure leggerla qui sotto

Buona lettura e buone vacanze a tutti!

Doppio numero estivo de La Ciminiera

Copertina del n. 7  2020 de la Ciminiera
Copertina del n. 7 2020 de la Ciminiera

L’estate avanza ed ecco che esce il nuovo numero de la Ciminiera. Anzi, siccome rispettiamo le tradizioni popolari, anche quella che dice “Agosto, moglie mia non ti conosco”, doppio numero della rivista associativa in uscita. 2 numeri al posto di 1:il settimo e l’ottavo numero del venticinquesimo anno della rivista “la Ciminiera – ieri, oggi e domani” sono online in contemporanea.
In sommario, nel n. 7:
1) Luglio romano di Daniele Mancini
2) La Calabria e la Sila, ai tempi della “Spagnola” salvarono il fratello maggiore del regista Vittorio de Seta di Francesca Ferraro
3) La Fisica dei Supereroi: run, Flash, run di Raoul Elia
4) Nevio Pompuledio, il re guerriero di Daniele Mancini
5) Strumenti di Tortura e Inquisizione: I Falsi in cui Avete Sempre Creduto di Gabriele Campagnano
6) Giovanna d’Aragona e la Torre dello Ziro di Angelo Di Lieto
7) Antonio Centelles ed Enrichetta Ruffo di Calabria di Angelo Di Lieto

Hanno scritto per noi in questo numero:
Angelo Di Lieto, Raoul Elia, Gabriele Campagnano, Greta Fogliani, Daniele Mancini,

Copertina del n. 8  2020 de la Ciminiera
Copertina del n. 8 2020 de la Ciminiera

In sommario, nel n. 8:

1) CHI È “BRUTTO, SPORCO E CATTIVO” ?,
2) Agosto, il mese di Augusto di Daniele Mancini
3) L’incantesimo di Circe di Greta Fogliani,
4) Il brigante Re Marcone e la moglie Giuditta di Angelo Di Lieto
5) Sesso nel Medioevo: il X Secolo di Gabriele Campagnano
6) Il papiro della moglie di Gesù di Raoul Elia
7) LA TORRE DI MONTELEONE E DIANA RECCO di Angelo Di Lieto
8) ALLO STUDIO OSTRAKA DELL’VIII SEC. A.C. DA SAMARIA, ISRAELE, di Daniele Mancini
9) Melqart, il dio di Annibale di Greta Fogliani

Hanno scritto per noi in questo numero:
Angelo Di Lieto, Raoul Elia, Gabriele Campagnano, Greta Fogliani, Daniele Mancini,

Si possono scaricare le due riviste ai seguenti link

Ciminiera n. 7
MEGA, GOOGLE DRIVE o ISSUU

oppure leggerla qui sotto

Ciminiera n. 8
MEGA, GOOGLE DRIVE o ISSUU

oppure leggerla qui sotto

Buona lettura e buone vacanze a tutti!

Osiride, il pilastro degli dei

Recensione del volume Osiride, il pilastro degli dei” di Roberto Murgano

Ancora un libro sull’origine della monarchia egiziana predinastica o sulla datazione della Sfinge e delle piramidi? Di nuovo si parlerà di noiosissime elucubrazioni su comunità neolitiche dimenticate dal tempo o di fantasiose e “creative” ricostruzioni dell’origine dell’Egitto dinastico legate alla perduta Atlantide o agli Annunaki o a qualcosa del genere.
Cosa potrà mai interessare ai lettori smaliziati da Peter Kolosimo e Zacharia Sitchin di una nuova ipotesi fantascientifica sulle Piramidi o di una teoria fondata sull’analisi minuziosa e bizantina dei (pochi) papiri sopravvissuti o delle ancor meno rilevanze archeologiche?
Eppure analizzare, comprendere, anche solo ripercorrere le origini di una civiltà che, come e forse più di quelle di Göbekli Tepe, di Catal Höyük, di Al Ubaid e sumera, è all’origine della civiltà umana non può non essere un’azione importante e degna di nota. E non può non esservi una via di mezzo, fra le ipotesi extraterrestri, atlantidee e compagnia varia e i severi bizantinismi di molti ricercatori accademici, una via che sappia ri-costruire il percorso delle origini degli antichi Egizi senza ricorrere a fantasie non provate ma senza farsi imbrigliare da ricostruzioni meno fantasiose, certo, ma costruite a tavolino e che, soprattutto, non consentono di spiegare tutti i dati a disposizione.
Magari un’ipotesi che utilizzi le nuove tecnologie, l’analisi satellitare, la ricostruzione archeoastronomica della volta celeste e la grafica 3D, che permette di ricostruire visioni del passato con un’accuratezza e profondità mai viste.
Beh, adesso una teoria del genere c’è.
Ed è quella proposta dall’archeologo calabrese Roberto Murgano il quale, nel suo nuovo saggio, dal titolo Osiride – Il pilastro degli dei, partendo dai punti di debolezza delle teorie accademiche, cerca di ricostruire non solo, come fanno molti, le competenze tecniche e la loro origine, ma anche la filosofia, la religione, il senso di comunità che soggiacevano ad un’impresa così grandiosa ed epica come la costruzione del complesso architettonico della Piana di Giza.

