Tutti gli articoli di Raoul Elia

Raspberry pi parte 6: Con putty windows e raspberry vanno d’accordo

Bentrovati.
Continuiamo a vedere come collegare il raspberry ad un computer remoto.
La volta scorsa abbiamo visto come collegare via tunnel ssh un computer mac o linux. ma se il pc ha come sistema operativo Windows?
Ebbene, è solo di poco più complicato. Occorre innanzitutto usare un software apposito: Putty. Per farlo, ovviamente, occorre scaricare Putty dal sito ufficiale e poiché non necessita di installazione, avviate il file zip con un semplice doppio click.

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Se avete scaricato la versione zippata, scompattatela in una cartella a vostra scelta (se avete intenzione sdi usarlo spesso, però, sarebbe meglio sistemare Putty fra i programmi).

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Questo è il contenuto della cartella dopo lo scompattamento:

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Avviate ora il file putty.exe indicato nell’immagine seguente:

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Comparirà una finestra come questa:

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Una volta avviato, se non servono particolari settaggi, basta aggiungere nella casella di testo relativa all’IP l’IP attribuito dal vostro modem al Raspberry pi (che abbiamo visto come recuperare nell’articolo precedente) e premere invio.

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Comparirà una schermata come questa.

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Due parole per spiegare l’avviso che compare. Innanzitutto, è bene chiarire che non sta succedendo niente di drammatico. Il programma sa di collegarsi ad un device remoto, ma non sa se è sicuro o no. Quindi chiede conferma.
Il collegamento avviene per la prima volta ed è necessario fissare una chiave (key) in modo da garantire il rapido accesso nei successivi collegamenti.Premere quindi yes e andare avanti.
Nella schermata successiva, inserire il nickname del raspberry e poi la password, quindi premere invio.
Ecco, il gioco è fatto e il pc Window e il raspberry sono connessi fra di loro via ssh.

Alla prossima volta

Futuropassato – rassegna di cinema di fantascienza dell’età dell’oro puntata 5: S.O.S i mostri uccidono ancora (1966)

Locandina originale del film
Locandina originale del film

La sched(in)a

Paese di produzione Gran Bretagna
Anno 1966
Durata 89 min
Colore colore
Genere fantascienza. horror
Regia Terence Fisher
Sceneggiatura Edward Mann e Al Ramsen
Fotografia Reginald H. Wyer
Montaggio Thelma Connell
Musiche Malcolm Lockyer

Una scena del film
Una scena del film

Interpreti e personaggi

Peter Cushing: Dr. Brian Stanley
Edward Judd: Dr. David West
Carole Gray: Toni Merrill
Eddie Byrne: Dr. Reginald Landers
Sam Kydd: Constable John Harris
Niall MacGinnis: Roger Campbell

Una scena
Una scena

Un po’ di storia

Su un’isoletta irlandese il dottor Philippe, uno scienziato, è occupato in segretissime ricerche di laboratorio contro il cancro. Sulla spiaggia dell’isola però vengono rinvenuti dei morti i cui cadaveri sembrano essere stati come risucchiati dall’interno. I colpevoli sono dei misteriosi animali, parassiti mutanti in seguito agli esperimenti del dottor Philippe.

Analisi

Curiosità

il film di Fisher divenne in pochissimo tempo un classico grazie ai mostri a forma di “aspirapolvere”, che si stamparono in maniera indelebile nella mente degli spettatori.
La versione originale inglese (presente sul dvd) ha tre scene (di circa 10 secondi l’una) in più che non aggiungono nulla di particolare.

