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Breve storia degli alieni parte zero: I Foo fighters

Nuova serie per il CSB.
In questa nuova stagione, cercheremo di fare anche una panoramica della storia moderna degli UFO. Partiamo con la puntata 0.
Zero perché il termine UFO non è ancora neppure nelle idee dei cronisti del mondo, la guerra, invece, è ancora lontana dall’essere finita, Hiroshima e Nagasaki sono ancora in piedi e ignare e Hitler sta celebrando il suo compleanno sul picco delle aquile, quando cominciano comparire nei cieli del mondo strane luci…

Alcuni foo fighters
Alcuni foo fighters

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La Ciminiera n. 1 del 2017

Finalmente!
Con un po’ di ritardo, ecco la nuova Ciminiera targata 2017.

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Numero speciale, monografico, dedicato ai luoghi della paura, dalla foresta al cimitero, dall’ossario, alla metropolitana, per finire con la casa infestata.
Un po’ di brividi, insomma, sperando che aiutino nella calura estiva.
Alla prossima e buona lettura

Scarica qui la Ciminiera n. 1 (2017) o leggila su Calameo

AB URBE CONDITA ARTICULA PUNTATA 2: DEI DELLA GUERRA 2

La connessione con il mondo delle armi di Marte è testimoniata anche da un’altra leggenda che, anche se in modo indiretto, ci dice che gli scudi erano sacri al dio.
Narra infatti Livio che quando Tarquinio Prisco decise di “ristrutturare” il Campidoglio costruendovi sopra un vero e proprio tempio dedicato a Giove Ottimo Massimo, timoroso di non creare problemi fra la comunità e i suoi dei (era etrusco, del resto), prima di fare danni, decise di “importunare” gli dei che avevano un sacello, un recinto sacro, un’ara o quanto altro per chiedere loro se acconsentissero a spostarsi in altro sito per far posto al dio degli dei.
Tutti gli dei acconsentirono tranne Terminus, Juventus e Mars, che non vollero spostarsi.
Allora Tarquinio fece costruire il tempio rispettando i sacelli dei tre dei permalosi, ma, quasi per punirli, decise che questi dei sarebbero stati adorati in modo che nessuno potesse chiaramente riconoscerli.
Che successe al buon Marte?
Il dio non doveva avere un vero tempio (altrimenti si sarebbe parlato di “aedes”, che per i Romani individua un tempio coperto, sul modello greco, per intenderci), ma più probabilmente un sacello (ovvero un altare con copertura ma aperto sui lati) senza statua del dio. Probabilmente, come suggerisce Marcattili nel suo articolo Moles Martis, si trattava di un feticcio, cioè di un oggetto non antropomorfo che suggerisce una corrispondenza con il dio.
E’ molto probabile che questo feticcio fosse uno scudo, o meglio una catasta di scudi, ovviamente nemici, come suggerisce il fatto che i legionari romani depositano ai piedi del sacello gli scudi dei nemici sconfitti. Ma a questo si accennerà meglio, insieme al mito di Tarpa, in un prossimo numero della rivista associativa Odisseo.
I Salii in processione con gli scudi portati a spalla

