I mostri dell’immaginario puntata 15: Gli Artibatiri o Artabatici

Quindicesima puntata di questa carrellata sull’immaginario teratologico (ovvero sul mondo dei mostri) dedicata, anche stavolta, a una razza di mostri semisconosciuti: gli Artibatiri o Artabatici.

Gli Artabatici (conosciuti anche come Artibatiri) sono un popolo favoloso dell’Africa meridionale, citato anche da Plinio il Vecchio nella Naturalis historia. Secondo la tradizione mitologica, gli artabatici erano uomini con un’andatura quadrupede.

Nel mito e nella Letteratura

Plinio li descrive così: «Reliqua deserta, dein fabulosa: ad occidentem … Artabatitae quadrupedes, ferarum modo vagi» (Plin., Nat. His., Liber VI, 195, «Tralasciando gli altri, da qui in avanti [esseri] favolosi: verso occidente (…) gli Artabatici quadrupedi, che vagano come animali selvatici»). E’ evidente in Plinio, anche se sotteso dall’accostamento agli animali dei quadrupedi Artabiri, la ripugnanza per questti esseri umanoidi che, evidentemente, appartngono ad uno stadio culturale primitivo (come bestie selvagge, li descrive Plinio, cioè senza legge, senza dio ecc…).
Ne Il Dittamondo di Fazio degli Uberti, con precisione nel libro quinto capitolo XXI (vv. 60-80), gli Artabatici sono appena citati: “Questa gente, ch’io dico, il corpo fascia da lo bellico in giú di frondi c’hanno e l’altra parte tutta nuda lascia. Lo piú del tempo come bestie vanno in quattro pie’; di locuste e di grilli la vita loro i miseri fanno. Non san che casamenti sian né villi; tane e spilonche sono i loro alberghi; or qua or lá ciascun par che vacilli. Dietro Atalante e Morocco hanno i terghi; gli ultimi questi sono nel ponente, neri a vedere come corbi o merghi. Io dimandai Solino: “Questa gente come si noma? E contami ancora se cosa da notar ci ha piú niente”. “Artabatici, mi rispuose allora, nomati sono e per questo diritto niente piú, che sia da dir, dimora. Ma vienne omai, ch’assai di loro è ditto”.

Come si vede, la descrizione del popolo mostruoso è molto generica, incentrata sulla “negazione” della normalità, soprattutto sui loro costumi, in particolare abitativi (Non san che casamenti sian né villi; tane e spilonche sono i loro alberghi; or qua or lá ciascun par che vacilli.) e sull’alimentazione. Sulla locazione geografica, come si intuisce, gli Artibatiri si collocano nell’area meridionale, quella, per intenderci, in cui mappe riportano scritto solo “Hic sunt leones”.
La camminata a quattro zampe se, da un lato, li diisumanizza avvicinandoli agli animali, dall’altro va inserita nella più ampia casistica della deformazione fisica del mostro, del diverso, per cui vanno considerati come gli Antipodi riflessi speculari dell’uomo. Non a caso anche gli Artibatiri sono collocati al limite estremo dell’ecumene.

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