I mostri dell’immaginario puntata 10: I Telchini

Decima puntata di questa carrellata sull’immaginario teratologico (ovvero sul mondo dei mostri) dedicata, stavolta, ad una antica popolazione mostruosa, parente delle sirene e dei tritoni: i Telchini.


I telchini, in greco antico Τελχῖνες, Telkhines, per quello che si ricava dalle fonti, erano servitori della divinità ancestrale definita Grande Madre e i primi abitanti dell’isola di Rodi, ma erano conosciuti anche a Creta e Cipro, come racconta Strabone (Geografia XIV, 2.7). Secondo le varie tradizioni, sarebbero Figli di Ponto e Gea ( Tzetzes a Teogonia 80) o di Tartaro e Nemesi (Diodoro Siculo, Biblioteca Historica V, 55.1) o ancora del sangue di Urano (Nonno di Panopoli, Le Dionisiache XIV, 36ff). Oppure di Ponto e Thalassa od ancora figli di Poseidone.

Aspetto

I telchini dovrebbero avere una struttura ittioforme: base umana dal busto in sù, mentre la parte inferiore, come per i tritoni, ha forma di pesce, con tanto di coda. Tuttavia, le fonti sono discordanti su questo, così come su tutto quello che riguarda questa strana popolazione: erano anche definiti stregoni o demoni invidiosi e con un aspetto distruttivo così come lo era lo sguardo o che avessero pinne al posto delle mani e le teste di cani o che fossero figli dei pesci od anche dotati del potere di portare grandine, pioggia e neve nonché di assumere qualsiasi forma desiderassero.
Nella loro malvagità potevano produrre una sostanza velenosa ed erano paragonati ad Alastore per aver condizionato le incessanti peregrinazioni della gente o chiamati Palamnaioi per aver versato l’acqua avvelenata del fiume Stige od ancora che fossero ricoperti di aculei velenosi, tanto da assomigliare ai ricci di mare, o accomunati ai tritoni.

Un tritone
Un tritone

In nomine omen

Curiosa l’etimologia del nome telchini, formato direttamente dalla radice θέλγ- del verbo θέλγε,che ci riporta al XII libro dell’Odissea, in cui Ulisse narra dell’incontro con le sirene, a cui il verbo è collegato più volte.

 Callimaco
Callimaco

Nel mito e nella Letteratura

In alcuni racconti, i Telchini sono anche detti Cabiri, prendendo il nome dal monte Kabeiros, in altri si narra che fossero divinità giunte in Grecia dalla Frigia per stabilire un proprio culto personale, e che il nome Telchini venisse da loro adottato soltanto quando si stabilirono nell’isola di Rodi.
Diodoro Siculo le identifica come creature infernali, e riporta che abitarono anche a Creta, ivi condotte da Rea per prendersi cura di Zeus bambino, 3.55.1-3; sempre Diodoro sarebbero stati nemici del dio Apollo, che per annientarli avrebbe scatenato un forte diluvio sull’isola, al quale però i telchini sarebbero scampati preventivamente, 3.56.1. Abilissimi fabbri, secondo Callimaco, nell’Inno a Delo, forgiarono il tridente di Poseidone; anche il poeta di Alessandria è concorde nel dire che un diluvio si abbatté su di loro, probabilmente sterminandoli tutti.
Gli dei (Zeus, Poseidone ed Apollo), li avrebbero uccisi poiché avevano utilizzato più volte la magia per scopi malvagi tra cui l’esempio di avvelebare l’acqua del fiume Stige per poter distruggere campi, animali e raccolti; questa azione, secondo Nonno di Panopoli, sarebbe stata la loro vendetta per essere stati scacciati da Rodi dagli Eliadi.
Nel famoso prologo agli Aitia di Callimaco, i telchini sono in grado di cantare, sebbene in questo caso il poeta si soffermi sull’esecrabilità del canto in contrapposizione con i propri testi. Proprio per la partecipazione alla sfera del canto e l’appartenenza al mondo marino, i telchini sarebbero da considerare una sorta di versione maschile delle sirene, sebbene l’iconografia delle sirene classiche, pur con qualche ecccezione, sia ornitoforme e non ittioforme: da tenere anche in considerazione

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