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E’ online il numero 10 di Odisseo

E’ uscito il n. 10 della rivista di ricerca scientifica edita dal CSB “Odisseo”.
Questa è la cover del nuovo numero:

Odisseo


Questo è il sommario:
Editoriale di Raoul Elia: Dove eravamo rimasti? ……………..3
Adriano Gaspani: Tara………4
Roberto Murgano: Il Neolitico medio nel Mediterraneo…………27
Anna Tozzi Di Marco: Un’analisi comparativa della simbolica dell’acqua nell’universo funerario del Meridione italiano e della Città dei Morti del Cairo ………….38

La rivista è gratuitamente fruibile.
versione epub scaricabile qui
versione ibooks scaricabile qui
versione pdf scaricabile qui

Questo è il link alla versione online:
Odisseo 10

Buona lettura a tutti

Raspberry pi parte 2: che ci si può fare?

Esistono varie distribuzioni Linux per raspberry a partire dalla versione adattata al single board computer della distribuzione Debian, di cui si diceva anche sopra, Raspbian, in cui sono presenti di base software di calcolo avanzato come Wolfram Matematica e linguaggi di programmazione adatti alla didattica come Scratch, un software per la programmazione visuale a carattere didattico. Altre distribuzioni interessanti possono essere Openwrt, una distribuzione che trasforma il raspberry pi in un router portatile, che consente, ad esempio, di realizzare una rete wireless privata, oppure Openelec, una distribuzione ottimizzata per trasformare il raspberry in un media center, oppure Opendomo, distribuzione indirizzata alla domotica.

Il raspberry è certamente uno strumento più che valido, sia per un po’ di costo e dimensioni ridotti, sia per un primo approccio su robotica e programmazione.
Da un punto di vista didattico, i vantaggi dell’uso di raspberry pi è evidente. Innanzitutto, il costo irrisorio. Un raspberry costa intorno ai 35 euro, più tastiera e mouse in bluetooth (20 euro), cavo HDMi (10 euro) e un monitor (intorno ai 70 euro) non si superano i 150 euro, costo minimo di un pc assemblato appena accettabile (ma, ovviamente, senza monitor).
Inoltre, sul raspberry è già montato un software di calcolo Wolfram Mathematica, che costa di solito 240 euro nella versione desktop standard, ovvero il doppio del costo del raspberry più tastiera e monitor. Poi la versatilità del raspberry consente di utilizzarlo per i primi approcci alla robotica ad ogni livello, dalla primaria alla secondaria di II grado. Esistono inoltre vari elementi che, aggiunti al raspberry, consentono di usarlo per costruire apparecchi elettronici (come la fotocamera con display touch del video https://youtu.be/Jfca32qkgY8) o piccoli robot (come l’R2D2 nel video https://youtu.be/znuUm5vbSpI), controllabili in remoto, con rilevatori di movimento e di distanza, oppure gestire un impianto audio in streaming in varie stanze o un centro di controllo per gli elettrodomestici smart di una casa u(come nel video https://youtu.be/rPUMbV9_geo), oppure, unito a un modulo GPS e a un trasmettitore, diventare un sistema di rilevamento dell’altitudine dei palloni aerostatici, o, infine, costruire un sistema di videosorveglianza e sicurezza. Per fare un esempio, il software di monitoraggio di rete Overlook Fing è stato portato su piattaforma Raspberry Pi rendendo possibile installare sentinelle di monitoraggio a basso costo in reti remote.
Infine, è possibile collegare il raspberry alla scheda Arduino, ampliandone al massimo l’usabilità.
Una nota di colore: due Raspberry, opportunamente accessoriati, sono reduci da una missione sulla stazione spaziale internazionale ISS (il cosiddetto Astro Pi).

The magical mistery tour: ma gli alieni sentono la radio?

