I mostri dell’immaginario puntata 3: gli Acefali

Terza puntata della rubrica dedicata ai mostri del nostro immaginario. In questa puntata parliamo dei celebratissimi Acefali.

 A sinistra degli Africani, raffigurati con la pelle nera, e a destra degli Acefali a cavallo di un caprone. Da un manoscritto bavarese del 1440-1450 (Stenou 1998).
A sinistra degli Africani, raffigurati con la pelle nera, e a destra degli Acefali a cavallo di un caprone. Da un manoscritto bavarese del 1440-1450 (Stenou 1998).


Gli Acefali? Ma non ne abbiamo già parlato in precedenza?
Ni. Considerate che la teratologia è una disciplina molto antica, che si perde nel lontano passato e si diffonde in un’area geografica amplissima, praticamente quasi tutto il globo, dato che gli Oceani sono stati da sempre area del mostruoso, anche perché a lungo spazio dello non conosciuto, al limite dell’inconscio. Così non deve sorprendere che la teratologia soffra di sovrapposizioni, duplicazioni, errata corrige vari ecc…
E infatti qualcosa del genere è successo: Acefali e Blemmi condividono una storia complessa e contraddittoria.
Quale? Vediamola un po’ insieme.
Il mito di un popolo, sprovvisto di testa e con occhi, bocca e naso sul torace era diffusa già, come abbiamo detto nell’articolo dedicato ai Blemmi, nell’antica Grecia. Secondo Erodoto, ad esempio, gli abitanti della Libia credevano che la parte occidentale del loro paese fosse abitata da esseri con simili caratteristiche. La leggenda viene poi ripresa dagli scrittori romani, che però tendono ad identificare gli Acefali nei Blemmii, un popolo storicamente esistito, di razza etiopica e di lingua camitica. Questi Blemmi, come si è detto, pare abitassero tra la vallata del Nilo ed il Mar Rosso e fossero molto temuti a causa delle loro incursioni in Egitto.
Tuttavia, il problema dell’esistenza di una razza di esseri acefali non è così facile da definire: c’è anzi chi, come Aulo Gellio (Noctes Atticae IX, 4), non dà alcun credito alla loro esistenza.
È sicuramente apocrifo un brano, ampiamente citato dagli autori del Rinascimento, nel quale sant’Agostino affermerebbe di aver visto personalmente alcuni acefali in occasione di un suo presunto viaggio apostolico in Etiopia.
Malgrado la confusione imperante e le numerose attestazioni di scetticismo, il mito degli Acefali ha attraversato il mondo classico, per essere traghettato prima nel Medioevo e poi anche oltre, fino ai primi bagliori della nuova scienza galileiano-newtoniana.
Degli Acefali, infatti, parleranno ancora il medico Hartmann Schedel nel suo Liber chronicorum (1493), Sebastian Münster, nella sua, decisamente molto modesta, Cosmographia universalis (1544) e Konrad Licostene nel suo Prodigiorum ac ostentorum chronicon (1557). La fede cieca in mostri acefali mai visti da nessuno, ma continuamente descritti come reali si prolunga fino a tutto il Seicento, come si diceva più sopra. Solo nel Settecento, infatti, verranno poste le basi della moderna teratologia, e comunque ancora a lungo, sebbene solo nelle aree periferiche dell’Occidente, le storie su mostri, acefali e non, riempiranno le fonti di comunicazione, e questo malgrado, nel frattempo, si siamo moltiplicate le descrizioni obiettive dei cosiddetti mostri e siano state sfatate molte leggende su di loro.
Non ci si può meravigliare, quindi, se i nostri cari Acefali compaiono anche nelle due opere teratologiche italiane più importanti del primo Seicento: il De monstrorum caussis, natura et differentiis (1616) di Fortunio Liceti e la mastodontica Monstrorum historia (1642) di Ulisse Aldrovandi.
Liceti affronta l’argomento Mostri ricalcando il concetto agostiniano dell’anomalia razziale, mentre Aldrovandi prova a razionalizzare la teratologia ricorrendo all’ipotesi di una semplice assenza del collo (1).

Acefalo con cappello, da un volantino italiano a stampa del Cinquecento (Tosti 1996).
Acefalo con cappello, da un volantino italiano a stampa del Cinquecento (Tosti 1996).

Geografia acefala

Ma, ammesso che siano esistiti, dove si dovrebbero cecare questi esseri senza testa?
La loro geografia è molto variabile. Come detto sopra, gli antichi collocavano gli Acefali in Libia, forse confondendoli con i Blemmi; i viaggiatori medievali, invece, li cercavano prevalentemente in India, mentre, nel XVI secolo, questi esseri lettteralmente decerebrati vengono spostati in Angola e nei Caraibi.
Il navigatore e scrittore inglese Sir Walter Raleigh (1522 ca. – 1618), ad esempio, nei suoi scritti parla di una popolazione di acefali, gli Ewaipanoma, che viveva nell’America meridionale, anche se ammette di non averli visti direttamente. Malgrado la sua inattendibilità, questa segnalazione e i suoi racconti diedero origine ad una nuova mania per gli Acefali, questa volta con una nuova iconografia: secondo le descrizioni di Raleigh, essi sono rappresentati con degli archi e delle frecce enormi, in un paesaggio che evoca quello americano.