Continua la lettura di Osiride, il pilastro degli dei

E’ uscito Odisseo n. 12

Ben ritrovati.
E’ appena uscito il nuovo numero di “Odisseo, il viaggio, la ricerca”, la rivista di ricerca scientifica edita dal Centro Studi Bruttium e giunta ormai al suo sesto anno di vita, con il n. 12.

View post on imgur.com

Il numero che vi apprestate a leggere è in realtà una monografia, dedicata all’identità dei Romani e di Roma antica, un lungo excursus che attraverso l’urbanistica, l’architettura, la storia, l’antropologia, la letteratura cerca di dare un quadro di insieme su come i Romani si vedevano e, soprattutto, volevano farsi vedere.

La rivista può essere scaricata a questo indirizzo
Oppure può essere letta online nel box che segue

Odisseo n. 11 è arrivato!

Ben ritrovati.
E’ appena uscito il nuovo numero di “Odisseo, il viaggio, la ricerca”, la rivista di ricerca scientifica edita dal Centro Studi Bruttium e giunta ormai al n. 11.
In questo numero, due articoli di Raoul Elia affrontano due aspetti particolarmente ostici e poco conosciuti della tradizione romana, ovvero il mito di Tarpea e la precisione degli Argei.

La rivista può essere scaricata a questo indirizzo
Oppure può essere letta online nel box che segue

Buona lettura

AB URBE CONDITA ARTICULA PUNTATA 1: DEI DELLA GUERRA

Agli studiosi di antichità romane sembrerà un luogo comune ma per molti, soprattutto se convinti che gli dei i romani li avessero preso dai greci cambiando i nomi per non far vedere di essere spudorati, la notizia sembrerà assurda pure è vera: i romani avevano un pantheon ampio, molto ampio (certo più di quello greco) e molto ma molto confuso.
Basta pensare al fatto che i Romani avevano ben 10 divinità collegate in qualche modo alla guerra:
Bellona, dea della guerra.
Giano, dio del passaggio dell’anno, le cui porte venivano aperte per dichiarare guerra.
Honos, dio della cavalleria, dell’onore e della giustizia militare.
Lua, dea delle armi a cui venivano sacrificati i soldati catturati in battaglia.
Marte, dio della guerra e dell’agricoltura, equivalente al greco Ares.
Minerva, dea della sapienza e della guerra, equivalente alla dea greca Atena.
Nerio (mitologia), dea guerriera e personificazione del coraggio.
Vica Pota, dea della vittoria.
Vittoria, personificazione della vittoria, equivalente alla greca Nike.
Virtus, spirito divino del coraggio e della forza militare.
Questa situazione, che potrà far credere ad una confusione, in chiaro contrasto con l’immagine, fredda ed ordinata del romano, è in realtà frutto del pragmatismo romano: ogni volta che i Romani evocavano una divinità avversaria, ad esempio, le offrivano un posto nel loro pantheon in cambio della fine della protezione della città rivale. In altre occasioni, soprattutto di grande crisi o di pericolo immane, si offriva un posto nel pantheon a divinità straniere per ingraziarsele e garantire maggiore protezione. Se proiettato nei nove secoli di guerre che hanno caratterizzato l’impero, stupisce che siano così pochi, gli dei della guerra.
Chiaramente, anche se tutti avevano un posto al calduccio, nei pensieri dei romani timorati degli dei, non tutti avevano lo stesso posto al sole. Alcune divinità avevano un posto d’onore (Marte aveva persino un tempio sul Campidoglio), di altre conosciamo appena la collocazione del sacello, di altre poco più di nomi e attributi.
Fra i più “raccomandati” fra gli dei c’è sicuramente Marte.