Uno dei mostri del titolo
Uno dei mostri del titolo

Voto

4 su 6 (tutto sommato, vale la pena di vederlo)

(Multi)media

Link esterni

Raspberry pi parte 5: un po’ di programmazione

Salve e bentornati.
Fino ad ora, abbiamo presentato il minipc Raspberry, visto le sue potenzialità e imparato ad attivarlo e collegarlo ad un monitor, il tutto senza una riga di codice.
Oggi però voglio parlare di qualche conoscenza che potrebbe essere opportuna ed utile a tutti.
Può capitare, infatti, di utilizzare il raspberry collegandolo, ad esempio, al televisore o al modem, il che potrebbe rendere difficoltoso il collegamento e l’uso di tastiera e mouse. Si può ovviare utilizzando un mouse e una tastiera bluetooth, o una minitastiera wifi con connettore esterno, ma con o senza cavi risulta poco pratico. In tutti quei casi in cui può essere utile una soluzione più “funzionale”, suggerisco di comandare il raspberry direttamente da un pc.

Esistono due possibilità.
Si può comandare il raspberry da linea di comando, senza interfaccia grafica, cioè, oppure con interfaccia grafica. E’ molto utile e non particolarmente complesso, ma bisognerà utilizzare un po’ di codice.

Soluzione 1: linea di terminale
Per controllare la singleboard, occorre avviare un tunnel ssh. Il server SSH è già presente sui sistemi operativi Apple e Linux, entrambi Unix-based, mentre su Windows occorre scaricare una applicazione apposita, Putty, gratuita ovviamente.
Oggi vedremo la procedura per sistemi Unix, rimannando alla prossima volta quella con Putty e Windows.
Per accedere al Raspberry occorrerà innanzitutto avviarlo.
Una volta avviato, occorrerà lanciare da Raspberry il terminale, quindi scrivere

ipconfig
Questo comando ci permetterà di vedere l’IP, ovvero l’indirizzo con cui il raspi si è collegato alla rete domestica creata dal nostro modem.
Ora occorre attivare il server ssh che, di norma, è disattivato. Ritorniamo al terminale e digitiamo

sudo raspi-config

Questo comando apre il menu di configurazione del Raspberry.
Mi soffermo un po’ sul comando sudo perché è molto importante e potenzialmente pericoloso. Infatti, i computer Unix hanno un sistema di utenti che consente differenti tipologie di accessi e di privilegi di scrittura e lettura. sudo consente di operare con privilegi di amministratore, a prescindere da quale tipologia di utente si sta usando.
Altra precisazione: l’IP ovviamente si può scoprire anche utilizzando un altro pc, attraverso la pagina web del modem, di solito all’indirizzo 192.168.1.1.
L’IP è fondamentale perché, una volta installato il server ssh, per accedere da remoto al raspberry (ovvero dal computer Windows, Linux o Mac che si sta usando) sarà necessario riportarlo nel codice.
Ma torniamo al config. Si aprirà una schermata in blu e giallo con delle opzioni. Selezionate Advanced Option (opzioni avanzate) e premete invio. Nel menù delle opzioni avanzate individuate ssh server e attivatelo. Se viene richiesta un riavvio del sistema, fatelo pure; al riavvio, il server ssh sarà istallato e pronto all’uso.
Ora spostiamoci sul pc Unix-based, e lanciamo la linea di comando. Da Mac, lanciare in alto a sinistra ricerca Spotlight

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e digitare “terminale”.

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Premere invio, comparirà una schermata come la seguente (non fate caso alle icone sparse, sono disordinato).

Nella shell di Terminale scrivete
ssh pi@IP con,, al posto di IP il numero (ad esempio 192.168.1.189) assegnato al vostro raspi e che avete recuperato prima.

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Il server vi chiederà la password per conferma due volte, dopodiché potrete operare dal vostro terminale per lanciare applicazioni, chiuderle ecc… Stessa procedura per Linux, anche se il terminale qui dipende dalla distribuzione installata (ad esempio, su Linux Mint ho utilizzato LXTerminal).
Pe oggi è tutto, gente.
Alla prossima, con la versione Windows.