Gli Ewaipanoma secondo la descrizione di Sir Walter Raleigh (Stenou 1998).
Gli Ewaipanoma secondo la descrizione di Sir Walter Raleigh (Stenou 1998).

Si fa presto dire acefalo

Il Dizionario delle scienze naturali nel quale si tratta metodicamente dei differenti esseri della natura, volume X, edito per V. Batelli e compagni, 1839 (ben 671 pagine di stranezze) riporta la suddivisione di Geoffroy Saint-Hilaire, il quale ripartisce gli Acefali in diverse “sottorazze”. Ci sono:
i Coccicefali, che hanno la testa a forma di coccige;
i Crittocefali, la cui testa è invisibile esteriormente;
gli Anencefali, ovvero esseri dotati di testa ma senza cervello (si, tanto anche a molti uomini serve solo per peso). Questi ultimi, a rigor di logica, non sarebbero veramente Acefali, sebbene la loro “scatola aperta verso la linea media, e composta di due metà arrovesciate e discoste da ambedue i lati a guisa di ala di piccione” . I Crittocefali avrebbero invece “la testa ridotta ad una riunione di parti ossee”, mentre i primi avrebbero “un tronco senza testa e senza estremità inferiori” (2) e sarebbero i veri e propri Acefali delle leggende, dunque.
esistono poi molte specie di mostri con teste disposte in modo strano (nel collo, come i Derencefali, su fusto, come i Podencefali, nel dorso, come i Notencefali) o incomplete (ne sono un esempio gli Eminencefali, con solo metà organi formati). Delle deformità della testa, invece, parleremo in un’altra puntata, per carità dei miei pochi lettori.
Rimane sempre il dubbio su come dovessero funzionare queste specie acefale. Ma tant’è…

L’interpretazione simbolica

Di questi mostri sono state date nel tempo varie interpretazioni allegoriche o simboliche. Nelle Gesta romanorum, ad esempio, gli Acefali simbolizzano gli umili che vogliono obbedire ai comandamenti interiori del loro cuore, mentre per un testo del XIII secolo gli acefali sono metafora degli avvocati, che non hanno la testa di un uomo consapevole dei propri limiti, ma sono avidi, avendo la bocca in mezzo al ventre (3).
Non mancano interpretazioni “razionalizzanti” della mostruosità acefala, sebbene improbabili quasi quanto gli acefali stessi.
Gli acefali (non) visti in America, secondo alcune di queste teorie, erano probabilmente fanciulli sui quali erano stati posti dei pesi in modo che le vertebre del collo fossero costrette a rientrare sotto la clavicola, così che, visti da lontano, sembravano avere la bocca sul petto (4).

Altri tradizioni “acefale”

L’idea dell’esistenza di razze prive di testa e con la faccia sul ventre o sul petto è diffusa in aree molto vaste in tutto il mondo. Nei racconti degli Indiani della costa nord del Pacifico si parla di esseri privi di testa e con gli occhi sul torace. Gli Eschimesi dello Stretto di Bering affermano che sulla luna vivono degli strani esseri, qualche volta avvistati anche sulla Terra, sono privi di testa, ma con un’enorme bocca armata di denti affilati sul torace (4). Per la rubrica “l’hanno inventato i cinesi”, acefali analoghi a quelli dei manoscritti medievali si trovano già in manoscritti cinesi del III secolo d. C. (5).

Note:

1) cfr. Belloni 1950, p. 763;
2) Dizionario delle scienze naturali nel quale si tratta metodicamente dei differenti esseri della natura, volume X, edito per V. Batelli e compagni, 1839, p. 512;
3) Izzi 1989, pp. 64-65;
4) Cfr. Giavini E., 2006, Figli di Satana. Mostri umani tra realtà e leggenda, Costa & Nolan, Milano, pp. 41-48;
5) Izzi 1982, p. 154.

Bibliografia

Anon., 1839,”Dizionario delle scienze naturali nel quale si tratta metodicamente dei differenti esseri della natura”, volume X, edito per V. Batelli e compagni.
Belloni, L., 1950, “Il mito degli Acefali”, in Rivista Ciba, IV, 761, pp.761-764.
Giavini E., 2006, “Figli di Satana. Mostri umani tra realtà e leggenda”, Costa & Nolan, Milano.
Izzi M., 1982, “I mostri e l’immaginario”, Roma, M. Basaia Editore.
Izzi M., 1989, “Il dizionario illustrato dei mostri”, Roma, Gremese.
Izzi M., 1997, “Dizionario dei mostri”, vol.1: Miti, mostri e creature immaginarie del Mediterraneo antico”, Roma, L’Airone Editrice.
Izzi M., 1997, “Dizionario dei mostri, vol.2: Miti, mostri e creature immaginarie del Estremo Oriente”, Roma, L’Airone Editrice.
Sebenico S., 2005,”I mostri dell’Occidente medievale: fonti e diffusione di razze umane mostruose, ibridi ed animali fantastici”, Trieste, EUT Edizioni Università di Trieste.

Ok, abbiamo proprio finito. Per ora (hihihi)…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.