Archivi categoria: Cultura

ERO BAMBINO NEL ’47

I bambini degli anni ‘40-‘50

   L’aver letto su un quotidiano nazionale alcune riflessioni sull’essere stati bambini negli anni ’50 mi ha indotto a ricordare la mia infanzia vissuta negli anni ’40. Essendo nato nel 1941, essa si svolse a cavallo degli anni suddetti e gli anni ’50. Proverò a narrare i miei ricordi ed i ricordi di cose che mi furono raccontate. Parlerò come se fossi ad una riunione di amici coetanei, dove ognuno dice le sue cose. Non sarà un trattato di antropologia sociale, ma saranno solo riportate cose viste e vissute più di mezzo secolo fa; e non saranno nemmeno “Le memorie di ottuagenario”, non ho l’età e d’altronde quelle sono state già scritte. Le cose che saranno raccontate nascono solo dai ricordi e tutt’alpiù saranno filtrate dalle esperienze e conoscenze acquisite in seguito. Non saranno consultati libri né esperti; imprecisioni, anacronismi, omissioni saranno tali perché così sono contenuti nei ricordi. Verrà fuori, almeno spero, la testimonianza di un’epoca di ristrettezze e povertà, ma non solo, vissuta da un bambino fra bambini venuti fuori da una grande guerra.

Antonio NICOLETTA

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“BRIGANTI SI MUORE …” Volume Secondo

“BRIGANTI SI MUORE …”
in storie di Calabria e del Sud

   Nel brigantaggio femminile, le drude, cioè le compagne dei capibanda, donne passionali e crudeli, feroci e determinati più degli uomini, venivano viste come figure femminili ribelli alla concezione di sudditanza agli uomini, in cui la società le poneva. Il loro comportamento reazionario era a protezione della famiglia, dei figli e degli uomini e la loro ribellione si poneva contro una mentalità sociale, economica e politica nella quale venivano poste nella società dell’epoca.
Quando venivano condannate a morte, affrontavano quel momento con dignità e coraggio.
Ma la fame ed il freddo uccideva anche molti di questi briganti e ci fu anche chi si suicidò per non cadere nelle mani del nemico e per non finire i suoi giorni in una cella di un carcere dopo essere vissuto sempre da libero nei boschi. Ma vi furono anche quelli che presentatisi innanzi all’esercito regolare nella speranza di ottenere un atto di clemenza, successivamente furono impiccati o fucilati sul posto, oppure, a seguito di condanne, finirono i loro giorni in carcere per malattie e stenti.

Angelo DI LIETO

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CIVILTÁ MEDITERRANEE ED ORIZZONTI LINGUISTICI

           CIVILTÁ MEDITERRANEE ED ORIZZONTI LINGUISTICI              .

di Mario DOTTORE e Antonio CORTESE

   Il percorso culturale, materializzato con questo lavoro, si concatena, prioritariamente, a due specifici periodi storici, tra loro separati da un arco temporale di c.a. 10 secoli.
L’arco temporale, infatti, ha come estremi la classica Civiltà Greca, generatrice di un vitale movimento di Colonizzazione, anche verso le terre d’Occidente, e la Civiltà Bizantina, correlata ad un vasto ed intenso processo di ellenizzazione del Bruzio ed in generale dei territori dell’Italia Centro Meridionale ed insulari, a partire dal VI sec. d. C. c.a.
In tale contesto si inserisce, questa compendiata analisi conoscitiva sulle colonie greche nell’Italia Meridionale, specialmente di quelle Calabresi.
Lo studio intrapreso può, senz’altro, recare un positivo contributo per l’approfondimento di quei caratteri legati alla nostra primordiale identità etnica e culturale.
Nel quadro storico, economico e sociale di riferimento si colloca, infatti, “la questione grecanica”, il complesso, cioè, dei problemi storici, linguistici, etnici, culturali e religiosi relativi alle popolazioni ellenofone di Calabria e, più generalmente, dei Greci d’Italia.
Il presente “Dossier” sulla “vexata quaestio” non ha, certo, la pretesa di dare, in merito, dei dati definitivi e, tantomeno, di giungere a soluzioni precise e conclusive; ma ha solamente lo scopo di riesaminare e, perché no, di riproporre all’attenzione degli studiosi uno degli aspetti più interessanti della questione, cioè quello storico, che in nessun modo può essere disgiunto da quello linguistico.