Futuropassato – rassegna di cinema di fantascienza dell’età dell’oro puntata 4: Reptilicus – Il mostro distruggitore (1961)

Locandina del film
Locandina del film

La sched(in)a

Paese di produzione Danimarca, USA
Anno 1961
Durata 1 ora e 32 min
Colore colore
Genere drammatico, orrore, fantascienza
Regia USA: Sidney W. Pink / Danimarca: Poul Bang
Soggetto Sidney W. Pink
Sceneggiatura Sidney W. Pink e Ib Melchior
Produttore Johann Zalabery,

Cast
Bent Mejding : Svend Viltorft (Svend Alstrup)
Ann Smyrner : Lise Martens
Mimi Heinrich : Karen Martens
Asbjørn Andersen: Prof Otto Martens
Povl Wøldike : Dott. Peter Dalby
Carl Ottosen : Generale Mark Grayson

Un po’ di storia

Una spedizione scientifica danese che si è recata nelle sperdute terre della Lapponia, allo scopo di effettuare delle trivellazioni, scopre casualmente uno strano e inquietante reperto fossile. Si tratta di un frammento di coda, appartenente a un non precisato animale preistorico, perfettamente conservato tra i ghiacci della tundra lappone. Gli scienziati Martens e Dalby, dopo aver esaminato accuratamente lo strano reperto, lo definiscono con l’appellativo di “Reptilicus”, e lo spediscono in un centro studi di Copenaghen, totalmente ignari del pericolo mortale che vi si nasconde. Il misterioso reperto viene allora rinchiuso all’interno di una cella frigorifera, con lo scopo di conservarlo e studiarlo in modo molto più accurato, ma a causa di una fatale distrazione di un membro del personale del centro studi, la porta della cella frigorifera viene dimenticata aperta, e in conseguenza di ciò la temperatura all’interno della stessa sale repentinamente. Complice anche l’elevatissimo tasso di elettricità presente nell’aria, dovuto ad un terribile temporale che imperversa in zona, il reperto inizia ad autorigenerarsi, aumentando rapidamente di dimensioni, e nel giro di una nottata il processo di autorigenerazione si ultima….

Una scena del film
Una scena del film

Analisi

Un altro film di mostri?
Ebbene si. Anche se oggi è abbastanza in disuso e i tentativi di riportarlo in auge (vedi Godzilla, Cloverfield ecc…) non hanno sortiyo risultati eclatanti, anzi, negli anni ’60 i monster movies erano un sottogenere molto à la page, anche grazie al successo di Godzilla e degli altri film kaijū (film di mostri nipponici). Ecco dunque comparire, grazie alla magia dell’animazione a passo uno, qualunque mostro partorisse la mente degli sceneggiatori, subito pronto ad affrontare altri suoi compari o malcapitati attori in carne e ossa.
Qui di mostruoso, a dir la verità, c’è ben poco.
Del mostro stesso si vede quasi soltanto la testa di gomma e cartapesta.Inoltre, le dimensioni del mostro preistorico sembrano essere soggette all’effetto delle particelle Pym (Ant Man dice niente?): ad una continua oscillazione, poiché in certe sequenze pare alto solamente qualche metro, e magari nelle successive pare alto addirittura quanto un palazzo di sette piani.

Locandina italiana del film
Locandina italiana del film

Curiosità

Dal soggetto del film vennero estrapolati anche alcuni albi a fumetti, ma il loro successo fu molto scarso, e ciò portò all’abbandono dell’iniziativa.[
Coproduzione tra la danese Saga Studios e l’americana AIP, il film fu girato da due registi diversi: la versione originale fu girata nella madrelingua danese dal regista Poul Bang e venne distribuita nelle sale cinematografiche il 20 febbraio 1961.
La versione americana invece, caratterizzata dai dialoghi in inglese e dall’avere quasi lo stesso cast, fu diretta dal regista/produttore statunitense Sidney W. Pink.
A causa dell’ eccessivo (e alle orecchie del pubblico americano assai ridicolo) accento scandinavo degli interpreti, il film venne interamente ridoppiato e distribuito nel 1962.
Tale versione appariva però pesantemente modificata rispetto all’originale danese, poiché per esempio le sequenze nelle quali il drago preistorico volava furono soppresse.
Fu invece aggiunto un effetto speciale, consistente nella bava verdastra e fluorescente che il dragone preistorico lanciava contro i suoi avversari, ogni qualvolta spalancava le sue fauci.
Sembra inoltre che le scene ambientate nella zona artica siano state girate in realtà sulle pianure della Georgia, non durante l’inverno, bensì in primavera.

