Archivi categoria: archeologia

Odisseo n. 11 è arrivato!

Ben ritrovati.
E’ appena uscito il nuovo numero di “Odisseo, il viaggio, la ricerca”, la rivista di ricerca scientifica edita dal Centro Studi Bruttium e giunta ormai al n. 11.
In questo numero, due articoli di Raoul Elia affrontano due aspetti particolarmente ostici e poco conosciuti della tradizione romana, ovvero il mito di Tarpea e la precisione degli Argei.

La rivista può essere scaricata a questo indirizzo
Oppure può essere letta online nel box che segue

Buona lettura

AB URBE CONDITA ARTICULA PUNTATA 1: DEI DELLA GUERRA

Agli studiosi di antichità romane sembrerà un luogo comune ma per molti, soprattutto se convinti che gli dei i romani li avessero preso dai greci cambiando i nomi per non far vedere di essere spudorati, la notizia sembrerà assurda pure è vera: i romani avevano un pantheon ampio, molto ampio (certo più di quello greco) e molto ma molto confuso.
Basta pensare al fatto che i Romani avevano ben 10 divinità collegate in qualche modo alla guerra:
Bellona, dea della guerra.
Giano, dio del passaggio dell’anno, le cui porte venivano aperte per dichiarare guerra.
Honos, dio della cavalleria, dell’onore e della giustizia militare.
Lua, dea delle armi a cui venivano sacrificati i soldati catturati in battaglia.
Marte, dio della guerra e dell’agricoltura, equivalente al greco Ares.
Minerva, dea della sapienza e della guerra, equivalente alla dea greca Atena.
Nerio (mitologia), dea guerriera e personificazione del coraggio.
Vica Pota, dea della vittoria.
Vittoria, personificazione della vittoria, equivalente alla greca Nike.
Virtus, spirito divino del coraggio e della forza militare.
Questa situazione, che potrà far credere ad una confusione, in chiaro contrasto con l’immagine, fredda ed ordinata del romano, è in realtà frutto del pragmatismo romano: ogni volta che i Romani evocavano una divinità avversaria, ad esempio, le offrivano un posto nel loro pantheon in cambio della fine della protezione della città rivale. In altre occasioni, soprattutto di grande crisi o di pericolo immane, si offriva un posto nel pantheon a divinità straniere per ingraziarsele e garantire maggiore protezione. Se proiettato nei nove secoli di guerre che hanno caratterizzato l’impero, stupisce che siano così pochi, gli dei della guerra.
Chiaramente, anche se tutti avevano un posto al calduccio, nei pensieri dei romani timorati degli dei, non tutti avevano lo stesso posto al sole. Alcune divinità avevano un posto d’onore (Marte aveva persino un tempio sul Campidoglio), di altre conosciamo appena la collocazione del sacello, di altre poco più di nomi e attributi.
Fra i più “raccomandati” fra gli dei c’è sicuramente Marte.

Statua di Marte nudo in un affresco di Pompei.
Statua di Marte nudo in un affresco di Pompei.

Divinità sia italica che prettamente romana, padre mitico del primo re di Roma Romolo, era dio guerriero ma anche divinità dell’agricoltura, soprattutto perché associato a fenomeni atmosferici come la tempesta e il fulmine. Assieme a Quirino e Giove, faceva parte della cosiddetta “Triade Capitolina arcaica”, che in seguito, su influsso della cultura etrusca, sarà invece costituita da Giove, Giunone e Minerva.
Il dio era non solo adorato a Roma, ma in tutta l’Italia centrale, per lo meno, come dimostrano i numerosi nomi che si ricollegano alla comune radice mar:
Marte era venerato con numerosi nomi sia dagli stessi latini, sia dagli altri popoli italici:
Mars
Marmar
Marmor
Mamers
Marpiter
Marspiter
Mavors (con quest’ultimo diffuso anche a Roma, tanto che si è pensato fosse la forma più arcaica del nome Mars)
Maris.

