I mostri dell’immaginario puntata 8: il Gatto Mammone

Ottava puntata di questa carrellata sull’immaginario teratologico (ovvero sul mondo dei mostri) dedicata, stavolta, al fantomatico Gatto Mammone.

Una rappresentazione della leggenda del Gatto mammone di Valdichiara
Una rappresentazione della leggenda del Gatto mammone di Valdichiara

Il Gatto Mammone (anche conosciuto come Gattomammone, nella versione femminile, la Gatta Mammona) è una creatura sovrannaturale della tradizione folklorica, con le caratteristiche di un enorme gatto dall’aspetto terrificante.

Aspetto

Come dice il nome stesso, sarebbe un gigantesco gatto dal pelo completamente nero. In alcuni casi, ha una “emme” bianca sul muso nero, talvolta è tutto nero e si nasconde negli angoli bui.
Oltre alla tipica forma del felino, questa creatura potrebbe comparire anche con la forma di una scimmia.
In un passato anche recente, il termine Mammona si riferiva a un tipo di scimmia chiamato Papio Maimon, antenato del babbuino, come indicato dal dizionario “Milanese Italiano” di Francesco Cherubini del 1841.

La pagina incriminata del dizionario
La pagina incriminata del dizionario

In nomine omen

Il suo nome deriva dall’incontro del termine gatto (animale nel Medioevo associato al diavolo) con quello di Mammona, parola dall’incerta etimologia che in lingua aramaica è attributo del demonio.
Ricordiamo, in proposito, il detto evangelico «Non potete servire a Dio e a Mammona» (Mt 6,24; Lc 16,13). Il termine viene usato, dopo l’avvento del Cristianesimo, genericamente per indicare un demone legato al mondo della ricchezza. Esso viene utilizzato, ad esempio, nel Nuovo Testamento, per indicare il profitto materiale, l’accumulo in maniera disonesta di ricchezze e lo spreco in lussi inutili (da cui il motto sopra riportato).

Altra immagine del Gatto Mammone
Altra immagine del Gatto Mammone

Nel mito e nella Letteratura

Il mostruoso Gatto Mammone sarebbe stato, in alcune versioni, dedito a spaventare le mandrie al pascolo e avrebbe avuto movenze ed espressioni demoniache. Tuttavia, in altre narrazioni ha funzione protettiva ed è uno spirito positivo, immune agli effetti nefasti degli incantesimi di altri spiriti. L’ambivalenza del suo comportamento lo colloca al confine, incerto e labile, fra spirito malvagio e spirito guardiano. In questa forma, labile, sussiste ancor oggi nella tradizioni folkloriche, almeno di area latina.
Secondo alcuni studi, infatti, la tradizione del Gatto Mammone affonderebbe le sue radici nell’Antico Egitto, in cui i gatti erano animali sacri e simboli di fertilità: con l’avvento del Cristianesimo questi antichi rituali pagani sarebbero stati prima demonizzati e poi racchiusi nel Carnevale che precede la Quaresima, ed i loro simboli trasformati in maschere.

L'immagine di un gatto nelle decorazioni della Tomba di Nebamun
L’immagine di un gatto nelle decorazioni della Tomba di Nebamun

In Valdichiana la credenza vede il Gatto Mammone come una creatura incline a vivere nei luoghi bui e isolati,cercando soprattutto bambini cattivi da mettere sotto i denti. Veniva usato anche come spauracchio per non far avvicinare troppi i bimbi piccoli ai gatti randagi per paura di un comportamento sbagliato e il rischio di graffi: “Lascia stare i gatti che sono del Gatto Mammone”.
In Ogliastra, il Maimòne (corruzione del termine mammone?) è un fantoccio fatto con stracci e pelli di gatto e con una testa dai tratti del gatto, personificazione del Carnevale. Esiste anche una personificazione del Martedì Grasso, Martiperra (da Martis / martedì e Perra dallo spagnolo emperrarse “adirarsi, irritarsi”), concepita come un gatto malevolo che assume proporzioni gigantesche per punire chi osa lavorare in quel giorno.
E’ conosciuto pure a Iglesias, dove la “Fontana su Maimoni” mette in relazione questa creatura alle divinità acquatiche ricorrenti in tutta l’isola.
Alla figura del Gatto Mammone fanno riferimento anche le testimonianze in provincia di Belluno, che parlano di un mostruoso felino che era solito spaventare le mucche al pascolo. Ma qui abbandoniamo il campo del folklore tradizionale per entrare piuttosto nelle leggende (più o meno) urbane. Infatti, come testimonia il commento di Dino Buzzati, il racconto rientra piuttosto nelle leggende urbane su felini in aree limitrofe alle città: «Ancora nel 1968 venne comunicata ai giornali la fuggevole comparsa, in quel di Cesio Maggiore (Belluno) del Gatto Mammone, che si limitò a spaventare un gruppo di mucche al pascolo. Ma la più parte dei naturalisti è incline a ritenerlo una pura fantasia. Dobbiamo dunque pensare che la signora Serafina Dal Pont sia rimasta vittima di un’allucinazione? Già molto avanti in età, diciamo pure oltre i novanta, siamo riusciti a rintracciarla, nella fattoria di Faverga che da secoli appartiene alla famiglia. La sordità ha reso piuttosto precario il colloquio; tuttavia mi è parso di capire che Dal Pont ribadisce con fermezza, quasi con rabbia, la verità dell’incidente, che avrebbe potuto avere tragiche conseguenze. A sentir lei, Santa Rita sarebbe comparsa sotto forma di un grossissimo topo il quale distrasse l’attenzione del mostro che si mise a inseguirlo attraverso la campagna, sottraendosi ben presto alla vista».
In Puglia, il termine “Mamone” o “Mamàun”, oltre a essere utilizzato come aggettivo per i bambini monelli, viene usato anche con il significato di buon auspicio e soprattutto di scimmia, mandrillo o babbuino, in ossequio ai rieriremnti scimmieschi di cui sopra.

Il Gatto Mammone
Il Gatto Mammone

La figura del Gatto Mammone assomiglia, nella tradizione delle fiabe e dei racconti per bambini, almeno, e molto a quella del Re dei Gatti, ampiamente presente nella tradizioni popolari europee e nella letteratura fiabesca arrivata fino ai giorni nostri (basti pensare al Gatto con gli Stivali). Oltre alla fiaba tramandata da Giovanni Francesco Straparola nel 1550 e successivamente da Perrault, il Re dei Gatti viene nominato nelle tante versioni di “Fiabe dei Gatti”, nella seconda metà del 1800, a partire da “La Bella Caterina” di Vittorio Imbriani, inserita nella raccolta dialettale “Sessanta novelle popolari montalesi” di Gherardo Nerucci, fino ad arrivare alla versione tradotta in italiano da Italo Calvino.

Compare spesso anche nella letteratura, sia in quella italiana (Il Milione di Marco Polo) sia in quella tedesca (il Faust di Goethe), addirittura nelle leggende arturiane, come accompagnatore dei cavalieri della tavola rotonda.
Qualche somiglianza si può notare con Tevildo, signore dei Gatti Mannari, così come descritto da Tolkien nel mondo in cui è ambientato “Il Signore degli Anelli”.
E’ probabilmente un punto di riferimento anche per lo Stregatto (o Chesire Cat, in lingua originale), fervida creatura partorita dal padre di Alice in Wonderland, Charles Lutwidge Dodgson, universalmente noto sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll.

Il Gatto Mammone
Il Gatto Mammone

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