La narrazione a fumetti parte 2

Il secondo elemento che caratterizza il movimento del fumetto sono le linee cinetiche o linee di movimento. A differenza della posa del corpo, le linee cinetiche non fanno parte della scena; sono infatti segni convenzionali (cioè frutto di un accordo fra lettore e disegnatore, non riscontrabili nella realtà esterna) utilizzati per indicare direzione, verso e, un alcuni casi, intensità del movimento.
Le linee cinetiche sono apparse, più o meno, nel momento in cui, accanto al fumetto umoristico e comico, si sviluppava il fumetto d’azione. Siamo, per intenderci, negli anni ’30, l’età dell’oro, con personaggi del calibro di Mandrake, Flash Gordon e Phantom (ma chi sono, diranno i miei lettori più giovani… pazienza, la risposta, per il momento, soffia nel vento…). Nel fumetto comico, fino ad allora, predominavano le immagini fisse, con netti richiami alla tecnica dell’illustrazione, anche se vi sono degli accorgimenti per suggerire il movimento, come nella striscia sotto riportata di Topolino (© e ™ degli aventi diritto):

in questo caso, il senso del movimento è dato dalla sequenza delle nuvolette di polvere evidentemente sollevate da Topolino e dal leone. Non si tratta quindi di segni convenzionati, ma di elementi della scena (le nuvolette di polvere indicano la presenza di polvere, sollevata effettivamente al passaggio).

la narrazione a fumetti parte 1

La tecnica di narrazione dei fumetti ha caratteristiche sue proprie, che solo in parte sono vicine a quelle degli altri media, cinema in primis. Infatti, anche se la struttura è vicina a quella del cinema, tanto che in entrambi i casi si parla di inquadratura, tagli, sequenze e piani america vari, il fumetto ha una sua caratteristica propria, o meglio una sua mancanza: il movimento. Dov’è infatti il movimento? Le immagini sono fisse, il movimento pertanto può essere solo “suggerito” e sta al lettore dover “completare” le indicazioni del disegno fisso con il movimento supposto.
Quali sono gli elementi che suggeriscono il movimento? Innanzitutto, il primo indicatore è la posizione del corpo. Un corpo in una posizione instabile, infatti,  suggerisce movimento nel momento in cui suggerisce che il corpo, non potendo rimanere nella posizione in cui è disegnato, deve muoversi. Ma è fondamentale la collaborazione del lettore. Questi deve individuare la posizione, inserirla in una sequenza di movimenti (di cui la posizione disegnata è una fase intermedia) ed individuarne il movimento e soprattutto la destinazione. La collaborazione è fondamentale, tanto che, mentre inizialmente il movimento veniva suggerito con delle linee disposte parallelamente al movimento che deve essere suggerito al lettore, con il passare del tempo le linee di movimento sono andate “dissolvendosi”, sostituite da soluzioni differenti (ad esempio, la ripetizione dell’immagine in
posizioni successive).

la narrazione a fumetti parte 1

La tecnica di narrazione dei fumetti ha caratteristiche sue proprie, che solo in parte sono vicine a quelle degli altri media, cinema in primis. Infatti, anche se la struttura è vicina a quella del cinema, tanto che in entrambi i casi si parla di inquadratura, tagli, sequenze e piani america vari, il fumetto ha una sua caratteristica propria, o meglio una sua mancanza: il movimento. Dov’è infatti il movimento? Le immagini sono fisse, il movimento pertanto può essere solo “suggerito” e sta al lettore dover “completare” le indicazioni del disegno fisso con il movimento supposto.
Quali sono gli elementi che suggeriscono il movimento? Innanzitutto, il primo indicatore è la posizione del corpo. Un corpo in una posizione instabile, infatti,  suggerisce movimento nel momento in cui suggerisce che il corpo, non potendo rimanere nella posizione in cui è disegnato, deve muoversi. Ma è fondamentale la collaborazione del lettore. Questi deve individuare la posizione, inserirla in una sequenza di movimenti (di cui la posizione disegnata è una fase intermedia) ed individuarne il movimento e soprattutto la destinazione. La collaborazione è fondamentale, tanto che, mentre inizialmente il movimento veniva suggerito con delle linee disposte parallelamente al movimento che deve essere suggerito al lettore, con il passare del tempo le linee di movimento sono andate “dissolvendosi”, sostituite da soluzioni differenti (ad esempio, la ripetizione dell’immagine in
posizioni successive).

Di nuvole parlanti…

Un settore sempre amato dall’associazione è sempre stato il mondo dei fumetti. Due generazioni di Csb si sono confrontate a lungo e si confrontano tuttora su Tex, Dylan Dog, Capitan America e Pazienza o l’Eternauta. Purtroppo, per varie ragioni, non sempre la rivista associativa la Ciminiera ha potuto mettete a frutto queste e altre conoscenze in materia. E’ sembrato dunque a tutti noi questo blog lo spazio adatto per approfondire, commentare, discutere e, si spera, appassionare al grande mondo delle nuvole parlanti. Il resto a presto…

Come sopravvivere alla crisi e vivere contenti (almeno un poco)

Iniziamo questo spazio blog con qualche segnalazione anti-crisi, che male non fa. In tempi di difficoltà economiche, di cassa integrazione e licenziamenti facili, si spende e si consuma ancora tanto, forse troppo. Sarà perché si è abituati ad un tenore di vita più elevato e si fatica ad “abbassare il target”, sarà perché non è facile resistere alle lusinghe pubblicitarie sarà, sarà. sarà quel che sarà….

