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LA CIMINIERA – Luglio 2022

In questo numero:

I titoli che portano SL sono in Sala Lettura

Ho incontrato: Mario Loprete (Lino Natali) SL
Loprete Pittore e Scultore (Angelo Di Lieto) SL
L’arte, l’amore e il tradimento (Salvatore Conte) SL
La “concrete art” di Mario Loprete (Vittorio Politano) SL

Incontro con Ettore Santoro (Francesco Mirarchi) SL
Natuzza Evolo (Domenico Caruso) SL
Luna Nova (Bruno Salvatore Lucisano) SL
– Rimuovere dischi con comandi (Maurizio Natali)
– Etnie in Calabria (Silvana Franco)
– Don Mimmo Battaglia (Francesca Ferraro)
– Il mestiere più antico del mondo (Daniele Mancini)
– Jean-Léon Gérome “Frine” (Roberto Caffaroti)
– Le leggi Assire (Gabriele Campagnano)
– Le Équipe Formative Territoriali (Raoul Elia) SL

Leggi / Salva La Ciminiera – Luglio 2022

LA CIMINIERA – GIUGNO 2022

(Gli articoli contrassegnati con SL si possono leggere anche sul sito associativo fuori della rivista.)

Ho incontrato: Giovanni Curto – (Lino Natali) SL
La pittura Mineralica – (Vittorio Politano) SL
L’astrattismo sognante (Salvatore Conte) SL
L’arte delle trasparenze (Angelo Di Lieto) SL

Gli Esposti a Catanzaro (Antonio Iannicelli) SL
– Gianni Favasuli (Bruno Salvatore Lucisano)
– Un Mac in una tastiera… (Maurizio Natali)
– Doggerland (Raoul Elia)
– La Madonna con le corna – (GIANO)
L’acrolito (Silvana Franco) SL
– Cronaca..  (M. Dottore – A. Cortese)
Rino Rubino e la storia postale (Antonio Iannicelli) SL
– Il pugnale “Meteoritico” (Daniele Mancini)
– Gladiatrici di Roma (Gabriele Campagnano)
– Leonardo e il gigante Argo (Greta Fogliani)

LEGGI o SALVA gratuitamente La Ciminiera di Giugno 2022

 

Valori Repubblicani negli aspetti e caratteri dell’edilizia rurale nel Comprensorio della Riforma Agraria

Ad Isola di Capo Rizzuto nel cuore fondiario del Marchesato di Crotone, dove allora era possibile, e forse lo è ancora “cogliere l’articolazione socio – economica del Latifondo calabrese e scrutare gli intricati rapporti che legano gli uomini alla terra” l’illustre giornalista e scrittore Giovanni Russo (1955) raccolse una serie di testimonianze, nel corso di una più ampia indagine agraria sulla Calabria.
Nella circostanza, il Russo interrogò un malconcio pastore del luogo che era al servizio della più importante e famosa famiglia latifondista della Crotoniatide, quella dei baroni Barracco, nota anche in quanto un suo prestigioso esponente, Giovanni, donò allo Stato Italiano una rara collezione di opere d’arte dell’antichità mediterranea e medio orientale, conservata attualmente nel Palazzo della Farnesina in Via Dei Baullari a Roma.

Continua a leggere (o salva) Le Monografie n.ro 1-2022

CANTI – “Li molti vuci”

Uno dei più antichi componimenti della letteratura italiana (1231-1250) è il «Contrasto amoroso» in lingua volgare di “amante e madonna” di Cielo D’Alcamo, che prende il nome dal verso iniziale: «Rosa fresca aulentissima».

I due personaggi, un giullare e una ragazza, si producono in un gioco spontaneo e vivace di botta e risposta con la vittoria finale del corteggiatore.
Anche nella memoria calabrese è tuttora vivo il “contrasto” tra un giovane e un’onesta fanciulla, ignara della scommessa fatta dai suoi sette fratelli con l’audace avventuriero.

Domenico CARUSO


Continua a leggere il Quaderno n.ro 36

 

LA CIMINIERA – Maggio 2022

SOMMARIO

I TITOLI “Sala Lattura” si possono leggere singolarmente.

LEGGI (SALVA) LA CIMINIERA – MAGGIO 2022

Cavalleria e Ordini Cavallereschi

Il perché di questo volume

Parlare degli Ordini equestri non è certamente cosa priva d’importanza, poichè parlando di essi fatalmente si parla pure di storia religiosa, civile e politica di uno Stato e di una Nazione. Tant’è che da circa tre secoli vengono pubblicati su questo argomento quantità notevoli di lavori e ciò dimostra come sia sentita la necessità di narrare le origini e le vicende di quegli Ordini religiosi e cavallereschi, molti dei quali risalgono a tempi antichissimi, e continuano a dare un’idea completa ed esatta della pietà e del valore
dei nostri antenati.