Onde radio dallo spazio captate in Russia: sono di origine aliena?
Il telescopio russo RATAN-600 ha captato un forte segnale nella direzione di HD16459, una stella distante 94 anni luce dalla Terra. Le onde radio captate erano 4.5 volte più potenti del normale e alcuni hanno ipotizzato che possano trattarsi di un segnale alieno, ma la realtà potrebbe essere un’altra: Seth Shostak, direttore del SETI Research, non crede che il segnale venga da quella stella perché il telescopio non ha una visuale circolare e quindi potrebbe trattarsi di segnali deviati. Al momento non si sa se si tratta di un’interferza di origine umana o meno; le indagini sono ancora in corso.
Perché ci sono tutte queste esitazioni?
Veduta notturna del Telescopio di Parkes in Australia
Veduta notturna del Telescopio di Parkes in Australia

Si tratta di un’operazione estremamente complessa: ad oggi sono stati rilevati solamente 17 Fast Radio Burst, la cui esistenza è stata solitamente verificata in modo retroattivo, ossia analizzando i dati di alcuni radiotelescopi.
Normalmente la scoperta richiedeva parecchio tempo: il primo FRB mai rilevato ha “colpito” il Parkes Observatory in Australia nel 2001, ma è stato scoperto ben sei anni dopo. Mancava infatti una tecnologia e un sistema per catturarli “dal vivo”.
La prima volta che una di queste misteriose “pulsazioni radio” è stata osservata dal vivo è invece avvenuta poco più di un anno fa. Uno degli aspetti che rendono particolarmente difficile “cogliere sul fatto” i burst è la loro velocità: durano infatti pochi millisecondi, ma sprigionano nello spazio sotto forme di onde radio un’energia pari a quella emersa dal nostro Sole nel corso di diversi giorni.

Un team internazionale di scienziati ha dunque messo a punto un sistema per rilevare istantaneamente questi misteriosi fenomeni, grazie al Parkes Observatory e ad un supercomputer capace di analizzare in tempi rapidissimi i dati. “L’obiettivo era quello di ridurre il tempo che intercorre dal momento in cui il piatto [del telescopio viene colpito] a quello nel quale sappiamo che è accaduto da mesi a niente”, spiega alla BBC Evan Keane, primo autore dello studio pubblicato su Nature.

In questo modo, quando un burst ha colpito il telescopio il 18 aprile del 2015, è stato immediatamente possibile “puntare gli occhi” verso la sua fonte. Due ore dopo il segnale, i sei piatti da 22 metri del Australian Telescope Compact Array sono immediatamente stati puntati in direzione della porzione di cielo dalla quale proveniva il Fast Radio Burst, riuscendo a cogliere un bagliore residuo durato sei giorni.

Uno dei questi segnali, il più stuzzicante di tutti, è stato rilevato il 15 agosto del 1977, divenuto famoso con la denominazione di ‘Segnale WOW’. La trasmissione fu intercettata dall’astronomo Jerry Ehman mentre era impegnato nell’utilizzo del Big Ear Radio Observatory, presso l’Ohio State University, in un progetto di studio per conto del SETI.
Il ricercatore individuò una breve raffica di onde radio durata solo 72 secondi, trenta volte più forte del rumore di fondo e mai più riascoltato, nonostante le ripetute ricerche successive.
Il segnale fu ritenuto talmente notevole che Ehman cerchiò con la penna rossa la sequenza numerica del tabulato stampato da computer, annotando a margine la parola ‘WOW’, affibbiando involontariamente il nome che poi avrebbe reso famoso il segnale.
Gli scienziati ritennero che il segnale si adattasse molto bene ad alcuni criteri che permettevano di ipotizzarne un origine extraterrestre. Ma, nonostante le numerose ore di lavoro seguenti, nessuna sorgente fu identificata, nè fu possibile intercettare nuovamente la trasmissione. Ad oggi, il segnale ‘WOW’ risulta essere ancora un completo mistero.
L’unica certezza degli astronomi è che il segnale ha avuto origine nello spazio profondo, quindi o si tratta di un fenomeno astrofisico ancora sconosciuto agli scienziati, oppure è un segnale generato da un’intelligenza aliena.