Reptilicus in tutto il suo splendore (?)
Reptilicus in tutto il suo splendore (?)

Voto

2 su 6 (non so se è il caso di vederlo)

(Multi)media

Link esterni

E’ online il numero 10 di Odisseo

E’ uscito il n. 10 della rivista di ricerca scientifica edita dal CSB “Odisseo”.
Questa è la cover del nuovo numero:

Odisseo


Questo è il sommario:
Editoriale di Raoul Elia: Dove eravamo rimasti? ……………..3
Adriano Gaspani: Tara………4
Roberto Murgano: Il Neolitico medio nel Mediterraneo…………27
Anna Tozzi Di Marco: Un’analisi comparativa della simbolica dell’acqua nell’universo funerario del Meridione italiano e della Città dei Morti del Cairo ………….38

La rivista è gratuitamente fruibile.
versione epub scaricabile qui
versione ibooks scaricabile qui
versione pdf scaricabile qui

Questo è il link alla versione online:
Odisseo 10

Buona lettura a tutti

Raspberry pi parte 4: costruiamo il raspberry 2

Bentrovati.
Nella scorsa puntata abbiamo montato fisicamente il raspberry nella custodia e collegato il tutto al monitor e al caricatore. Ma la scheda microSD a che serve?
Oh bella, a metterci dentro il sistema operativo.
Mi immagino già le facce perplesse così anticipo la risposta. si, con il raspberry non sono necessari 2-300 gigabyte, funziona anche su una scheda microSD da 4 GB.
Ed è appunto su una scheda microSD che andremo ad installare il nostro sistema operativo (in breve SO).

Come installare Raspbian sul nostro raspberry pi

Dopo esseri procurati una microSD da almeno 4 gb, bisogna istallarvi sopra il sistema operativo. E qui cominciano i problemi, di solito. Procedure complicate e farraginose di solito rendono questa operazione difficoltosa e non adatta a tutti. Ma per il raspberry il problema è stato risolto: con NOOBS.
NOOBS (che sta per New Out Of Box Software) permette all’utente di scegliere, durante il suo primo avvio, il sistema operativo da installare sul Raspberry PI: immediatamente disponibili per l’installazione sono Raspbian (distribuzione Debian-based), Pidora (distribuzione Fedora-based) e due versioni di XBMC (Xbian e Openelec, cui si è accennato nel primo articolo di questa serie). Una volta scelto cosa installare sul rapsberry, NOOBS procederà ad installarlo sullo spazio libero della SDCard e riavvierà il sistema permettendovi di accedere al sistema operativo appena installato. Ma veniamo all’istallazione vera e propria.

Fase 1: preparazione della microSD.
Prima di tutto occorre formattare la microSD per istallarci Noobs.
Per Mac e Windows c’è il programma gratuito sd formatter, che può essere scaricato qui, con il quale preparare la scheda. Una volta installato ed avviato, comparirà una schermata come quella che segue.

Il software riconosce automaticamente la microsd, ma occorre ricordarsi di selezionare, come in figura, la voce overdrive forma (sovrascrivi il formato, soluzione che cancella tutto quello che c’è sulla microsd, per cui, fate attenzione).
Ricordatevi poi di selezionare fra le opzioni “FORMAT SIZE ADJUSTMENT” ON, come in figura 2, date un nome alla sd card e premete format.

In poco tempo, al sd dovrebbe essere pronta per istallarvi NOOBS.
Per Linux occorre usare un software per creare partizioni come, ad esempio, gparted e formattare la scheda come FAT.

Fase 2: montare Raspbian
Bene, ora abbiamo la nostra scheda pulita e pronta per l’istallazione. Possiamo passare alla fase 2. Scarichiamo la distribuzione di Raspbian direttamente da qui.

