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FUTUROPASSATO – RASSEGNA DI CINEMA DI FANTASCIENZA DELL’ETA’ DELL’ORO PUNTATA 165 Luna zero due (1969)

Ben ritrovati, amanti della fantascienza dell’età analogica.
Oggi parliamo di quello che, in buona sostanza, è quasi certamente il primo fanta-western della storia del cinema: Luna zero due (1960).

La locandina del film
La locandina del film

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Smart parking a Mantova


Il Comune di Mantova ha avviato la sperimentazione del cosiddetto Smart Parking con l’aiuto del sistema Bosch Parking Lot Sensor. Questo sistema integrato è dotato di 66 sensori di parcheggio posizionati sul selciato (e, ovviamente, incapsulati in una custodia metallica anti-schiacciamento, altrimenti durerebbero da Natale a Santo Stefano) in corrispondenza delle aree di sosta. Ciascuno di questi sensori invia dati sulla sosta ad una centrale di raccolta ed analisi.
I sensori, infatti, sono tutti dotati di connessione wireless radio in grado di segnalare agli automobilisti quanti e dove sono i parcheggi disponibili, sfruttando appunto un’infrastruttura wireless.
Schema funzionamento Smart Parking
Schema funzionamento Smart Parking

Ogni sensore di presenza rileva se al di sopra dello stesso si trova un’automobile e trasmette l’informazione tramite il protocollo LoRaWAN al il server creato da A2A Smart City e le infrastrutture della Tower Company Cellnex. Oltre a segnalare i parcheggi disponibili, i sensori forniscono altri dati da condividere con gli amministratori del servizio via Cloud.
l tutto rientra in un progetto di ricerca realizzato grazie alla sinergia tra A2A Smart City, Bosch, Cellnex, LGH, Comune di Mantova, Aster e Università di Modena e Reggio Emilia. Tramite informazioni Grazie ad un’App, il guidatore potrà trovare in tempo reale il posto libero più vicino, procedere alla prenotazione e ricevere su come raggiungerlo.
Fantascienza? Forse no, ma sarebbe bello trovare il parcheggio, una volta tanto, senza dover fare decine di giri (e, per qualcuno, calare tutti i santi del calendario…)
Un sensore di parcheggio Bosch
Un sensore di parcheggio Bosch

Riflessioni sulla memoria: “qui ci sono ebrei”…

Oggi, 27 gennaio 2020, si celebra il settantacinquennale della apertura dei cancelli d Auschwitz e della liberazione dei pochi deportati sfuggiti alle camere a gas e ai forni crematori. 75 anni. Una vita, per tutti quelli che, da sopravvissuti, hanno sentito l’esigenza di testimoniare, di fungere da collegamento della memoria collettiva ad un evento che, fra revisionismo, razzismo strisciante, antisemitismo di ritorno e nuove forme di oppressione, molti vorrebbero cancellare, occultare, far dimenticare.
La memoria, si sa, è labile.
L’odio immotivato, la violenza insensata, il razzismo strisciante no. Anzi riemergono prepotentemente appena la ragione non dico si addormenta, ma chiude un attimo gli occhi, come per riposare. El sueño de la razón produce monstruos. Il sonno della ragione genera mostri. Mostri che vogliono riproporre azioni infanganti un’intera comunità (“qui ci sono Ebrei…”), mostri ancora più subdoli che vorrebbero convincerci che quelle azioni non solo non sono infanganti, ma non sono mai esistite.
Mi piacerebbe, ma qui forse sono esagerato, che una reazione, la comunità, l’avesse. Che prendesse l’iniziativa di dire che dobbiamo essere vigili e scendere in piazza per combattere l’antisemitismo, il razzismo, la violenza nei confronti del diverso. Mi piacerebbe che su tutte le porte, su tutti i muri delle case, sulle piazze, dovunque uno spazio libero lo consenta, dicessimo, tutti quanti, “qui ci sono Ebrei”. Perché, alla fine, questo gesto vigliacco ci tocca tutti. Siamo tutti diversi, tutti in qualche modo differenti gli uni dagli altri e i motivi per odiare sono facili da trovare, anche troppo. La storia dell’umanità ne è un ottimo esempio.
Mi piacerebbe. Anche perché significherebbe che abbiamo finalmente affrontato il mostro e preso atto che, in fondo, al centro del labirinto, non ci sono mostri. Il male è banale perché è accanto a noi; perché siamo noi.
A costruire i forni, a guidare i treni, ad erigere le camere a gas, a raccogliere gli effetti personali non sono stati mostri con zanne e artigli, alieni, vampiri o demoni dell’Oltretomba. Non è stato Hitler o Himmler a condurre fisicamente Ebrei, Rom, Sinti, prigionieri politici e tutte le altre categorie di uomini arbitrariamente individuate alle camere a gas, ad assicurarsi che vi entrassero e non ne uscissero più. Sono state persone comuni. Come noi.
Qui ci sono Ebrei.
La scritta è comparsa, in tedesco, sulla porta di casa di Lidia Beccaria Rolfi, partigiana deportata a Ravensbruck. Sulla porta di quella casa in cui oggi vive il figlio, che aveva pochi giorni prima commemorato la figura della madre, partigiana e combattente per la libertà.
E il bello è che Lidia Beccaria Rolfi non era neppure ebrea. Lidia Beccaria Rolfi aveva combattuto i nazi-fascisti con i gruppi partigiani e per questo aveva condiviso con Ebrei, Rom, Sinti e tanti, troppi altri, uomini e donne il destino dei campi di sterminio. Penso che questo gesto, inqualificabile oltre che vigliacco, ci debba insegnare qualcosa. facciamo tesoro della lezione. Ricordiamoci che potremmo essere tutti vittima del razzismo. Che oggi sono gli Ebrei, domani chissà.

Oggi è il giorno della memoria. Perciò, oggi, esprimo la mia solidarietà, come posso.
Oggi, e non solo oggi, ma anche domani e dopodomani e tutti i giorni finché potrò testimoniarlo, anche qui ci sono Ebrei.

Raoul Elia