La fine dell’antica cappella GEROSOLIMITANA della S.M. dell’Odighitria in territorio di Cirò

LA FINE DELLA ANTICA CAPPELLA GEROSOLIMITANA DELLA S.M. DELL’ ODIGHITRIA IN TERRITORIO DI CIRO’ (Kr)

di Mario Dottore e Antonio Cortese

TRA STORIA E FEDE POPOLARE

“Fratello Leone, scrivi: quivi è perfetta letizia”.(dai “Fioretti” di San Francesco d’Assisi). In ricordo di Padre Innocenzo Pisconti Passionista che invitò a scrivere la Storia narrata .

Nel rispetto del noto sistema storico letterario manzoniano, “Utile per iscopo, il vero per soggetto e l’interessante per mezzo” ci si accinge a narrare questa Storia che, per tanti versi, ha dell’inverosimile.
Come è risaputo la tradizione religiosa sull’Odighitria di “Monte Tabor” a Cirò, la cui essenza fa’ percepire il riverbero storico dell’Iconoclastia orientale del sec.VIII d.C. e la presenza dell’Ordine Monastico di San Basilio Magno in terra di Calabria, così documenta fedelmente “Pria dell’eccidio di Chrimissa-Paterno (Paterno sarebbe stata distrutta nell’intorno dell’anno 1000 d.C. ad opera dei Saraceni, sulla scia di altre città costiere del Bruzio, compresa la mitica “Laurisia” sita sul Promontorio Lacinio, (Kr), n.d.r.), ad una giovinetta recatasi a raccogliere legna nel soprastante colle, apparve un venerando vecchio, che rassicuratala dalla sorpresa e dal timore, le insinuò che ritornando a casa dicesse alla madre di recarsi dal di lei compare Sacerdote D. Martino e d’indurlo a recarsi entrambi nel lido del mare, e precisamente nel sito detto la fossa del Lupo, perché ivi rinverrebbero una cassa nella quale era chiusa l’immagine della madre del Divin Verbo, di prenderla e recarla su quel colle ove avrebbe dovuto ergersele un Tempio.

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2 commenti su “La fine dell’antica cappella GEROSOLIMITANA della S.M. dell’Odighitria in territorio di Cirò”

  1. Un plauso sincero all’autore della monografia, il cui contenuto esula dalla oleografia buonista paesana e ‘alla paesana’. Il plauso è profondo perché, dopo aver letto, non si può non avvertire un senso di dolente ignoranza, dovuta ad impossibilità di conoscere, e al tempo stesso, una volta messi al corrente, si penserà – penserò, perlomeno- che ci siamo stati ma non sapevamo, non potevamo sapere, intanto che altri non potevano non sapere, e… si regolavano di conseguenza. Fa male leggere come siano andati i fatti, come sia sorta la moderna ‘Madonna Rita’, e con vero dispiacere ricordo, seppure fossi all’epoca un ragazzino, gli scheletri ritrovati, i libri antichi maneggiati per aiutare Padre Arcangelo, e infine la devozione alla Madonna, eradicata insieme al vecchio tempio davanti al quale passavamo il giorno, per poi dormirvi la notte guardando le stelle attraverso l’incannicciato del tetto ormai a rischio crollo. Temo che abbiamo accolto uno scempio come una fresca ventata di modernità o addirittura di rinnovamento religioso… E in questo senso sì, siamo stati ingenui come certe popolazioni alle quali si accenna nel testo.

    1. Hai ragione. E’ stato consumato un vero e proprio scempio. Padre Arcangelo è uno dei principali responsabili. Mi chiedo che fine abbia fatto fare ai libri antichi.

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