Nel mondo di Dante – Amore, esoterismo, espiazione e deità


La Divina Commedia è senz’altro l’opera più importante della nostra storia letteraria.
Dante è considerato il padre della lingua italiana: in quanto tale, rappresenta un elemento decisivo per la nostra identità nazionale.
La sua opera accomunò davvero gli Italiani, molto prima e più profondamente del Tricolore e di Fratelli d’Italia.
La Commedia infatti ha costituito, e costituisce ancora oggi, un’opera capace di coinvolgere tutte le classi sociali e di attraversare i secoli, presentandosi come modello di vita oltre che come classico.
Nonostante sia un prodotto dell’epoca medievale, rappresenta un capolavoro ancora vivo e vitale, riferimento indispensabile per generazioni e generazioni di scrittori e di intellettuali. Non è giusto presentare il poema dantesco come l’ultima sintesi di un passato concluso; esso rappresenta piuttosto l’atto di nascita di un nuovo modo di rappresentate la realtà e di fare letteratura.
Molte cose migliorano con il tempo. Ma Dante fa eccezione.
Come ha scritto Montale, “Dante è arrivato per primo, ha fatto il pieno e per gli altri la benzina è stata scarsa. Dante non può essere ripetuto, esempio massimo, egli resta estraneo ai nostri tempi, ad una civiltà fondamentalmente irrazionale. Poeta concentrico, Dante non può fornir modelli ad un Mondo che si allontana progressivamente dal centro e si dichiara in perenne espansione perciò la Commedia è e resterà l’ultimo miracolo della poesia mondiale”.

P. Spaccaferro – A. Di Lieto

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