Breve storia degli alieni parte nona: misteriosi crash di UFO negli USA 1 – Il caso Aztec

La storia dell’UFO Crash di Aztec raccontata da Frank Scully in una pubblicazione da edicola con la classica copertina a colori, ufo circolari sulla città e il panico dei cittadini.
Behind the flying saucers di Frank Scully
Questa volta si parla di un velivolo che avuto un contato molto ravvicinato con la terra, nel senso del suolo, però.
Il primo UFO crash landing più meno documentato pare sia avvenuto ad Aztec, nel Nuovo Messico, il 25 marzo 1948 (più o meno). ma anche in questo caso, la storia è complicata assai piuttosto anziché no.

La storia in pillole

Nell’ottobre e novembre 1949 il giornalista statunitense Frank Scully pubblicò un articolo in due puntate sulla rivista Variety in cui raccontava una storia che gli era stata riferita da due uomini sulla caduta al suolo di un UFO nel nord-ovest del Nuovo Messico, vicino al confine dell’Arizona, avvenuta il 25 marzo 1948.
Secondo la narrazione, abbastanza romanzata, di Scully, il disco sarebbe infatti precipitato nei pressi di un ranch, a 12 miglia da Aztec. Lo strano oggetto volante misurava 30 metri di diametro, la sola cabina di pilotaggio, circa 6 metri.
Il centro dell’aeromobile pre fosse fisso, l’anello esterno rotante, ed anche ad una velocità terrificante, tanto che Scully lo paragona ad un elicottero a propulsione magnetica, anche perché all’interno non erano presenti reattori o motori simili a quelli a noi noti.
Secondo il giornalista statunitense, la nave spaziale era alimentata da onde magnetiche provenienti dal sole. A spiegarlo sarebbero stati proprio gli scienziati accorsi sul posto. Queste radiazioni avviluppano la Terra e la Luna con milioni di emissioni. Il segreto per spostarsi da un pianeta all’altro consisterebbe nel passare da un campo positivo ad uno negativo, e ciò è quanto i dischi volanti probabilmente sarebbero in grado di fare.
E’ inutile dire che l’UFO presentava 2 tipi di metallo completamente sconosciuti sulla Terra…
Dentro l’UFO gli agenti dell’esercito avrebbero rinvenuto i corpi di 16 esseri di aspetto umanoide, dalla pelle annerita e dalle piccole dimensioni.
Curiosamente, i loro vestiti, a dispetto della loro tecnologia straordinariamente evoluta, apparivano antiquati nello stile, simili a quelli in voga intorno al 1890, ma il tessuto era dai un materiale ovviamente sconosciuto…
Come sistema di comunicazione, gli scienziati avrebbero rinvenuto una scatola delle dimensioni di un pacchetto di sigarette priva di cavi e valvole, con un suono simile al sonar (uno smartphone prima maniera?).
Pare inoltre che la squadra abbia rinvenuto anche una specie di libro, dalle pagine indistruttibili e scritto con caratteri sconosciuti.
la storia, secondo Scully, sarebbe stata raccontata da un certo Silas Mason Newton, uomo d’affari impegnato nell’industria petrolifera e da un suo vecchio amico, dal quale aveva appreso che un team di scienziati era intervenuto, per conto del dipartimento della difesa, in un’operazione top secret su di un UFO caduto nei pressi di Aztec. A queste fonti, si aggiungerebbe anche Leo Ge Bauer, uno studioso specializzato in magnetismo che ebbe modo di conoscere uno di quei ricercatori incaricati dal governo USA di indagare sul principio alla base del sistema di propulsione dei dischi volanti.
Come può essere facilmente comprensibile, la pubblicazione del libro di Scully provocò un pandemonio, sia nell’opinione pubblica, affatto silenziosa e decisamente terrorizzata dal fenomeno UFO, sia nelle alte sfere del pentagono, meno terrorizzata ma di certo infuriata perché tutti i tentativi di tenere sotto controllo la mania degli UFO stavano per andare a farsi benedire. Ma, a differenza dell’opinione pubblica, le autorità avevano modo di intervenire, e decisero di partire all’offensiva.

