I mostri dell’immaginario puntata 11: I ciclopi

Undicesima puntata di questa carrellata sull’immaginario teratologico (ovvero sul mondo dei mostri) dedicata, stavolta, ai mostri classici che più classici non si può: i Ciclopi.

Ulisse acceca Polifemo: Museo archeologico di Argos – Grecia
Ulisse acceca Polifemo: Museo archeologico di Argos – Grecia

Aspetto

L’aspetto dei ciclopi si è definito nel tempo come giganti (eredità della parentela titanica, probabilmente), dotati di un occhio solo, al centro della fronte e di una forza considerevole.

Odilon Redon, Le Cyclope, museo Kröller-Müller
Odilon Redon, Le Cyclope, museo Kröller-Müller

Nel mito e nella Letteratura

Esistono due versioni sulle origini di Ciclopi nella mitologia greca. Nella Teogonia di Esiodo, i Ciclopi sono solo tre: Bronte, Sterope e Arge, e sono, come i Titani e gli Ecatonchiri (altrimenti Centimani), figli di Urano e di Gea (Esiodo, Teogonia, v. 139). Questi Ciclopi, figli di Urano e Gea, appaiono come esseri civilizzati e positivi, in quanto alleati degli dei olimpici. Inoltre, essi vengono descritti come abilissimi artigiani e alti conoscitori dell’arte della lavorazione del ferro: la loro attività principale era fabbricare, nella fucina divina dentro l’Etna, i fulmini di Zeus. Nel più tardo Inno ad Artemide di Callimaco, i Ciclopi sono individuati come gli aiutanti di Efesto, il dio fabbro.

Alessandro Gherardini: Vulcano e i Ciclopi nella fucina – Pittura del XVIII sec
Alessandro Gherardini: Vulcano e i Ciclopi nella fucina – Pittura del XVIII sec

In Omero, invece, come sanno anche gli studenti della Scuola primaria, i Ciclopi sono tuttaltro: nell’Odissea, libro IX, ridotti al rango di esseri mostruosi, i giganteschi energumeni vivono isolati l’uno dall’altro in caverne naturali, non conoscono agricoltura e vino e praticano la pastorizia per vivere, non disdegnando, all’occorrenza, di cibarsi di esseri umani. In questo caso, essi sono figli “soltanto” di Poseidone.
I celebri versi di Omero immortalato la loro condizione di esseri preistorici e comunque non civilizzati, secondo il modello greco: «Questi si affidano / ai numi immortali: non piantano alberi, / non arano campi; ma tutto dal suolo / per loro vien su inseminato e inarato, / orzo e frumento e viti che portano vino / nei grappoli grossi, che a loro matura / la pioggia celeste di Zeus»
Di questi ultimi conosciamo solo un nome, Polifemo (ma molti sostengono che sia un epiteto, in quanto polifemo vuol dire “molto famoso”), il ciclope antropofago che non conosce le norme della xenia e che viene imbrogliato da Ulisse, che, per vendicarsi delle morti dei compagni d alui sbranati, lo acceca.
Tucidide nel libro VI delle sue Storie scrive: «Si dice che i più antichi ad abitare una parte del paese fossero i Lestrigoni e i Ciclopi, dei quali io non saprei dire né la stirpe né donde vennero né dove si ritirarono: basti quello che è stato detto dai poeti e quello che ciascuno in un modo o nell’altro conosce al riguardo.»

Ciclope, illustrazione del 1680
Ciclope, illustrazione del 1680

Le spiehgazioni “razionali”

Fin dall’inizio, i tentativi di “razionalizzare” i mostruosi ciclopi non si sprecano.
Secondo molti commentatori, sia antichi che moderni, essi erano affetti da ciclopia, una forma dell’oloprosencefalia, patologia in cui il cervello si presenta unico, non distinto cioè nei due emisferi. Tale malattia si può presentare con diversi gradi di gravità, tra i quali la ciclopia è la forma “completa”.
Secondo un’altra ipotesi, la leggenda dei Ciclopi potrebbe essere nata a causa di alcuni ritrovamenti di fossili di elefanti nani, vissuti in Sicilia nel Paleolitico. La particolarità dei loro crani è di avere un grande buco al centro, che non è altro che il foro nasale dell’elefante. Tali resti fossili potrebbero quindi essere stati scambiati per uomini giganteschi con un occhio solo: infatti il filosofo Empedocle afferma che “in molte caverne siciliane furono ritrovati fossili di una stirpe di uomini giganteschi oggi scomparsa”. Tuttavia, di tali ritrovamernti non se ne parla, se non in età tarda (tardo ellenistica e romana).
L’ipotesi più attendibile rimane oggi, probabilmente, quella, avanzata già nell’antichità, secondo cui i Ciclopi, antichi fabbri, fossero in realtà degli artigiani emigrati da oriente fino alle isole Eolie dove si sono trovate tracce della lavorazione dei metalli durante la facies Diana (IV millennio a.C.). I riscontri archeologici potrebbero così confermare il mito che li voleva residenti proprio su tali isole.
La presenza di un occhio solo potrebbe essere una tradizione legata all’usanza di coprire con una benda l’occhio sinistro per proteggerlo dalle scintille o da un ipotetico tatuaggio sulla fronte rappresentante il Sole, elemento al quale questi antichi artigiani potevano probabilmente essere devoti.
Preferisco non commentare.
Tommaso Fazello, storico, letterato e teologo siciliano vissuto nel XVI secolo, credeva nei ciclopi chiamandoli popolo dei giganti e racconta di numerosi ritrovamenti anche in Sicilia di cadaveri di giganti, che però, una volta venuti alla luce, come nella tradizione diffusa non solo in Sicilia ma un po’ in tutto il Meridione d’Italia, si riducono in polvere, non lasciando tracce se non qualche dente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.