I mostri dell’immaginario puntata 5: I Panozii

Quinta puntata della rubrica dedicata ai mostri del nostro immaginario. Questa volta parliamo di una popolazione di mostri molto sensibili alle otiti: i Panozii.

Homo Fanesius Auritus, nella Monstrorum historia di Jean-Baptiste Coriolan, 1642
Homo Fanesius Auritus, nella Monstrorum historia di Jean-Baptiste Coriolan, 1642

Il panozio (dal greco pan e othi, significa tutto orecchi), chiamato anche panozo (al plurale panozi, dal latino panotii), è un mostro antropomorfo molto diffuso nel folklore medioevale ma dalle radici antiche, come molti suoi colleghi.
In tempi antichi, infatti, i Panozi, come altre razze mostruose, si riteneva vivessero nelle isole all’estremo nord del continente europeo, o così almeno scrive Plinio nella sua Historia Naturalis (libro IV, capitolo 95).
Avrebbero orecchie talmente grandi da toccare terra, e le userebbero come giaciglio e coperta, al momento di dormire. Essendo molto timidi, alcune fonti dicono che all’avvicinarsi di qualcuno le spiegano come ali e volano lontano dal pericolo. La caratteristica principale di questo essere sono le enormi orecchie, usate dalle femmine dei panozi per coprire i propri seni. Per il resto i panozi sono molto simili agli umani.

Illustrazione di un panozio, dalle Cronache di Norimberga (1440 - 1514)
Illustrazione di un panozio, dalle Cronache di Norimberga (1440 – 1514)

Nel mito e nella Letteratura

Il Panozio compare per la prima volta nelle opere di Pomponio Mela, ma sembra che già Scilace di Carianda (cartografo, navigatore e geografo greco vissuto tra il VI e il V sec. a.C., autore di un Periplo esterno alle colonne di Eracle (Περίπλουν τῶν ἐκτὸς τῶν Ἡρακλέους στηλῶν), oggi noto anche come Periplo di Scilace, andato perduto) e Megastene (diplomatico, storico e geografo greco vissuto fra il IV e il III secolo a. C., autore degli Indikà in 4 libri, perduti) riferivano di popolazioni con le medesime caratteristiche. Ctesia, nei suoi già citati Indaka, parla di pandae o macrobi, le cui donne hanno un solo figlio nella vita, neonato che presenta i capelli già bianchi, otto dita per ogni arto, e orecchie gigantesche, fino ai gomiti. Come già detto, anche Plinio parla di loro, sebbene con un po’ di confusione, dato che Plinio parla anche dei phanesii, una popolazione con le stesse caratteristiche dei panotii che vivrebbe in India (Naturalis historia, VII, 30).
Malgrado questa patina di antichità, i Panozi non sono stati inseriti da Sant’Agostino nel suo De civitate dei, ovvero il catalogo fondamentale dei mostri medievali, e forse proprio per questa mancanza che i nostri Panozi non sono molto famosi, neppure nel Medioevo.
Le Gesta romanorum, invece (un’antologia di storie anonime morali e pseudo antiche, scritte in Inghilterra in ambiente francescano prima del 1342), cercano di proiettare i panotii e le altre 15 razze di Plinio in campo allegorico e morale, secondo il modello medievale: nel capitolo 175, infatti, le enormi orecchie sono un mezzo per ascoltare meglio la parola di Dio e preservare corpi e anime dal peccato.
Sono citati anche in tempi moderni, nel romanzo Baudolino di Umberto Eco, dove addirittura si sostiene che, grazie ad un lungo addestramento, riescono ad usare i loro apparati uditivi per planare, con effetti comico-disastrosi.

Adamo, Eva e i Panotii, dalle Favole di Esopo di Sebastian Brant (1457–1521). 1501 edition, page 372.
Di Sebastian Brant – http://ccoo-chilecomparte.blogspot.ru/2013_03_01_archive.html, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=36516355

I mostri del resto del mondo

Anche in Malaysia si trova una figura che si distingue per le dimensioni dei padiglioni auricolari: è uno dei guardiani degli inferi e li avrebbe talmente grandi da permettere alle anime dei morti di trovarvi rifugio. In Giappone, invece, esistono (si fa per dire) i choji, in Melanesia degli esseri pelosi con orecchie talmente spropositate da poterle usare come arpioni da pesca. Anche il famoso esploratore Pigafetta, cronista a seguito di Magellano nel suo viaggio, scrive di aver sentito dire che «In queste isole si trovano uomini con le orecchie tanto grandi che si coprono le braccia con quelle. Questi uomini sono Cafri.»

Nell’arte

Un esemplare di questa razza mitologica è riprodotto in Francia, sul timpano del portale centrale della chiesa di Sainte-Madeleine a Vézelay (dell’XI secolo), sul percorso del pellegrinaggio verso Gerusalemme. Interessante è lo schema della composizione, perché ci permette di comprendere il ruolo che Panozi e simili hanno nella percezione medievale (e non). Al centro del portale sono collocati gli apostoli, che sono separati per mezzo dell’oceano dal mondo del caos, esemplificato da panotii e pigmei: a lato del Cristo, invece, si trovano una coppia di uomini senza naso e una di cinocefali. Da una parte, i mostri sono il caos che si oppone all’ordine rappresentato dalla Cristianità, e questo li fa rientrare in una prospettiva cristiana, considerandoli parte del piano della creazione divina. Dall’altro, questi reietti mostruosi sono inquadrati in un contesto familiare e intimo; vi si vede infatti un’intera famiglia di questi cosiddetti mostri.
I Panozi sono rappresentati anche sui muri di certe commanderie templari dove avevano il nome allusivo di “atlanti”. Qualcuno fa riferimento ai nobili Inca, chiamati dagli spagnoli, “orejones”, grandi orecchie, per via dei dischi usati a mo’ di orecchini, che le ampliavano enormemente. Come potrebbero essere i conterranei di Orejona, la regina-dea venusiana raffigurata sulla “porta del sole” di Tiahuanaco”.

Angeli e un Panozio, Timpano della basilica di Santa Maria Maddalena a Vezelay
Angeli e un Panozio, Timpano della basilica di Santa Maria Maddalena a Vezelay (foto di Han Van Hagen https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *