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CANTI – “Li molti vuci”

Uno dei più antichi componimenti della letteratura italiana (1231-1250) è il «Contrasto amoroso» in lingua volgare di “amante e madonna” di Cielo D’Alcamo, che prende il nome dal verso iniziale: «Rosa fresca aulentissima».

I due personaggi, un giullare e una ragazza, si producono in un gioco spontaneo e vivace di botta e risposta con la vittoria finale del corteggiatore.
Anche nella memoria calabrese è tuttora vivo il “contrasto” tra un giovane e un’onesta fanciulla, ignara della scommessa fatta dai suoi sette fratelli con l’audace avventuriero.

Domenico CARUSO


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Miti e vicende nella storia del cristianesimo – 02

Gesù entra a Gerusalemme – Verifica delle profezie

Conoscendo Gesù le Sacre Scritture, credeva nella predizione, per cui, nel suo convincimento, recandosi a Gerusalemme, fece in modo che le profezie si realizzassero nella sua persona, assecondando così la volontà di Dio e consentendo anche che si annullassero i peccati della sua gente. Resta in ogni modo un fatto, che se il Messia era atteso come un conquistatore terrestre che conquistasse da vittorioso Gerusalemme con le armi e con il fuoco, perchè doveva dare a se stesso potenza e gloria, Gesù v’arrivò invece, in modo diverso e raggiunse il fine maggiore attraverso la sofferenza ed il sacrificio.

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FRANCESCO LA CAVA

DA CARERI AL MONDO DELLA CULTURA E DELLA MEDICINA ITALIANA

Le principali e fondamentali opere di Francesco La Cava sono state ufficialmente ordinate, seguendo un percorso cronologico di interessi di vario ordine, in quattro gruppi o categorie principali:

GRUPPO A che raccoglie gli studi e ricerche prettamente medico- scientifiche;
GRUPPO B lo studio relativo alla scoperta del “Volto di Michelangelo” nel “Giudizio Finale” della Cappella Sistina a Roma;
GRUPPO C contempla gli studi scientifico-religiosi;
GRUPPO D riguarda gli studi Filologici- Evangelici.

A nostro avviso, anche se di diversa natura, esiste un altro gruppo di documenti che contribuisce, con carattere di complementarietà, a delineare la complessa ed eclettica personalità di un uomo, legato fortemente ai valori cristiani della famiglia e di una professione, protesa a lenire le sofferenze di un prossimo bisognoso di soccorso.

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LA CIMINIERA – Maggio 2022

SOMMARIO

I TITOLI “Sala Lattura” si possono leggere singolarmente.

LEGGI (SALVA) LA CIMINIERA – MAGGIO 2022

Miti e Vicende nella storia del Cristianesimo – 01

L’indecisione nella quale mi agito, mi spinge a muovermi tra un Credere e un Non Credere, che non è facile razionalizzare, nè accettare per cieca fede, presentandomi deciso in alcuni convincimenti, ma anche molto incredulo nel voler scalfire, senza minimamente pensarlo, un Monumento così grande, qual’è una Religione come quella Cristiana, o quelle di altre Religioni.

Nell’assurda follia umana vi possono essere anche dei momenti di fine ragionevolezza, ma tante cose si presentano contraddittorie e fantasiose, oltre che poco credibili e reali per la totale mancanza di prove documentali o testimoniali, oppure perché assimilate da precedenti religioni e successivamente adattate perché l’uomo debba ciecamente credere in quei princìpi.

Questi dubbi o queste nuove dubbie formulazioni, ipotesi assolutamente in astratto, ma laicamente proponibili, fanno sperare che un giorno, le diverse Chiese, eliminando ogni personale rivalità nel pieno convincimento di un inesistente potere di superiore supremazia e ritenendo altresì l’uomo più maturo e cosciente per poter accettare e comprendere nuove verità e eclatanti sconvolgimenti, dovranno arrivare finalmente a dare a tutti gli Esseri umani della Terra, avvalendosi ovviamente anche delle più futuribili verità scientifiche ed eliminando i tanti veli del Mistero, un’unica vera, Universale Religione.

Tutti credono, tutti temono, tutti difendono le proprie convinzioni religiose, forse si è eretici e forse nello stesso momento si è anche persuasi del contrario, ma tutti hanno piena consapevolezza che solo nella Morte si scoprirà il grande Mistero della Vita e che l’Uomo, credente o meno, avrà solo nel trapasso la contezza e la conoscenza della Verità Assoluta.

Angelo Di Lieto

LEGGI O SALVA iQuaderni 34-2022

Cosa si mangiava a ROMA

COSA SI MANGIAVA A ROMA

A giudicare da quanto ci raccontano Virgilio, Orazio, Marziale, Giovenale e Petronio, per dire solo di alcune delle fonti antiche, a Roma si mangiava (e si beveva) e anche tanto. Forse pure troppo.
La scena degli invitati al banchetto che vomitano tutto quello che hanno mangiato per riprendere a mangiare durante la Coena Trimalchionis è rimasta indelebile a ricordare le gozzoviglie dei convivia romani.
A sentire gli storici antichi, però, Roma non era sempre stata sospesa fra ingordigia e bulimia. C’è stato un tempo, lontano per i rerum scriptores come per i poetae novi e i poeti augustei, in cui i Romani pare mangiassero molto meno, per lo più quello che producevano, in parche cene in piedi o seduti accanto al focolare domestico. Certo, il passo dai prischi Quiriti di Romolo agli incontinenti e impenitenti nottambuli gozzovigliatori di Petronio il passo non è lungo.
Eppure, quest’impressione di opulenza è fortemente legata ad un’immagine autoprodotta dalle classi abbienti. Rimane sullo sfondo, quando non invisibile (se non, in parte, all’archeologia) l’alimentazione delle classi subalterne, che pure dovevano costituire la maggioranza, silenziata più che silenziosa, della popolazione dell’Impero.
Come si è arrivati, dunque, dal pane e cacio dei tempi di Romolo ai festini dal dubbio gusto ma dalla pompa smoderata di Trimalchione?
Qual è stata l’evoluzione, dei gusti e della disponibilità (non dimentichiamolo, anche per i Romani non è stato sempre agevole procurarsi il cibo) del cibo?
Questo excursus nella dieta romana dalle origini alla tarda età imperiale prova a dare qualche risposta, non definitiva, a queste domande, per niente peregrine. Perché, se apparentemente sappiamo tutto di come vivevano Augusto o Nerone, poco conosciamo della vita del cives romano comune, e ancor meno di tutti gli altri che neppur lontanamente si affacciano al balcone della storia, neanche di striscio.

Raoul ELIA

LEGGI O SALVA IL QUADERNO 33-2022

Cavalleria e Ordini Cavallereschi

Il perché di questo volume

Parlare degli Ordini equestri non è certamente cosa priva d’importanza, poichè parlando di essi fatalmente si parla pure di storia religiosa, civile e politica di uno Stato e di una Nazione. Tant’è che da circa tre secoli vengono pubblicati su questo argomento quantità notevoli di lavori e ciò dimostra come sia sentita la necessità di narrare le origini e le vicende di quegli Ordini religiosi e cavallereschi, molti dei quali risalgono a tempi antichissimi, e continuano a dare un’idea completa ed esatta della pietà e del valore
dei nostri antenati.

In Inghilterra, sono state e vengono tuttora scritte opere pregevoli su questo argomento; ma i lavori italiani contemporanei, salvo sparute ottime comparse, sono di solito incomplete, se non errate. La maggior parte di quelle esistenti videro la luce nei secoli XVI, XVII e XVIII; ovviamente oggi ci appaiono datate e sono per questo ridotte d’interesse e di opportunità.

Questa nostra opera, è certamente non completa, ed è ben lontano dall’essere un Manuale storico degli Ordini cavallereschi esistenti, soppressi ed estinti presso tutte le Nazioni del mondo; si propone invece di essere un breve saggio, una tesina, si direbbe oggi, che corredato di una buona bibliografia (tutta presente nelle mensole della mia libreria) dia una idea di un mondo che è esistito e che in una società dove la prevaricazione, la crudeltà il disprezzo per la vita altrui era la norma, la Cavalleria, portando i suoi principi di difesa dei deboli, delle donne e della religione ha costituito una valida e nobile eccezione.

Si parla di quelle decorazioni, che danno all’insignito il titolo di cavaliere, e comunque si descrivono quegli ordini e quelle onorificenze, la cui storia, avrebbe potuto interessare il lettore.

Le incisioni ed illustrazioni in genere, che adornano queste pagine, sono limitate, e non sempre hanno una diretta relazione con il testo. Vogliono solo rappresentare in maniera visiva un piccolo spaccato di un mondo che non esiste più e che oggi, per taluni princìpi e per taluni propositi, può essere ritrovato nelle associazioni di volontariato o nei moderni Club Service che in parte accolgono le istanze proprie della Cavalleria.

Vengono così tramandati sentimenti che consentono ad alcuni cittadini di buona volontà, di aiutare il prossimo svolgendo per esso quelle azioni che ognuno vorrebbe gli venissero rivolte, e nell’aiutare i poveri, difendere gli indifesi, onorare e difendere la religione, si pone in essere quello che potrebbe essere compendiato nel programma che fu mio durante il mio periodo di Luogotenente governatore del Club Service Kiwanis e che recitava:

RISCOPRIAMO L’ALTRUISMO
Affinché
Il ricco soccorra il povero
Il sano curi il malato
Il sapiente educhi l’incolto
Il forte aiuti il debole.