Statua di Marte nudo in un affresco di Pompei.
Statua di Marte nudo in un affresco di Pompei.

Divinità sia italica che prettamente romana, padre mitico del primo re di Roma Romolo, era dio guerriero ma anche divinità dell’agricoltura, soprattutto perché associato a fenomeni atmosferici come la tempesta e il fulmine. Assieme a Quirino e Giove, faceva parte della cosiddetta “Triade Capitolina arcaica”, che in seguito, su influsso della cultura etrusca, sarà invece costituita da Giove, Giunone e Minerva.
Il dio era non solo adorato a Roma, ma in tutta l’Italia centrale, per lo meno, come dimostrano i numerosi nomi che si ricollegano alla comune radice mar:
Marte era venerato con numerosi nomi sia dagli stessi latini, sia dagli altri popoli italici:
Mars
Marmar
Marmor
Mamers
Marpiter
Marspiter
Mavors (con quest’ultimo diffuso anche a Roma, tanto che si è pensato fosse la forma più arcaica del nome Mars)
Maris.

Gli antichi Sabini lo adoravano sotto l’effigie di una lancia chiamata “Quiris” da cui si racconta derivi il nome del dio Quirino, spesso identificato con Romolo.
Dunque dobbiamo ritenere che il padre del futuro primo re di Roma sia diventato dio della guerra come calco ellenistico del dio Ares, cui in parte somiglia? No, perché ai romani questo non poteva bastare.
Nell’iconografia tradizionale, Marte, come Ares, è rappresentato come un giovane aitante che indossa elmo e scudo e ha in mano una spada corta (il famoso gladium romano) o una lunga lancia (hasta). Tuttavia, nelle versioni più antiche e non ancora “grecizzate”, il dio è rappresentato con una lunga falce come un dio della coltivazione. Dunque i romani hanno “dirottato” un dio perché coincidesse con l’immagine di Ares?

Statua colossale di Marte:
Statua colossale di Marte: “Pirro” nei Musei capitolini a Roma. Fine del I secolo d.C.

No, perché l’associazione non è fatta a caso, ma si basa su un’associazione profonda: è vero che Marte è dio agricolo, ma, come rivelano le antiche leggende del periodo monarchico, è già dio degli eserciti vincitori, come dimostra il tempio sul Campidoglio, dove verosimilmente i legionari vittoriosi depositavano gli scudi degli avversari sconfitti.
Perché? Perché è anche il dio che difende la terra dagli aggressori e che protegge i contadini che difendono la loro terra. Dall’appezzamento di terra alla patria intera il passo è breve, dato che ogni civis romano è anche miles e agricola cioè soldato dell’esercito repubblicano (prima, perché poi, da Mario a seguire, nell’esercito si distingue fra milites, militari di ferma obbligatoria, e i soldati, ovvero i militari pagati con il solidus dal comandante) e piccolo proprietario terriero. A riprova dell’antichità dell’associazione Marte = guerra esiste la tradizione dei Salii, i sacerdoti di Marte.

Riproduzione di un ancile
Riproduzione di un ancile

I sacerdoti Salii,  riconoscibili dal resto del popolo per la loro tunica purpurea, il 1 marzo erano soliti percorrere in processione, cantando e percuotendo i 12 scudi sacri, varie zone di Roma, forse per “risvegliare l’animo bellico” della città. Era dunque una cerimonia di purificazione delle armi in vista dell’inaugurazione del periodo bellico, nel mese che dal dio della guerra Marte prendeva il nome. Non era infatti permesso prendere le armi o intentare qualunque guerra, anche giusta, prima della deposizione degli ancilia nel tempio (Tito Livio, Ad urbe condita, I, 20).
Secondo la legenda riportata da Ovidio (Ovidio, Fasti, III, 365 e sg, ma anche Plutarco, Numa, 13 Paul Fest., p. 117 L e Servio, Aen, VII, 188), durante una pestilenza, il re Numa Pompilio avrebbe supplicato gli dei perché allontanassero dalla città l’epidemia. Come segno della salvezza di Roma, sarebbe allora caduto dal cielo uno scudo: il prodigio sarebbe avvenuto proprio il primo di marzo.
Per preservare lo scudo da possibili tentativi di furto, Numa volle che se ne realizzassero 11 copie e custodi di tali oggetti divennero proprio i Salii.

Cavaliere salio da Palazzo Altemps
Cavaliere salio da Palazzo Altemps

Si narra però anche che la nascita dei Salii sarebbe molto più antica: ad istituire questo collegio sarebbe stato, molto prima della nascita di Roma, il re-dio Faunus, nipote di Marte, come primo culto iniziatico latino.