Gli antichi Sabini lo adoravano sotto l’effigie di una lancia chiamata “Quiris” da cui si racconta derivi il nome del dio Quirino, spesso identificato con Romolo.
Dunque dobbiamo ritenere che il padre del futuro primo re di Roma sia diventato dio della guerra come calco ellenistico del dio Ares, cui in parte somiglia? No, perché ai romani questo non poteva bastare.
Nell’iconografia tradizionale, Marte, come Ares, è rappresentato come un giovane aitante che indossa elmo e scudo e ha in mano una spada corta (il famoso gladium romano) o una lunga lancia (hasta). Tuttavia, nelle versioni più antiche e non ancora “grecizzate”, il dio è rappresentato con una lunga falce come un dio della coltivazione. Dunque i romani hanno “dirottato” un dio perché coincidesse con l’immagine di Ares?

Statua colossale di Marte:
Statua colossale di Marte: “Pirro” nei Musei capitolini a Roma. Fine del I secolo d.C.

No, perché l’associazione non è fatta a caso, ma si basa su un’associazione profonda: è vero che Marte è dio agricolo, ma, come rivelano le antiche leggende del periodo monarchico, è già dio degli eserciti vincitori, come dimostra il tempio sul Campidoglio, dove verosimilmente i legionari vittoriosi depositavano gli scudi degli avversari sconfitti.
Perché? Perché è anche il dio che difende la terra dagli aggressori e che protegge i contadini che difendono la loro terra. Dall’appezzamento di terra alla patria intera il passo è breve, dato che ogni civis romano è anche miles e agricola cioè soldato dell’esercito repubblicano (prima, perché poi, da Mario a seguire, nell’esercito si distingue fra milites, militari di ferma obbligatoria, e i soldati, ovvero i militari pagati con il solidus dal comandante) e piccolo proprietario terriero. A riprova dell’antichità dell’associazione Marte = guerra esiste la tradizione dei Salii, i sacerdoti di Marte.

Riproduzione di un ancile
Riproduzione di un ancile

I sacerdoti Salii,  riconoscibili dal resto del popolo per la loro tunica purpurea, il 1 marzo erano soliti percorrere in processione, cantando e percuotendo i 12 scudi sacri, varie zone di Roma, forse per “risvegliare l’animo bellico” della città. Era dunque una cerimonia di purificazione delle armi in vista dell’inaugurazione del periodo bellico, nel mese che dal dio della guerra Marte prendeva il nome. Non era infatti permesso prendere le armi o intentare qualunque guerra, anche giusta, prima della deposizione degli ancilia nel tempio (Tito Livio, Ad urbe condita, I, 20).
Secondo la legenda riportata da Ovidio (Ovidio, Fasti, III, 365 e sg, ma anche Plutarco, Numa, 13 Paul Fest., p. 117 L e Servio, Aen, VII, 188), durante una pestilenza, il re Numa Pompilio avrebbe supplicato gli dei perché allontanassero dalla città l’epidemia. Come segno della salvezza di Roma, sarebbe allora caduto dal cielo uno scudo: il prodigio sarebbe avvenuto proprio il primo di marzo.
Per preservare lo scudo da possibili tentativi di furto, Numa volle che se ne realizzassero 11 copie e custodi di tali oggetti divennero proprio i Salii.

Cavaliere salio da Palazzo Altemps
Cavaliere salio da Palazzo Altemps

Si narra però anche che la nascita dei Salii sarebbe molto più antica: ad istituire questo collegio sarebbe stato, molto prima della nascita di Roma, il re-dio Faunus, nipote di Marte, come primo culto iniziatico latino.

 Sitografia:

Pagina su Wikipedia dedicata al dio Marte
http://museoapr.it/il-1-marzo-nellantica-roma/

Bibliografia

Andrea Carandini. La nascita di Roma. Torino, Einaudi, 1997.

Renato Del Ponte. Dei e miti italici. Genova, ECIG, 1985.