La controffensiva dei servizi segreti

Sul piano ufficiale, l’attacco a Scully e co. venne dalle colonne della rivista True, il cui direttore, Ken Purdy, aveva della ruggine nei confronti del giornalista.
All’atto della pubblicazione del libro di Scully, Purdy si era infuriato perché il giornalista aveva optato per la pubblicazione del proprio racconto in un libro, in luogo di farne una serie di inserti per le pagine della celebre rivista.
Fu così che,n lungo articolo, comparso nel settembre del ’52, le figure di Silas Newton e Leo GeBauer, quest’ultimo presentato come il “vero Dr. Gee”, venivano poste in una luce equivoca ed infamante ed indicate come le uniche fonti di “Behind the Flying Saucers”.
Determinato a condurre sino in fondo la propria azione demistificante, il direttore di True arrivò persino ad offrire a Scully la somma di 25.000 dollari affinché riconoscesse ufficialmente di essere stato ingannato dai due.
Simultaneamente, un certo H. Flader denunciò alla rivista di essere stato truffato, nel ’49, da GeBauer e Newton per la cifra di 250.000.

Articolo del Denver Post 14 Ottobre 1952
Articolo del Denver Post 14 Ottobre 1952

Con solerzia incredibile e degna di miglior causa,
la notte successiva alla notifica dell’atto di citazione, gli agenti dell’FBI arrestarono simultaneamente GeBauer a Phoenix e Newton a Hollywood.
Il fattore attorno al quale gravitò la vicenda processuale, fu dato dalla presunta inaffidabilità del “doodlebug”, il rabdomante elettromagnetico elaborato da GeBauer. Riconosciuti colpevoli di truffa aggravata, Newton e GeBauer furono condannati in primo grado a trent’anni di reclusione.
I giornali diedero ampio risalto alla notizia e la storia di Scully e gli altri divenne per tutti sinonimo di truffa.

la riabilitazione

The Roswell Incident by Charles Berlitz & William L. Moore
The Roswell Incident by Charles Berlitz & William L. Moore
A ripescare dall’oblio il “caso di Aztec” fu il famoso ricercatore Leonard Stringfield, che negli anni settanta si era specializzato sugli UFO crashes pubblicando una serie di articoli sull’argomento. A seguito di una paziente ricerca, Stringfield giunse in possesso di 2 elementi acquisiti da fonti direttamente coinvolte:
1) l’informazione, ricevuta nel 1980, da un ex ufficiale dell’Intelligence, relativa ad un rapporto da questi visionato, nel quale si parlava esplicitamente di un UFO precipitato presso White Sands, nel ’48;
2) il nome di un importante ufficiale dell’aviazione, comunicatogli dal ricercatore Spencer Carr, nel 1982, che presenziò all’operazione di recupero del disco di Aztec.
Striengfield riuscì perfino a ricavare un identikit degli esseri rinvenuti nel disco precipitato e non possiamo fare a meno di notare la loro inquietante somiglianza con il presunto alieno del famigerato Santilli Footage.
In seguito si seppe che Stringfied aveva subito minacce e intimidazioni a causa del suo interesse per il caso in questione.
Ricostruzione grafica di uno degli esseri recuperati ad Aztec, New Messico. Impressionante la similitudine con il presunto alieno del Santilli Footage
Ricostruzione grafica di uno degli esseri recuperati ad Aztec, New Messico. Impressionante la similitudine con il presunto alieno del Santilli Footage

All’inizio degli anni ’80, un altro ricercatore, William Steinman, sull’onda dell’interesse sorto nella comunità ufologica nei confronti del tema degli UFO crashes (a seguito anche della pubblicazione de “l’incidente di Roswell” di Bill Moore, di cui parlammo in altra sede), decise di riconsiderare la vicenda Scully. Nel 1986, il ricercatore statunitense pubblicò un libro, dal titolo “UFO Crash at Aztec – A Well Kept Secret” (l’incidente di Aztec – un segreto ben custodito), scritto con la collaborazione dell’ex tenente colonnello dell’USAF Wendell C. Stevens, che tentava di ricostruirne la storia.
Steinman e Stevens sostengono che dopo la parziale fuga di notizie dell’evento di Roswell, il Governo degli Stati Uniti si era ben organizzato. L’argomento era di tale importanza che gli ordini vennero direttamente dal Presidente Truman, che creò un gruppo composto da politici e militari di più alto grado per gestire e coprire ogni informazione sugli UFO.