Ma ritorniamo ai Salii.
Lo scudo non è l’unico elemento militare associato al padre di Romolo.
Nella Regia, infatti, erano conservate, fin dai tempi della Roma monarchica, le dodici lance consacrate a Marte, le hastae Martiae, usate negli stessi riti: si credeva che se queste avessero incominciato a vibrare, sarebbe accaduto qualcosa di terribile.
Secondo la leggenda, le aste vibrarono la notte del 14 marzo del 44 a. C. quando Giulio Cesare, che ricopriva la carica di Pontefice Massimo, venne ucciso nel Senato.
Al termine dei loro riti, riposte le sacre armi, i Salii banchettavano in un modo talmente opulento da essere divenuto proverbiale: lo cita anche Orazio nella sua famosissima ode sulla morte di Cleopatra, dal titolo significativo Nunc est bibendum (Odi, I, 37).
Anche l’elemento agricolo è molto antico nella sua attestazione.
Tre esempi: il Carmen Fratrum Arvale, la preghiera riportata da Catone (o Carmen Lustrale) e le “pietre buone”.
Il Carmen era in versi saturni. Si tratta di un inno rituale, redatto, nella versione pervenutaci, in un latino del VI –V secolo a.C. Era recitato durante le Ambarvalie, cerimonie religiose per i campi e, da quel che ci resta, possiamo dedurre che si trattasse di una preghiera rivolta ai Lari ed a Marte, affinché proteggessero gli uomini ed i raccolti. Così come accade per il Carmen Saliare, questa poesia era di difficile interpretazione già per i romani dell’età classica.
Alle Ambarvalie erano preposti i “Fratelli Arvali”, un collegio di (ancora una volta) dodici sacerdoti: essi avevano come insegne ghirlande di spighe e bende bianche; la loro funzione era quella di immolare gli animali rituali (si trattava dei suovetaurilia, ovvero il sacrificio di un montone (ovis), di un maiale (sus) e di un toro(taurus)) dopo averli portati per i campi, di fare libagioni in onore degli dei e poi di recitare il carme, accompagnandolo con danza.
Il nome del collegio è collegato alle parole arvum o aruum, la “terra lavorata”. Plinio il Vecchio ci dice che questo collegio fu fondato da Romolo stesso, e i primi “fratres” furono lui stesso e gli undici figli di Faustolo ed Acca Larenzia, il pastore e la moglie che accolsero ed allevarono Romolo e Remo.
Il culto più arcaico era rivolto alla dea Dia e a Marmar o Mavors, poi confluiti nelle figure di Cerere e Mars Pater. Se ne può dedurre che il legame con la terra e i campi di Marte sia molto integrato nella cultura romana delle origini.
Altro esempio: la preghiera di Catone.
Marco Porcio Catone senior, detto “il censore”, è stato un uomo politico e uno storico romano di età repubblicana. Conservatore di posizione politica e culturale, ha redatto un manuale di storia delle origini (purtroppo perduto) dal significativo titolo di “Origines” e un manuale di gestione del latifondo, dal significativo titolo di “De Agri Cultura“.
Nel suo libro (frag. 141, 2-3), Catone riporta una preghiera a Marte, in qualità di protettore dei campi, per chiedergli di difendere i propri campi da malattie e sciagure. Il carme, chiamato Carmen Lustrale, presenta elementi della lingua orale e una tendenza alla ripetizione che lo rende simile alla preghiera cristiana.
Eccolo di seguito.

« Mars pater te precor quaesoque
uti sies volens propitius
mihi domo familiaeque nostrae.
Quoius rei ergo
agrum terram fundumque meum
suovitaurilia circumagi iussi,
uti tu morbos visos invisosque
viduertatem vastitudinemque,
calamitates intemperiasque
prohibessis defendas averruncesque,
utiques tu fruges frumenta,
vineta virgultaque,
grandire beneque evenire siris,
pastores pecuaque
salva servassis,
duisque bonam salutem valetudinemque
mihi domo familiaeque nostrae:
harunce rerum ergo,
fundi terrae agrique mei lustrandi
lustrique faciendi ergo,
sicuti dixi,
macte hisce suovitaurilibus
lactentibus inmolandis esto. »
« O padre Marte
ti prego e scongiuro,
perché tu sia favorevole e propizio
a me alla casa e alla nostra famiglia.
E per questa grazia
intorno al mio campo, alla mia terra e al mio fondo
un porco, un montone e un toro ho fatto condurre
perché tu i mali visibili e invisibili
la sciagura e la devastazione
la calamità e le intemperie
impedisca, scacci e allontani,
e perché le messi, il grano,
i vigneti e i virgulti,
tu li lasci crescere bene e svilupparsi,
e i pastori e le greggi
li conservi sani e salvi,
e buona salute e prosperità tu dia
a me, alla mia casa e alla mia famiglia:
dunque, per queste cose,
per purificare il fondo, la terra e il mio campo,
per ottenere la purificazione,
come ho detto,
sii onorato con il sacrificio
di questo porco, di questo montone e di questo toro ancora lattonzoli.

E veniamo al terzo esempio.
Nel tempio di Marte a Porta Capena, inoltre, erano conservate le Lapides Manales, “le pietre buone” o “dei Mani”, protagoniste del rito dell’aquilicium o “invocazione della pioggia”: nei periodi di siccità venivano prelevate dal tempio e fatte rotolare nei campi per ottenere la pioggia
Questo rituale evidenzia in modo particolare il primordiale carattere “pluvio” e “fertilizzatore” di Marte, che porta la pioggia, fondamentale per l’economia, sostanzialmente agricola, della Roma arcaica, sia monarchica che, soprattutto, proto-repubblicana.