Georges Dumézil. La religione romana arcaica. Milano, Rizzoli, 1977.

Jacqueline Champeux. La religione dei romani. Bologna, Il Mulino, 2002.

E’ online il numero 10 di Odisseo

E’ uscito il n. 10 della rivista di ricerca scientifica edita dal CSB “Odisseo”.
Questa è la cover del nuovo numero:

Odisseo


Questo è il sommario:
Editoriale di Raoul Elia: Dove eravamo rimasti? ……………..3
Adriano Gaspani: Tara………4
Roberto Murgano: Il Neolitico medio nel Mediterraneo…………27
Anna Tozzi Di Marco: Un’analisi comparativa della simbolica dell’acqua nell’universo funerario del Meridione italiano e della Città dei Morti del Cairo ………….38

La rivista è gratuitamente fruibile.
versione epub scaricabile qui
versione ibooks scaricabile qui
versione pdf scaricabile qui

Questo è il link alla versione online:
Odisseo 10

Buona lettura a tutti

ArcheoNews: un tunnel sotto Palenque

La piramide conosciuta come il Tempio delle Iscrizioni a Palenque
La piramide conosciuta come il Tempio delle Iscrizioni a Palenque
Nel sito Maya di Palenque, in Messico, scavi archeologici recentissimi hanno portato alla luce, è il caso di dirlo, un canale d’acqua sotterraneo costruito sotto il Tempio delle Iscrizioni, il monumento funebre che ospita l’antico re maya Pacal.
Secondo l’archeologo Arnoldo Gonzalez, scopritore del tunnel, la tomba e la piramide sarebbero state costruite di proposito sopra una fonte d’acqua, in un periodo tra il 683 e il 702 d.C. Il tunnel porta acqua da sotto la camera funeraria fino all’ampia spianata davanti al tempio. L’idea è che indichi al re morto Pacal (Pakal K’inich Janaab’, conosciuto anche come Pacal il Grande o semplicemente Pakal, è stato il più celebre re maya di Palenque) un cammino verso il mondo ultraterreno.
Maschera funeraria del re maya Pacal. Fonte: Wikipedia
Maschera funeraria del re maya Pacal. Fonte: Wikipedia

Lo scavo e il tunnel
Lo scavo e il tunnel

Il tunnel, che si collega a un altro, è realizzato interamente in pietra e misura circa 60 cm sia di larghezza che di altezza.
Il direttore del settore archeologia dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH), Pedro Sanchez Nava, dice che la teoria di Gonzalez ha senso, alla luce delle scoperte effettuate presso altri siti precolombiani, come a Teotihuacan, dove era stato rinvenuto un altro tunnel d’acqua.
«In entrambi i casi era presente una corrente d’acqua», dice Sanchez Nava. «C’è un significato allegorico per l’acqua… dove il ciclo della vita comincia e finisce».
Lo scavo è cominciato nel 2012, quando i ricercatori si erano interessati alle anomalie sotterranee, rilevate grazie a strumenti di rilevazione come il georadar, sotto l’area di fronte ai gradini della piramide. Scavando in un punto hanno scoperto tre strati di pietra accuratamente disposti sopra il tunnel.
Gonzalez dice che lo stesso tipo di copertura a tre strati era stato trovato nel pavimento della tomba di Pacal, dentro la piramide.
Alzato del tempio e del canale
Alzato del tempio e del canale
Alzato del canale
Alzato del canale

Nota: Le immagini dell’articolo, ove non indicato diversamente, sono di fonte INAH, che si ringrazia.
Il tunnel
Il tunnel

Archivio storico C.S.B. Luglio 15 – 1997

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Martedì 15 luglio alle ore 17:00 nella sala delle riunioni del Centro Studi Bruttium a Catanzaro Lido, alla presenza di un numeroso e qualificato uditorio, si è svolto un incontro sulla cultura sinica avente a tema:
Il Libro e la Leggenda di
Lao – Tzu
Dio e Sapiente della Cina antica