In questo spazio, vorremmo mostrare qualche esempio di lotta alla crisi che parte da un assunto diverso: non tagliare pensioni, stipendi e quanto altro (sempre agli stessi soggetti) ma rivedere lo spreco e ridisegnare un sistema di produzione e distribuzione troppo poco concentrato nel ridurre gli sprechi e troppo invece sul piangere sulla disponibilità economica che non c’è. non è così che si va avanti.

Così, in questi post, segnaleremo di volta in volta azioni e imprese che puntano a contenere gli sprechi e a riprogettare in funzione del risparmio e del recupero la filiera di produzione. Ed iniziamo subito con un esempio eccellente: l’Anmia di Torino. L’azienda che si occupa di smaltire i rifiuti della ormai ex capitale dell’auto ha da tempo avviato un’attività di recupero del materiale depositato dai cittadini presso l’isola ecologica da lei gestita. Incuriositi? A presto per sapere il resto…

POCA CULTURA IN CALABRIA? NO, TROPPA.

Quando dalla nostre parti avevamo già consumato due o tre civiltà, tutto il resto d’Europa non sapeva ancora farsi la barba. E non dico durante la solita Magna Grecia, ma anche per tutta la storia umana fino ai nostri giorni. Quasi. Oggi, checché se ne dica, la Calabria ha un nugolo di laureati e diplomati, e le scuole si sprecano. Bene, direte voi: e di cosa ti lamenti, allora?
Ma dell’assenza di tutta questa cultura da qualunque cosa non sia la cultura pura e semplice, ovvero astratta, teorica, teoretica, contemplativa, libresca. Succede un guaio, cade una Giunta regionale, la Comunità Europea vorrebbe darci soldi e la Regione non glieli chiede, la sanità è una voragine, le statistiche confermano che la Calabria è l’ultima fra tutte le regioni del continente sotto qualsiasi profilo, la maggioranza non si regola e l’opposizione fa ridere, ebbene, parlano il deputato Caio, il consigliere Tizio, parla Sempronio segretario di un partito di quattro gatti, insomma tutti hanno qualcosa da dire o se non se l’inventano, tutti, tranne gli intellettuali, i poeti, i prosatori, gli scienziati, i professori, i medici eccetera, i quali rigorosamente tacciono sopra tutto e il contrario di tutto. Vale per il mitico ponte sullo Stretto, di cui hanno detto qualcosa anche i più sperduti consiglieri circoscrizionali di Vattelapesca e sindacalisti di tre operai, ma nessuno ha mai sentito il parere di un ingegnere, di un economista, di un professore, di un meteorologo, di un talassologo, di un ittiologo, di un geografo, di un geologo, di un sismologo, e, scusate se esisto, di uno storico.
Quieto vivere, servilismo, superbia, ignoranza, astuzia… Una causa qualunque, importa poco, l’importante è tacere.
Così accade che in Calabria restiamo miseramente privi di analisi e di proposte, cioè proprio delle due cose che per definizione dovrebbero essere di stretta competenza degli intellettuali, e poi, ma solo poi, arrivare ai politici per la formalizzazione e l’attuazione.
Ecco cosa vorrei timidamente suggerire ai dotti della Calabria: che scendano un attimino dal piedistallo dove si ergono con la spada in mano e la corona d’alloro in capo, e dove, per l’altezza, respirano solo aria pura e balsamica, e si contamino alquanto con le piccole miserie della quotidiana vita dei vivi: l’economia che ha a pezzi; la disoccupazione che dilaga; la delinquenza, le strade che sono vecchie e superate, e quelle nuove cadono dopo due anni, quindi sono meglio quelle di prima; il turismo che dura quindici giorni invece che dieci mesi; i fiumi senz’argini; le città intasate di traffico; le scuole fatiscenti e senza laboratori… Insomma, ci sarebbe un bel poco con cui darsi da fare.
E, perché no, gli intellettuali potrebbero anche occuparsi di cose da intellettuali: difendere l’immagine della Calabria agli occhi del mondo; studiare e far conoscere il patrimonio archeologico, artistico e storico; recuperare i documenti e i libri dispersi, almeno in forma di supporti telematici…
Un corollario. Quando dico che i dotti devono interessarsi di politica, non dico affatto che si devono candidare e fare eleggere. Enrico Aristippo da Santa Severina, che visse e tragicamente morì alla metà del XII secolo, lasciò le traduzioni di Platone per diventare primo ministro di Guglielmo I, e, commettendo sciocchezze, finì tra i tormenti dell’iroso re; il prof. X, l’emerito Y, il dotto Z diventati deputati e senatori (non faccio nomi solo per umanità) sono serviti da specchietto per le allodole, e quando non servirono più, li hanno gettati via senza un saluto. No, i dotti, esclusi i presenti, non sanno fare politica attiva: hanno già il loro potere, quello della cultura, lo esercitino.

Blog ufficiale del CSB