 Sitografia:

Pagina su Wikipedia dedicata al dio Marte
http://museoapr.it/il-1-marzo-nellantica-roma/

Bibliografia

Andrea Carandini. La nascita di Roma. Torino, Einaudi, 1997.

Renato Del Ponte. Dei e miti italici. Genova, ECIG, 1985.

Georges Dumézil. La religione romana arcaica. Milano, Rizzoli, 1977.

Jacqueline Champeux. La religione dei romani. Bologna, Il Mulino, 2002.

E’ online il numero 10 di Odisseo

E’ uscito il n. 10 della rivista di ricerca scientifica edita dal CSB “Odisseo”.
Questa è la cover del nuovo numero:

Odisseo


Questo è il sommario:
Editoriale di Raoul Elia: Dove eravamo rimasti? ……………..3
Adriano Gaspani: Tara………4
Roberto Murgano: Il Neolitico medio nel Mediterraneo…………27
Anna Tozzi Di Marco: Un’analisi comparativa della simbolica dell’acqua nell’universo funerario del Meridione italiano e della Città dei Morti del Cairo ………….38

La rivista è gratuitamente fruibile.
versione epub scaricabile qui
versione ibooks scaricabile qui
versione pdf scaricabile qui

Questo è il link alla versione online:
Odisseo 10

Buona lettura a tutti

ArcheoNews: un tunnel sotto Palenque

La piramide conosciuta come il Tempio delle Iscrizioni a Palenque
La piramide conosciuta come il Tempio delle Iscrizioni a Palenque
Nel sito Maya di Palenque, in Messico, scavi archeologici recentissimi hanno portato alla luce, è il caso di dirlo, un canale d’acqua sotterraneo costruito sotto il Tempio delle Iscrizioni, il monumento funebre che ospita l’antico re maya Pacal.
Secondo l’archeologo Arnoldo Gonzalez, scopritore del tunnel, la tomba e la piramide sarebbero state costruite di proposito sopra una fonte d’acqua, in un periodo tra il 683 e il 702 d.C. Il tunnel porta acqua da sotto la camera funeraria fino all’ampia spianata davanti al tempio. L’idea è che indichi al re morto Pacal (Pakal K’inich Janaab’, conosciuto anche come Pacal il Grande o semplicemente Pakal, è stato il più celebre re maya di Palenque) un cammino verso il mondo ultraterreno.
Maschera funeraria del re maya Pacal. Fonte: Wikipedia
Maschera funeraria del re maya Pacal. Fonte: Wikipedia

Lo scavo e il tunnel
Lo scavo e il tunnel

Il tunnel, che si collega a un altro, è realizzato interamente in pietra e misura circa 60 cm sia di larghezza che di altezza.
Il direttore del settore archeologia dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH), Pedro Sanchez Nava, dice che la teoria di Gonzalez ha senso, alla luce delle scoperte effettuate presso altri siti precolombiani, come a Teotihuacan, dove era stato rinvenuto un altro tunnel d’acqua.
«In entrambi i casi era presente una corrente d’acqua», dice Sanchez Nava. «C’è un significato allegorico per l’acqua… dove il ciclo della vita comincia e finisce».
Lo scavo è cominciato nel 2012, quando i ricercatori si erano interessati alle anomalie sotterranee, rilevate grazie a strumenti di rilevazione come il georadar, sotto l’area di fronte ai gradini della piramide. Scavando in un punto hanno scoperto tre strati di pietra accuratamente disposti sopra il tunnel.
Gonzalez dice che lo stesso tipo di copertura a tre strati era stato trovato nel pavimento della tomba di Pacal, dentro la piramide.
Alzato del tempio e del canale
Alzato del tempio e del canale
Alzato del canale
Alzato del canale

Nota: Le immagini dell’articolo, ove non indicato diversamente, sono di fonte INAH, che si ringrazia.
Il tunnel
Il tunnel

Archivio storico C.S.B. Luglio 15 – 1997

New

Martedì 15 luglio alle ore 17:00 nella sala delle riunioni del Centro Studi Bruttium a Catanzaro Lido, alla presenza di un numeroso e qualificato uditorio, si è svolto un incontro sulla cultura sinica avente a tema:
Il Libro e la Leggenda di
Lao – Tzu
Dio e Sapiente della Cina antica

Continua la lettura di Archivio storico C.S.B. Luglio 15 – 1997