LEGGI O SALVA il Quaderno n.32/2022

Un inedito prontuario alfabetico longobucchese

Si può ritenere come cosa certa che non è facile reperire, ai giorni nostri, un manoscritto che costituisce un originale vocabolario di termini e “modi di dire” dell’antico dialetto calabrese, più peculiarmente, parlato nel XIX sec. a Longobucco (Cs), importante centro dell’alta valle del Trionto, nell’area della Sibaritide.
Il testo, per questa collocazione cronologica, non è, pertanto, frutto di moderne trascrizioni, acquisizioni, ovvero di “rilevamenti linguistici” attuali o del passato più prossimo.
Si vogliono, innanzitutto, evidenziare, preliminarmente e di primo acchito, i caratteri di insularità, separazione ed isolamento socioeconomico che nel 1863, data di attribuzione ufficiale del testo, connotavano, alla luce di inoppugnabili riscontri oggettivi e fonti documentali, le fasce pedemontane del vasto acrocoro silano.
Il riferito settore territoriale costituiva, di fatto, una realtà topografica ed ecologica “dove la regione silana assumeva l’aspetto più selvaggio”, come annotava, peculiarmente, l’illustre geologo italiano Domenico Lovisato nel 1878, nel corso delle sue indagini scientifiche sulla Calabria Settentrionale.
I marcati caratteri legati all’ambiente fisico, effettualmente, come è assodato, hanno da sempre ridimensionato od addirittura annullato i fenomeni di quella sorta di “contaminatio” linguistica e gli influssi dei mass media, allora fra l’altro inesistenti, sui costumi e le parlate in genere delle popolazioni stanziate nell’entroterra della nostra Regione.
Il prontuario Longobucchese/Calabrese, in una oggettiva sequenza spaziale e temporale, può ritenersi antesignano, in una qualche misura, tramite il letterato e studioso Giuseppe Bartoli da Longobucco, di quegli studi filologici e linguistici affermatisi in Calabria nel XX secolo.

Mario Dottore – Antonio Cortese

Continua la lettura o salva: iDOSSIER n. 13/2022

La Ciminiera – Aprile 2022

IN QUESTO NUMERO – SL (sala lettura)

– Lino Natali incontra: Gregorio FALBO
– Foto+pittura=Gregorio FALBO (Pasquale Natali) SL
– Impressi nella bellezza dello stupore (Salvatore Conte) SL
– Pittura e fotografia in Gregorio Falbo (Angelo Di Lieto) SL
– Abbasso (Viva) il realismo (Raoul Elia) SL
– Il libro del mese (Francesca Ferraro) SL
– Italia mia: lupi e agnelli (Domenico Caruso) SL
– I palmenti (Silvana Franco) SL
– Massoneria catanzarese (Antonio Iannicelli) SL
– Futuro della Demotica (Maurizio Natali)
– Vittorio Lorioli (V. Dino Patroni)
– Oscure stagioni (Milena Manili)
– Franco Blefari (Bruno S. Lucisano)
– In Calabria: cap. V (Giano)
– Il mistero di Tule – (Raoul Elia)
– Le reliquie dei santi (Daniele Mancini)
– Elisabeth L.V. Le Brun (Roberto Cafarotti)

LEGGI/SALVA LA CIMINIRA Aprile 2022

ERO BAMBINO NEL ’47

I bambini degli anni ‘40-‘50

   L’aver letto su un quotidiano nazionale alcune riflessioni sull’essere stati bambini negli anni ’50 mi ha indotto a ricordare la mia infanzia vissuta negli anni ’40. Essendo nato nel 1941, essa si svolse a cavallo degli anni suddetti e gli anni ’50. Proverò a narrare i miei ricordi ed i ricordi di cose che mi furono raccontate. Parlerò come se fossi ad una riunione di amici coetanei, dove ognuno dice le sue cose. Non sarà un trattato di antropologia sociale, ma saranno solo riportate cose viste e vissute più di mezzo secolo fa; e non saranno nemmeno “Le memorie di ottuagenario”, non ho l’età e d’altronde quelle sono state già scritte. Le cose che saranno raccontate nascono solo dai ricordi e tutt’alpiù saranno filtrate dalle esperienze e conoscenze acquisite in seguito. Non saranno consultati libri né esperti; imprecisioni, anacronismi, omissioni saranno tali perché così sono contenuti nei ricordi. Verrà fuori, almeno spero, la testimonianza di un’epoca di ristrettezze e povertà, ma non solo, vissuta da un bambino fra bambini venuti fuori da una grande guerra.

Antonio NICOLETTA

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