In Inghilterra, sono state e vengono tuttora scritte opere pregevoli su questo argomento; ma i lavori italiani contemporanei, salvo sparute ottime comparse, sono di solito incomplete, se non errate. La maggior parte di quelle esistenti videro la luce nei secoli XVI, XVII e XVIII; ovviamente oggi ci appaiono datate e sono per questo ridotte d’interesse e di opportunità.

Questa nostra opera, è certamente non completa, ed è ben lontano dall’essere un Manuale storico degli Ordini cavallereschi esistenti, soppressi ed estinti presso tutte le Nazioni del mondo; si propone invece di essere un breve saggio, una tesina, si direbbe oggi, che corredato di una buona bibliografia (tutta presente nelle mensole della mia libreria) dia una idea di un mondo che è esistito e che in una società dove la prevaricazione, la crudeltà il disprezzo per la vita altrui era la norma, la Cavalleria, portando i suoi principi di difesa dei deboli, delle donne e della religione ha costituito una valida e nobile eccezione.

Si parla di quelle decorazioni, che danno all’insignito il titolo di cavaliere, e comunque si descrivono quegli ordini e quelle onorificenze, la cui storia, avrebbe potuto interessare il lettore.

Le incisioni ed illustrazioni in genere, che adornano queste pagine, sono limitate, e non sempre hanno una diretta relazione con il testo. Vogliono solo rappresentare in maniera visiva un piccolo spaccato di un mondo che non esiste più e che oggi, per taluni princìpi e per taluni propositi, può essere ritrovato nelle associazioni di volontariato o nei moderni Club Service che in parte accolgono le istanze proprie della Cavalleria.

Vengono così tramandati sentimenti che consentono ad alcuni cittadini di buona volontà, di aiutare il prossimo svolgendo per esso quelle azioni che ognuno vorrebbe gli venissero rivolte, e nell’aiutare i poveri, difendere gli indifesi, onorare e difendere la religione, si pone in essere quello che potrebbe essere compendiato nel programma che fu mio durante il mio periodo di Luogotenente governatore del Club Service Kiwanis e che recitava:

RISCOPRIAMO L’ALTRUISMO
Affinché
Il ricco soccorra il povero
Il sano curi il malato
Il sapiente educhi l’incolto
Il forte aiuti il debole.

LEGGI O SALVA il Quaderno n.32/2022

Un inedito prontuario alfabetico longobucchese

Si può ritenere come cosa certa che non è facile reperire, ai giorni nostri, un manoscritto che costituisce un originale vocabolario di termini e “modi di dire” dell’antico dialetto calabrese, più peculiarmente, parlato nel XIX sec. a Longobucco (Cs), importante centro dell’alta valle del Trionto, nell’area della Sibaritide.
Il testo, per questa collocazione cronologica, non è, pertanto, frutto di moderne trascrizioni, acquisizioni, ovvero di “rilevamenti linguistici” attuali o del passato più prossimo.
Si vogliono, innanzitutto, evidenziare, preliminarmente e di primo acchito, i caratteri di insularità, separazione ed isolamento socioeconomico che nel 1863, data di attribuzione ufficiale del testo, connotavano, alla luce di inoppugnabili riscontri oggettivi e fonti documentali, le fasce pedemontane del vasto acrocoro silano.
Il riferito settore territoriale costituiva, di fatto, una realtà topografica ed ecologica “dove la regione silana assumeva l’aspetto più selvaggio”, come annotava, peculiarmente, l’illustre geologo italiano Domenico Lovisato nel 1878, nel corso delle sue indagini scientifiche sulla Calabria Settentrionale.
I marcati caratteri legati all’ambiente fisico, effettualmente, come è assodato, hanno da sempre ridimensionato od addirittura annullato i fenomeni di quella sorta di “contaminatio” linguistica e gli influssi dei mass media, allora fra l’altro inesistenti, sui costumi e le parlate in genere delle popolazioni stanziate nell’entroterra della nostra Regione.
Il prontuario Longobucchese/Calabrese, in una oggettiva sequenza spaziale e temporale, può ritenersi antesignano, in una qualche misura, tramite il letterato e studioso Giuseppe Bartoli da Longobucco, di quegli studi filologici e linguistici affermatisi in Calabria nel XX secolo.

