Breve storia degli alieni parte 2: Insabbiamenti parte prima

Salve a tutti, ci siamo ancora, non ci hanno rapito gli alieni, né gli uomini in nero. Eccoci con la nuova puntata della nostra breve storia degli UFO. E che cos’è la storia degli UFO senza una storia dei relativi insabbiamenti? Le due storie si sviluppano in parallelo, a volte incrociandosi in modo interessante. Ecco come tutto è cominciato…

Cosa sarebbe la nostra storia degli UFO senza complottismo, uomini in nero, sparizioni e insabbiamenti? Ed eccone una prima razione: il caso Dahl.
Qualche giorno dopo il proprio avvistamento, Kenneth Arnold ricevette una telefonata da Ray Palmer (nessuna parentela con l’omonimo Atom dei fumetti DC Comics), editore della rivista esoterica Fate.
Palmer, che aveva intenzione di dedicare al caso Arnold la copertina parlando esplicitamente di extraterrestri, aveva appena saputo che altre persone avevano visto dei dischi volanti. E che addirittura ne avevano recuperato dei frammenti. Essendo Arnold, al momento, considerato dalla stampa l’unico esperto in materia, Palmer lo invitò, dietro compenso, ad intervistare questi nuovi testimoni per conto del giornale.
Arnold accettò.

L’episodio era accaduto alle due del pomeriggio del 21 giugno, quindi tre giorni prima dell’avvistamento sui monti Rainier. Testimoni quattro guardiacoste dell’isola di Maury, Tacoma, al confine con la frontiera canadese: Harold Dahl, suo figlio e due uomini d’equipaggio.
Dahl, che stava perlustrando il Puget Sound in barca, aveva visto scendere da una grossa nube una formazione di cinque corpi circolari larghi trenta metri. I cinque oggetti sembravano impegnati in una manovra di soccorso. Stavano infatti circondando un sesto oggetto, bloccatosi a 500 metri d’altezza sulla verticale della costa. Proprio da quest’ultimo sarebbe stata sparata una miriade di frammenti, alcuni dei quali caddero sulla motonave di Dahl, danneggiandola, ferendo al braccio il figlio di Harold ed uccidendo il loro cane.
Dopo un’ultima scarica di questo misterioso materiale, l’UFO, quasi si fosse alleggerito della zavorra, aveva ripreso quota e, allineandosi in formazione agli altri oggetti, si era allontanato verso il mare aperto con tutto il gruppo.
Il giorno seguente, Dahl aveva incontrato un collega ed amico, Fred Crisman, e gli aveva raccontato tutto. Crisman, inizialmente scettico, aveva deciso di battere la costa nella speranza di recuperare qualcuno dei misteriosi frammenti. E c’era riuscito il giorno dopo. Ma, chinatosi per raccogliere un frammento metallico, alzandosi si era trovato sopra la testa un disco volante, simile a quelli descritti da Dahl. L’UFO era uscito da una grande nuvola ed aveva effettuato un largo cerchio sopra la baia, prima di allontanarsi. Stava cercando di recuperare materiale compromettente?

Dahl, nel frattempo, riceveva la telefonata di uno sconosciuto che lo invitava a pranzo.
L’uomo accettò, pensando ad un possibile cliente per materiali di recupero con cui arrotondava di solito le entrate da guardiacoste. E qui comincia la puntata di X-Files: a mezzogiorno, Dahl incontrò il suo misterioso interlocutore. Era un uomo elegante, vestito completamente di nero. Un vero e proprio “man in black”, insomma.
Non appena i due si sedettero a tavola, l’uomo in nero iniziò a descrivere dettagliatamente tutto quello che era capitato a Dahl il giorno prima, al largo dell’isola di Maury; attenzione, l’uomo sembrava sapere nei minimi particolari cosa era successo. Poi, con fare tutt’altro che rassicurante, aveva sbottato: «Questo prova che so parecchio sulla vostra esperienza. Permettetemi di darvi un consiglio, signor Dahl. Per la vostra sicurezza e per quella della vostra famiglia, dimenticate quanto avete visto. Non parlatene con nessuno…».
Ma Dahl accettò ugualmente di raccontare la sua storia ad Arnold. Questi avvertì immediatamente l’Aeronautica e altrettanto immediatamente l’U.S.Air Force inviò il capitano Davidson ed il tenente Brown, della base di Hamilton in California, ad interrogare sia Dahl che Crisman. L’incontro, svoltosi alla presenza di Arnold, fu alquanto disturbante: Crisman e Dahl si mostrarono nervosi, impacciati, a tratti spaventati, a tratti reticenti. Sembravano confondersi nel raccontare la vicenda e, inoltre, dichiararono di aver perso le foto scattate agli UFO.

La base di Hamilton

Questo forse convinse i due militari che i guardiacoste avessero mentito per mitomania. Davidson e Brown si fecero comunque consegnare i frammenti raccolti da Crisman, per farli analizzare dai servizi segreti dell’Aeronautica. Poche ore dopo i due militari, con i preziosi frammenti, sarebbero saliti sul loro B-25, diretti ad Hamilton. Non vi sarebbero mai arrivati. Il loro aereo sarebbe misteriosamente esploso in volo, all’altezza di Kelso.
Il giorno dopo, i giornalisti sarebbero corsi a frotte da Dahl e Crisman, per chiedere un commento a caldo, ma inutilmente: i due erano spariti.
Qualche giorno dopo, Palmer, che si stava preparando a pubblicare con gran titoloni la storia di Dahl su Fate, ricevette la visita di un misterioso uomo vestito di nero. Questi come il suo compare all’incontro con Dahl, fece all’editore una strana proposta: tutte le coordinate dell’aereo precipitato il 23 giugno in cambio del silenzio sul caso Dahl. L’uomo sembrava conoscere alla perfezione il punto preciso ove si trovava l’aereo perduto, alle pendici del South Tacoma Glacier, molto a più a sud di dove tutti i piloti lo avevano cercato. In questo modo Palmer avrebbe potuto intascare la taglia per il ritrovamento; in cambio, però, avrebbe dovuto censurare l’intervista di Arnold a Crisman e Dahl. Ovviamente Palmer accettò.
L’aereo sarebbe stato ritrovato proprio nel punto indicato.

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