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Scompartiamo il file zip in una cartella e copiamo i file sulla scheda microsd, poi stacchiamo la scheda dal computer ed inseriamola nel raspberry pi, quindi avviamolo collegandolo alla presa di corrente. Partirà in automatico Noobs.

Comparirà una schermata come in figura 3. Selezionare Raspbian e premere install in alto.

Dopo circa un quarto d’ora, l’istallazione sarà completa e comparirà un messaggio di conferma. Premendo ok, il Raspberry si riavvia automaticamente con il desktop del sistema Raspbian.
E’ fatta, il nostro Raspberry Pi è operativo.
Facile, no?

Note in calce all’istallazione
Va rilevato che l’uso di Noobs ha molti fattori pro.
Permette infatti di riaccedere in qualsiasi momento al menu iniziale di NOOBS tenendo premuto il tasto SHIFT durante la sequenza d’avvio del sistema. Altro aspetto interessante di NOOBS è che non c’è bisogno di essere collegati ad Internet per procedere al setup, in quanto i files necessari per installare i quattro sistemi operativi sono già presenti sulla SD.
Infine, vale la pena di sottolineare che, oltre al menu di scelta iniziale, NOOBS ha inglobato anche un editor che permette di modificare il file config.txt relativo al sistema operativo installato ed un browser web per accedere ad Internet.

Futuropassato – rassegna di cinema di fantascienza dell’età dell’oro puntata 3: Il drago degli abissi (1959)

Locandina del film in lingua originale
Locandina del film in lingua originale

La sched(in)a

Titolo originale: Behemoth,The Sea Monster oppure The Giant Behemoth
Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Regno Unito
Anno: 1959
Durata e Colore : 80 min, b/n
Genere: fantascienza
Regia: Douglas Hickox, Eugène Lourié
Soggetto: Robert Abel, Alan J. Adler
Sceneggiatura: Daniel James (come Daniel Hyatt), Eugène Lourié
Produttore: David Diamond, Ted Lloyd
Casa di produzione: Eros/Artists Alliance
Fotografia: Desmond Davis, Ken Hodges
Montaggio: Lee Doig
Effetti speciali: Jimmy Evans, Bernadette Ibbetson (trucco), Willis O’Brien, Pete Peterson, Irving Block, Jack Rabin, Louis De Witt
Musiche: Edwin Astley
Scenografia: Eugène Lourié

Cast:
Gene Evans: Steve Karnes
André Morell: Prof. James Bickford
John Turner: John
Leigh Madison: Jean Trevethan
Jack MacGowran: dottor Sampson, il paleontologo
Maurice Kaufmann: ufficiale del sottomarino
Henri Vidon: Tom Trevethan

Il mostro a Londra in una scena del film
Il mostro a Londra in una scena del film

Un po’ di storia non guasta mai

Mentre a Londra lo scienziato americano Steve Karnes interviene ad una conferenza che ha come argomento principale le conseguenze dei test nucleari, i pescatori di un villaggio in Cornovaglia sono molto preoccupati e in agitazione a causa della misteriosa morte di un loro compagno avvenuta in concomitanza con una strana, improvvisa ed inspiegabile moria di pesci. Karnes, insieme al collega Bickford, munito di un’apposita strumentazione, si reca sul posto e rileva una inconsueta e elevatissima radioattività nel mare, probabile causa della strage di pesci lamentata recentemente dai pescatori. Dopo avere localizzato l’area di massima concentrazione del fenomeno, e averla raggiunta, i due scorgono emergere dalle acque, tra le ombre della notte, la terribile e spaventosa sagoma di un mostro marino. Posto suo malgrado di fronte a tale orrore, Karnes conclude che quella sia il prodotto della reazione scatenata dai ripetuti esperimenti atomici, portati recentemente a termine nelle vicinanze, esperimenti che hanno inevitabilmente alterato i millenari equilibri naturali, e risvegliato dai fondali marini una creatura preistorica mutandola in una specie di gigantesca centrale vivente di energia radioattiva.