Bibliografia

Aigner Foresti L., 1993, Oggetti di profezia politica: gli ‘ancilia’ del ‘Collegium Saliorum’, in PROFEZIA, pp. 159-168.

Arata F.P., 2010, Osservazioni sulla topografia sacra dell’Arx Capitolina, in MEFRA,122, 2010, pp. 117-146

Borgna E., 1993, Ancile e arma ancilia. Osservazioni sullo scudo dei Salii, in Ostraka, 2, 1993, pp. 9-42

Carandini A., 1997, La nascita di Roma. Dèi, Lari, eroi e uomini all’alba di una civiltà, Torino 1997.

Marcattili F., 1989, Moles Martis, il turpe sepulcrum di Tarpea e la Luna dell’Arx, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, n. 1 (1987/88), Roma, L’Erma di Bretschneider, 1989, p. 7-31

Preller, Romysche Mitologie, citato in R. Del Ponte, Dei e miti italici – Archetipi e forme della sacralità romano-italica, ECIG, 3a ed. 1988
Williams G., Le origini della poesia a Roma in AAVV, La letteratura latina della Cambridge University, Milano, Mondadori, 1991.
Pontiggia G., Grandi M.C., Letteratura latina. Storia e testi, Milano, Principato, 1996.

Sitografia

http://deiuominimiti.blogspot.it/2014/05/scudi-mitici-secondo-intermezzo-lo.html

ArcheoNews: un tunnel sotto Palenque

La piramide conosciuta come il Tempio delle Iscrizioni a Palenque
La piramide conosciuta come il Tempio delle Iscrizioni a Palenque
Nel sito Maya di Palenque, in Messico, scavi archeologici recentissimi hanno portato alla luce, è il caso di dirlo, un canale d’acqua sotterraneo costruito sotto il Tempio delle Iscrizioni, il monumento funebre che ospita l’antico re maya Pacal.
Secondo l’archeologo Arnoldo Gonzalez, scopritore del tunnel, la tomba e la piramide sarebbero state costruite di proposito sopra una fonte d’acqua, in un periodo tra il 683 e il 702 d.C. Il tunnel porta acqua da sotto la camera funeraria fino all’ampia spianata davanti al tempio. L’idea è che indichi al re morto Pacal (Pakal K’inich Janaab’, conosciuto anche come Pacal il Grande o semplicemente Pakal, è stato il più celebre re maya di Palenque) un cammino verso il mondo ultraterreno.
Maschera funeraria del re maya Pacal. Fonte: Wikipedia
Maschera funeraria del re maya Pacal. Fonte: Wikipedia

Lo scavo e il tunnel
Lo scavo e il tunnel

Il tunnel, che si collega a un altro, è realizzato interamente in pietra e misura circa 60 cm sia di larghezza che di altezza.
Il direttore del settore archeologia dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH), Pedro Sanchez Nava, dice che la teoria di Gonzalez ha senso, alla luce delle scoperte effettuate presso altri siti precolombiani, come a Teotihuacan, dove era stato rinvenuto un altro tunnel d’acqua.
«In entrambi i casi era presente una corrente d’acqua», dice Sanchez Nava. «C’è un significato allegorico per l’acqua… dove il ciclo della vita comincia e finisce».
Lo scavo è cominciato nel 2012, quando i ricercatori si erano interessati alle anomalie sotterranee, rilevate grazie a strumenti di rilevazione come il georadar, sotto l’area di fronte ai gradini della piramide. Scavando in un punto hanno scoperto tre strati di pietra accuratamente disposti sopra il tunnel.
Gonzalez dice che lo stesso tipo di copertura a tre strati era stato trovato nel pavimento della tomba di Pacal, dentro la piramide.
Alzato del tempio e del canale
Alzato del tempio e del canale
Alzato del canale
Alzato del canale

Nota: Le immagini dell’articolo, ove non indicato diversamente, sono di fonte INAH, che si ringrazia.
Il tunnel
Il tunnel