Questa sarebbe la ricostruzione dei due ricercatori.
Il 25 marzo del 1948 tre diversi radar – tra cui un radar sperimentale molto potente – captarono un oggetto non identificato nei cieli a sud-est degli Stati Uniti.
Quando le onde radar lo individuarono, l’UFO sembrò perdere il controllo e cominciò a scendere rapidamente.
I radar lo seguirono e riuscirono a determinare con una certa precisione il luogo in cui era caduto.
Subito si scatenò un frenetico via vai di telefonate, per comunicare alle autorità governative e all’Esercito la notizia. Venne informato il generale Marshall che chiamò il Presidente Truman e le massime autorità dell’Esercito. Queste non ci misero molto a stabilire a chi toccasse la patata bollente: affidarono subito a Marshall la direzione dei lavori per il recupero dell’UFO e degli eventuali superstiti.
Il generale Marshall incaricò il Prof. Vannevar Bush di scegliere in breve tempo un’equipe di scienziati specializzati in varie discipline, che potessero analizzare i resti del disco volante precipitato. Mentre il Prof. Bush organizzava la sua équipe, un gruppo di elicotteri dell’IPU (Interplanetary Phenomenon Unit), di base a Cam Hale, volava incessantemente sopra il disco volante per impedire che qualsiasi intruso si avvicinasse.
Per ordine del Segretario di Stato, il luogo dove era precipitato l’UFO fu confiscato ai padroni e divenne proprietà dello Stato: il terreno fu recintato e riempito di cartelli di divieto di accesso per evitare che chiunque vi potesse penetrare.
Sul luogo arrivarono 3 grandi camion, carichi di ogni tipo di materiale per il recupero, e il gruppo di scienziati, tutti perfettamente istruiti sulla delicatezza della loro missione.
Verificato che la nave non emetteva alcuna radiazione pericolosa, gli scienziati si avvicinarono e cominciarono un’accurata analisi della parte esterna, da cui sarebbe emerso quello che abbiamo già detto sopra.
Recentemente, il caso è stato riportato in auge da un documentario uscito in America nel 2004. Scott Ramsey del N. Carolina ha condotto, sul presunto crash del marzo 1948 nell’Hart Canyon a Nord di Aztec, moltissime ore di ricerca e declassificato con successo materiale riguardante l’incidente.
Nel 2011 è stato scoperto un documento, datato 22 marzo 1950, che sarebbe stato redatto da un agente dell’FBI, Guy Hottel, e indirizzato al capo dell’organizzazione, Edgar Hoover. Nel documento, successivamente chiamato “Memo Hottel”, l’agente informava Hoover che in Nuovo Messico erano caduti tre UFO e al loro interno erano stati ritrovati i corpi di alcuni umanoidi, di statura molto piccola. Per gli ufologi il documento era una prova dell’autenticità dell’incidente di Aztec, mentre gli scettici trovavano strano che un documento del genere non fosse stato classificato come segreto. Successivamente è stato scoperto che il cosiddetto “Memo Hottel” in realtà non è altro che il racconto ripreso da un articolo pubblicato sul The Wyandotte Echo, quotidiano di Kansas City; l’articolo sarebbe invece a sua volta basato sul racconto di un commerciante locale di automobili e su quello del direttore di una stazione radio locale, non verificati.
Nel 2011 è stato inoltre pubblicato un altro libro sull’incidente, scritto da Scott e Suzanne Ramsey con la collaborazione di Frank Thayer. Nel libro vengono presentati nuove testimonianze e diversi documenti; secondo gli autori, infatti, l’incidente sarebbe realmente avvenuto più o meno come è stato originariamente descritto da Scully. L’ufologo Kevin Randle, autore di un libro sul caso Roswell, ha però trovato diverse incongruenze nel libro dei Ramsey.
Dunque la caduta dell’UFO è avvenuta o no?
Sapremo mai la verità?
Boh

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