Una scena del film con il mostro
Una scena del film con il mostro

Analisi

Il film ha una trama non dissimile dal ben più famoso lungometraggio nipponico “Godzilla” (1954), capostipite di un intero sottogenere (i film di mostri, o kaijū appunto). A differenza di quest’ultimo, che basa la sua struttura emotiva sull’impatto delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, il film statunitense continua ad affidare l’elemento che genera il mostro alla scienza e alla sua dimensione etica, il che lo rende “non proprio originale” nel vettore iniziale. Del resto, lo stesso regista aveva utilizzato il modello Godzilla ne Il risveglio del dinosauro, decisamente superiore a questo film, soprattutto per gli effetti speciali e per l’integrazione degli stessi con le scene girate dal vivo, integrazione non perfettamente riuscita ne Behemot.
La ricostruzione del mostro è in linea, più o meno, con le conoscenze dell’epoca e rappresenta il mostro come un incrocio fra un plesiosauro e un brontosauro, per giustificare sia la natura acquatica (il mostro infatti viene ripreso mentre nuota) che quella terrestre.

Primo piano del mostro
Primo piano del mostro

Curiosità

È il secondo capitolo della cosiddetta “trilogia dei dinosauri” di Lourié, composta anche da Il risveglio del dinosauro e Gorgo.
Il mostro, una sorta di bronto-plesiosauro, definito nel film “paleosauro”, fu ideato da Willis O’Brien con l’assistenza di Pete Peterson.
Le riprese dal vivo furono girate in Gran Bretagna, a Londra, mentre gli effetti speciali con animazione a passo uno di modelli furono girati in uno studio di Los Angeles dove, inoltre, i trucchi ottici furono integrati con le scene riprese dal vivo.
A causa poi del budget ristretto, la scena in cui il mostro fracassa un modellino di auto fu utilizzata per ben tre volte, nello stesso film, ripresa però da angolazioni diverse.

Ancora il mostro sullo sfondo del Big Ben
Ancora il mostro sullo sfondo del Big Ben

Voto

3 su 6 (si poteva fare di meglio)

(Multi)media

Link esterni

Bruno Lattanzi e Fabio De Angelis (a cura di), Il drago degli abissi, in Fantafilm.

Raspberry pi parte 3: costruiamo il rapsberry

Bentornati su questo blog.
In questa puntata e nella prossima vedremo come montare il raspberry ed istallare il sistema operativo base, Raspbian.
Iniziamo dalla struttura base.
Costruire il Raspberry pi parte 1
Costruire il Raspberry pi parte 1

Questi sono gli elementi necessari per assemblare il raspberry pi:
1) il raspberry pi (ovviamente)
2) la custodia
3) un cavo HDMi per collegare il raspberry pi a un monitor (anche una tv)
4) una microSD con adattatore (quest’ultimo utilissimo quando dovremo collegare la microSD ad un PC)
5) un caricatore per smartphone.

Elementi base del raspberry pi
Elementi base del raspberry pi

Come si può vedere nell’immagine 2, la scheda raspberry pi è veramente piccola, ma ha in sé tutto quello che serve.

Il raspberry pi
Il raspberry pi

Queste sono le quattro porte USB, con accanto una porta ethernet:
Le porte del raspberry pi

Questa è la porta HDMi con accanto il connettore per il caricatore:

La scheda raspberry va inserita nella custodia ad incastro, senza viti , ganci o altro. Basta aprire la parte superiore bianca della custodia e sfilare la parte sottostante rossa. Nella foto potete vedere la disposizione successiva.

La scheda raspberry si inserisce a pressione seguendo le indicazioni per i buchi delle varie porte.

