19 luglio 1992

Paolo Borsellino
Per tutti gli italiani, almeno per quelli che ci credono, nella giustizia (e speriamo sia la stragrande maggioranza), oggi è un giorno particolare. Per chi ha scelto la strada, irta e tortuosa ma unica moralmente valida, della difesa della legalità, oggi è un giorno triste, perché 28 anni fa un attentato vigliacco ci ha portato via il giudice Borsellino e la sua scorta, devastando una strada di Palermo, la famigerata via D’Amelio, e le nostre coscienze.
Cosa è successo dopo, lo si sa, almeno per grandi linee. Quattro processi Borsellino, varie inchieste e condanne, se hanno indicato i responsabili materiali, non hanno chiarito definitivamente gli spazi grigi, le zone d’ombra, i contatti, le trattative, le collusioni che pure compaiono a mezza voce anche nei dettagli dei processi e che sono ancora oggetto di discussione e dibattito.
Così siamo qui, anche quest’anno, a testimoniare.
Con il ricordo, la parola, le immagini, le nostre responsabilità, i nostri momenti di cedimento, i nostri dubbi, le nostre fragilità di esseri umani di fronte al supremo sacrificio compiuto da questi servitori, a cui non smetteremo mai di essere grati, né di tributare i giusti onori e il giusto riconoscimento peril sacrificio e il messaggio, forte e chiaro, che riecheggia nelle nostre coscienze: la mafia non è invincibile ma, per vincerla, dobbiamo impegnarci giorno dopo giorno. A partire dalle nuove generazioni, a cui dobbiamo indicare la strada con l’esempio e la buona volontà, e la fiducia in un futuro migliore, senza i tentacoli della piovra che avvelenano ancora il nostro presente.

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