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Hanno detto di noi….. Luglio 14_17_20 – 1997

GdiC_14luglio97 lao

Il Giornale di Calabria – 14 luglio 1997
CINA ANTICA: UN CONVEGNO
DEL CENTRO STUDI BRUTTIUM

Martedì 15 luglio alle ore 17.00 nella sala delle riunione del Centro Studi Bruttium a Catanzaro Lido (località Giovino) si terrà un incontro sulla cultura sinica sul team: Il Libro e la leggenda di Lao-Tzu Dio e Sapiente della Cina antica.
La relazione sarà tenuta dal dott. Antonello Palumbo, stu­dioso e ricercatore della Facoltà Orientale di Napoli.
Il relatore esaminerà il Tao-Tè-Ching di Lao-Tzu, uno dei principali testi tradizionali dell’Estremo Oriente, contenente una particolare riformulazione dell’antica dottrina del Tao in termini metafisici e di presentazione di un ideale “Uomo reale”.
La lingua cinese essendo ideografica permette diverse interpretazioni e ciò vale ancora di più per il testo di Lao-Tz evi ­denziato dal carattere ellittico e spesso “ermetico” delle sue massime.

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Accadde Oggi: la Stele di Rosetta

La stele di Rosetta
La stele di Rosetta

15 luglio 1799: Nel villaggio egiziano di Rosetta, il Capitano francese Pierre-François Bouchard trova la Stele di Rosetta, reperto che permise di tradurre i geroglifici egiziani.
La Stele di Rosetta è, in realtà, il frammento di una stele più grande. Le numerose ricerche degli altri pezzi, effettuate presso il sito di Rosetta, non hanno dato esiti positivi e, per via del suo stato, nessuno dei tre testi è completo.
Il registro superiore, composto da geroglifici, ha subito i danni maggiori. Solo le ultime 14 righe del testo geroglifico possono essere lette; tutte sono mancanti sul lato destro e 12 di esse sulla sinistra.
Il successivo registro, di testo demotico, ha riportato meno danni: possiede 32 linee, di cui le prime 14 sono leggermente danneggiate sul lato destro.
Il registro del testo greco contiene invece 54 linee, di cui le prime 27  intere, le restanti frammentate a causa di una rottura diagonale in basso a destra della pietra.
Si tratta di un Decreto dei preti di Memfi, risalente al 196 a.C., in cui si riconosce al faraone Tolomeo V il merito di aver ristrutturato il Tempio di Ptha a Memfi. 1419 sono i Geroglifici, distribuiti in quattordici righe ed incompleti; il testo Demotico, invece, pressoché intatto, è distribuito su 32 righe; le parole in greco, infine, sono 486, distribuite su 56 righe.
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Conferenza “Scyllaticus sinus”

Locandina
Ieri, 06/07/2016, si è svolta la conferenza “Scyllaticus sinus: prospettive di ricerca storica sullo Ionio catanzarese”. La cronaca dell’evento, le immagini e quanto altro sono a disposizione in questa pagina: Scyllaticus sinus
Locandina della conferenza Scyllaticus sinus
Locandina della conferenza Scyllaticus sinus

Ricordiamo a tutti che L’associazione di Volontariato Culturale Centro Studi Bruttium terrà una conferenza  giorno 06 luglio 2016 alle ore 17:30 c/o l’Hotel Palace di Catanzaro Lido, dal titolo Scyllaticus sinus: prospettive di ricerca storica sullo Ionio catanzarese, con la partecipazione del direttore del Parco archeologico di Scolacium, dott. Gregorio Aversa, dello storico Ulderico Nisticò, dell’architetto Francesca Ferraro, dell’archeologo Roberto Murgano. Aprirà i lavori il presidente del CSB, Raoul Elia. Modererà l’incontro il saggista e storico Francesco Graceffa.
Siete tutti invitati a partecipare