Fase 1:

Fase 2:

Fase 3:

Ora basta inserire la presa HDMi e collegarla ad un monitor e la presa del caricatore e il Raspberry è operativo.
Manca ancora la parte software, ma quella la vedremo nella prossima puntata…

Futuropassato – rassegna di cinema di fantascienza dell’età dell’oro puntata 2: Il Padrone Del Mondo (1961)

Seconda puntata della nostra rassegna di film di fantascienza d’antan. Continuiamo questo excursus con un classico: il signore del mondo, uscito nei cinema di mezzo mondo nel 1961.
Locandina del film in lingua inglese
Locandina del film in lingua inglese

La sched(in)a

Titolo originale: Master of the World
Nazionalità: Stati Uniti d’America
Anno: 1961
Genere: fantascienza, avventura
Casa cinematografica: American International Pictures
Colore e durata: col., 102 min
Regia:William Witney
Sceneggiatura: Richard Matheson
Effetti speciali: Fred B. Phillips (trucco), Wah Chang, Gene Warren
Musica: Les Baxter
Fotografia: Gilbert Warrenton (accreditato come Gil Warrenton)

Cast:
Vincent Price: capitano Robur
Charles Bronson: John Strock
Henry Hull: Prudent
Mary Webster: Dorothy Prudent
David Frankham: Phillip Evans
Richard Harrison: Alistair
Vito Scotti: Topage
Wally Campo: Turner
Peter Besbas: Wilson

Il cast
Il cast (con un ben riconoscibile Vincent Price all’estrema sinistra)

Un po’ di storia non guasta mai

Verso la metà dell’ ‘800, una cittadina americana della Pennsylvania è in allarme per l’insolita attività di un vicino vulcano. Strock, agente governativo, si reca sul posto per indagare e, salito sul cratere per mezzo di un aerostato, scopre che lampi, brontolii e scosse sono causati dagli esperimenti di Robur, lo scienziato che ha giurato odio eterno alla guerra e che si ripropone di distruggere tutti gli eserciti per mezzo dell’Albatross, la sua fortezza volante. Fatto prigioniero da Robur insieme ad un fabbricante di armi e alla figlia di questi, Strock assiste impotente alle spedizioni punitive del folle idealista e si convince che per fermarlo è necessario ricorrere alla violenza.

Manifesto dell'edizione francese del film
Manifesto dell’edizione francese del film

Analisi

La pellicola è ispirato al romanzo di Jules Verne Robur il conquistatore, del 1886, e al suo seguito, Il padrone del mondo, del 1904. Detto questo, l’operazione di Matheson nel tradurre i due romanzi in un film i avventura godibile da tutti e alla portata del grande pubblico, consiste per lo più nel replicare gli schemi già visti in 20.000 leghe sotto i mari del 1951, film disney ben riuscito e originale per l’epoca. Puretroppo il decennio trascorso fra l’originale e la versione anni ’60 si fa sentire troppo, soprattutto nelle ingenuità di alcune scelte narrative e in un linguaggio fantascientifico già visto e digerito dal pubblico dei B-movies dell’epoca. Si poteva fare di più, soprattutto con attori come Vincent Price.

Charles Bronson salva Richard Harrison in una scena del film
Charles Bronson salva Richard Harrison in una scena del film

Curiosità

Il film fu diretto da William Witney sulla base di una sceneggiatura di Richard Matheson. Fu prodotto da James H. Nicholson per la American International Pictures di Roger Corman e girato, tra le altre location, nelle Alabama Hills a Lone Pine in California con un budget stimato in 500.000 dollari.
Secondo il Morandini è un “film fantastico di ammirevole garbo con scenografie a basso costo di gusto rétro e un frequente ricorso a materiale da repertorio” (Scheda de Il padrone del mondo su MYmovies).
Secondo Fantafilm, “Realizzato in economia e con fondali dipinti, il film è piacevole nella sua ingenuità” (Bruno Lattanzi e Fabio De Angelis (a cura di), Il padrone del mondo, dal sito Fantafilm).

Voto

3 su 6 (si poteva fare di meglio)

Copertina dell'edizione in vhs del film (in lingua originale)
Copertina dell’edizione in vhs del film (in lingua originale)

(Multi)media

Trailer del film (in lingua originale)

Il film (in lingua originale)

Vincent Price in una scena del film
Vincent Price in una scena del film

Link esterni

Bruno Lattanzi e Fabio De Angelis (a cura di), Il padrone del mondo in Fantafilm.
Scheda di Il padrone del mondo su MYmovies