Archivio storico C.S.B. Luglio 15 – 1997

New

Martedì 15 luglio alle ore 17:00 nella sala delle riunioni del Centro Studi Bruttium a Catanzaro Lido, alla presenza di un numeroso e qualificato uditorio, si è svolto un incontro sulla cultura sinica avente a tema:
Il Libro e la Leggenda di
Lao – Tzu
Dio e Sapiente della Cina antica

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Hanno detto di noi….. Luglio 14_17_20 – 1997

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Il Giornale di Calabria – 14 luglio 1997
CINA ANTICA: UN CONVEGNO
DEL CENTRO STUDI BRUTTIUM

Martedì 15 luglio alle ore 17.00 nella sala delle riunione del Centro Studi Bruttium a Catanzaro Lido (località Giovino) si terrà un incontro sulla cultura sinica sul team: Il Libro e la leggenda di Lao-Tzu Dio e Sapiente della Cina antica.
La relazione sarà tenuta dal dott. Antonello Palumbo, stu­dioso e ricercatore della Facoltà Orientale di Napoli.
Il relatore esaminerà il Tao-Tè-Ching di Lao-Tzu, uno dei principali testi tradizionali dell’Estremo Oriente, contenente una particolare riformulazione dell’antica dottrina del Tao in termini metafisici e di presentazione di un ideale “Uomo reale”.
La lingua cinese essendo ideografica permette diverse interpretazioni e ciò vale ancora di più per il testo di Lao-Tz evi ­denziato dal carattere ellittico e spesso “ermetico” delle sue massime.

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Archivio Storico C.S.B. Maggio 12 – 1996

Incontro con: Marcello Veneziani

Incontro-dibattito con il giornalista Marcello Veneziani in occasione della pubblicazione del libro “ANTI ‘900”

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Da sinistra: Pino Grillo (Settecolori Editore) – Marcello Veneziani

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La storia del CSB: la Ciminiera n. 21 (1999)

Copertina Ciminiera n. 21 anno 1999 (IV)
Copertina Ciminiera n. 21 anno 1999 (IV)

Con il lancio del nuovo sito, abbiamo cercato di recuperare tutto il materiale realizzato dal CSB nel corso dei suoi anni (più di 20!) di vita.
Purtroppo, non tutto era a disposizione, neppure nella precedente versione del sito. Ecco dunque che, trovato, frugando negli archivi digitali e cartacei, almeno una parte di quel materiale “disperso”, abbiamo deciso di rimetterlo a disposizione di tutti, soci e non, senza alcuna limitazione. Si incomincia con questa Ciminiera “d’antan”, targata 1999 (era il periodo, per chi se lo ricorda, della paura del “millenium bug”), n. 21.
Buon amarcord a tutti
Raoul EliaLa Ciminiera anno IV (1999) n. 21

Accadde Oggi: la Stele di Rosetta

La stele di Rosetta
La stele di Rosetta

15 luglio 1799: Nel villaggio egiziano di Rosetta, il Capitano francese Pierre-François Bouchard trova la Stele di Rosetta, reperto che permise di tradurre i geroglifici egiziani.
La Stele di Rosetta è, in realtà, il frammento di una stele più grande. Le numerose ricerche degli altri pezzi, effettuate presso il sito di Rosetta, non hanno dato esiti positivi e, per via del suo stato, nessuno dei tre testi è completo.
Il registro superiore, composto da geroglifici, ha subito i danni maggiori. Solo le ultime 14 righe del testo geroglifico possono essere lette; tutte sono mancanti sul lato destro e 12 di esse sulla sinistra.
Il successivo registro, di testo demotico, ha riportato meno danni: possiede 32 linee, di cui le prime 14 sono leggermente danneggiate sul lato destro.
Il registro del testo greco contiene invece 54 linee, di cui le prime 27  intere, le restanti frammentate a causa di una rottura diagonale in basso a destra della pietra.
Si tratta di un Decreto dei preti di Memfi, risalente al 196 a.C., in cui si riconosce al faraone Tolomeo V il merito di aver ristrutturato il Tempio di Ptha a Memfi. 1419 sono i Geroglifici, distribuiti in quattordici righe ed incompleti; il testo Demotico, invece, pressoché intatto, è distribuito su 32 righe; le parole in greco, infine, sono 486, distribuite su 56 righe.
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