Mario Dottore – Antonio Cortese

Continua la lettura o salva: iDOSSIER n. 13/2022

La Ciminiera – Aprile 2022

IN QUESTO NUMERO – SL (sala lettura)

– Lino Natali incontra: Gregorio FALBO
– Foto+pittura=Gregorio FALBO (Pasquale Natali) SL
– Impressi nella bellezza dello stupore (Salvatore Conte) SL
– Pittura e fotografia in Gregorio Falbo (Angelo Di Lieto) SL
– Abbasso (Viva) il realismo (Raoul Elia) SL
– Il libro del mese (Francesca Ferraro) SL
– Italia mia: lupi e agnelli (Domenico Caruso) SL
– I palmenti (Silvana Franco) SL
– Massoneria catanzarese (Antonio Iannicelli) SL
– Futuro della Demotica (Maurizio Natali)
– Vittorio Lorioli (V. Dino Patroni)
– Oscure stagioni (Milena Manili)
– Franco Blefari (Bruno S. Lucisano)
– In Calabria: cap. V (Giano)
– Il mistero di Tule – (Raoul Elia)
– Le reliquie dei santi (Daniele Mancini)
– Elisabeth L.V. Le Brun (Roberto Cafarotti)

LEGGI/SALVA LA CIMINIRA Aprile 2022

CIVILTÁ MEDITERRANEE ED ORIZZONTI LINGUISTICI

           CIVILTÁ MEDITERRANEE ED ORIZZONTI LINGUISTICI              .

di Mario DOTTORE e Antonio CORTESE

   Il percorso culturale, materializzato con questo lavoro, si concatena, prioritariamente, a due specifici periodi storici, tra loro separati da un arco temporale di c.a. 10 secoli.
L’arco temporale, infatti, ha come estremi la classica Civiltà Greca, generatrice di un vitale movimento di Colonizzazione, anche verso le terre d’Occidente, e la Civiltà Bizantina, correlata ad un vasto ed intenso processo di ellenizzazione del Bruzio ed in generale dei territori dell’Italia Centro Meridionale ed insulari, a partire dal VI sec. d. C. c.a.
In tale contesto si inserisce, questa compendiata analisi conoscitiva sulle colonie greche nell’Italia Meridionale, specialmente di quelle Calabresi.
Lo studio intrapreso può, senz’altro, recare un positivo contributo per l’approfondimento di quei caratteri legati alla nostra primordiale identità etnica e culturale.
Nel quadro storico, economico e sociale di riferimento si colloca, infatti, “la questione grecanica”, il complesso, cioè, dei problemi storici, linguistici, etnici, culturali e religiosi relativi alle popolazioni ellenofone di Calabria e, più generalmente, dei Greci d’Italia.
Il presente “Dossier” sulla “vexata quaestio” non ha, certo, la pretesa di dare, in merito, dei dati definitivi e, tantomeno, di giungere a soluzioni precise e conclusive; ma ha solamente lo scopo di riesaminare e, perché no, di riproporre all’attenzione degli studiosi uno degli aspetti più interessanti della questione, cioè quello storico, che in nessun modo può essere disgiunto da quello linguistico.

CONTINUA A LEGGERE (O SALVA) iDOSSIER 12-2022 –>

“Briganti si muore…” – Volume Primo

   Il brigantaggio è sempre esistito, sia in forma singola che in forma associativa, mentre il “bando”, da cui il termine “bandito”, soprattutto nel Medioevo, era il provvedimento che un’autorità emetteva nei confronti di un persona o di un gruppo che doveva essere allontanato, esiliato, perché aveva commesso reati di opinione o atti lesivi verso la quiete pubblica.
Col tempo il termine “bandito” si è attenuato e così venne chiamato “brigantaggio”, nel quale si classificavano reati particolarmente criminali come omicidi, rapine, furti, stupri, ricatti e minacce, insomma azioni da briganti.
Il termine “brigantaggio”, si fa quindi derivare dal verbo “brigare”, cioè lottare, combattere, ma con obiettivi malvagi, contrapponendolo alla parola banditismo, che anche se similare, aveva una diversa più attenuata, temporale lettura.
Questo fenomeno si allargò enormemente su vasta scala nazionale nel XVI secolo, e soprattutto si sviluppò nel Centro-Sud italiano, allorché “un solitario”, al fine di mettere in atto azioni delittuose più impegnative, si aggregava ad altri per organizzare una vera e propria banda, che poi collegialmente agiva, per compiere furti, rapine, assassini, sequestri e ricatti.

   Così il brigantaggio, divenne reazione e lotta armata contro i grandi proprietari terrieri, contro i contadini, contro l’eccessiva fiscalità, contro il potere governativo, per divenire, dopo l’unificazione del territorio italiano sotto il re Vittorio Emanuele II di Savoia, anche lotta contro lo strapotere dei piemontesi.

dott. Angelo DI LIETO

Continua a leggere (o salva) iQuaderni n.30/1