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CALABRIA – Eponimi e Toponimi tra leggenda e storie

   L’origine della Calabria è avvolta in un vaporoso velo di mistero in cui il mito e la fantasia si confondono con la realtà. C’è un dato certo però: la nostra regione, nel periodo neolitico (5.000 a.C.), è stata invasa dalla cultura di HACILAR; lo testimonia il ritrovamento, di notevole importanza artistica, delle famose “Ceramiche di FAVELLA DELLA CORTE (Corigliano)” in provincia di Cosenza: ciotole con decorazioni monocrome a bande rosse. (HACILAR ha influenzato anche la cultura di SESKLO (5.000 – 4.000 a.C.) zona della TESSAGLIA (nord della Grecia). Nella decorazione della ceramica nella cultura di SESKLO predominano variazioni del motivo a zig – zag e mostra indubbi legami con i disegni della tessitura e analogia con le nostre ceramiche di Favalla e dell ‘ Anatolica HACILAR.)

Sarino AMOROSO

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STORIE di grandi tragedie italiane nella Seconda Guerra Mondiale

……La strage di Cefalonia con oltre diecimila soldati fucilati, è da considerarsi un gravissimo crimine non contro un popolo, ma contro l’Umanità, i cui responsabili, a fine guerra, dovevano essere pesantemente puniti e condannati.
Il Governo Repubblicano Italiano, costituitosi nel 1946, preferì non indagare sui fatti, sugli eccidi e sulle responsabilità dei tedeschi, per cui il velo dell’oblio deliberatamente cadde su tutti i misfatti.
Anche sulla resa e sulla capitolazione dei soldati italiani in Grecia, il Governo italiano, piuttosto che renderle pubbliche, perché l’indagine per scoprire la verità sarebbe risultata particolarmente disonorevole per gli stessi italiani, preferì ignorare gli ordini di resa, le fucilazioni, le stragi e gli imbarchi forzati dei soldati italiani da inviare in Germania come forza-lavoro.
Su un totale di 12.500 soldati, furono massacrati 10.500 uomini e su 525 ufficiali ne furono uccisi 390. I superstiti furono successivamente inviati o in Russia o in Germania. E furono pochi coloro che ritornarono in patria.
Ed inoltre, ad esclusione dei martiri di Cefalonia trucidati dai tedeschi, circa tredicimila soldati italiani fatti prigionieri dopo la resa in Grecia, morirono nell’affondamento delle navi su cui erano stati imbarcati. …….

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L’altro modello – Spigolature iconografiche e culto Mariano in Calabria


. . il concilio di Trento, con il decreto “De invocatione, veneratione, et reliquiis sanctorum et sacris imaginibus”, definì l’uso delle iconografie devozionali e ritenne che le “madonne galactotrophuse” fossero immagini sconvenienti.
Diverse chiese intitolate alla “Madonna del latte” mutarono denominazione.
I vescovi ebbero il compito di valutare le varie immagini e di decidere se fossero da ritoccate o rimuovere.
Dopo il Concilio, molte “madonne lattanti” furono classificate come bene artistico e non più come immagini di culto, tante furono rimaneggiate per ricoprire il seno della Vergine, cosa che spesso sembra frutto di autocensure e ripensamenti da parte degli stessi autori.
Per il popolo, però, l’allattamento materno era uno dei principali fattori economici della famiglia; con esso era possibile evitare di assoldare una balia o di comprare latte animale; una puerpera
procace poteva essere perfino un investimento familiare se allattava anche i bambini di altre mamme “asciutte” (affette da ipogalattia) o “snaturate”.

Franco FERLAINO

LEGGI-SALVA: iQuaderni N.ro 24


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Storia del ritiro dei Padri Pii Operai di Mesoraca

Il Comune di Mesoraca, in un’istanza del 30 Aprile 1898 rivolta a S. E. il Ministro delle Finanze del Regno d’Italia-Roma  e concernenti i beni del Ritiro dei Padri Pii Operai di Mesoraca, a beneficio dell’Istruzione Pubblica,
così recitava:
“Esiste, da tempo remoto, nel Comune di Mesoraca
(oggi in prov. di Crotone) un Istituto Pio denominato
“Ritiro dei Padri Pii Operai“, avente per iscopo la
istruzione e l’educazione civile e morale delle classi meno
agiate, la cui fondazione mette capo al Regio Beneplacito
del 15 Luglio 1752“.

Angelo DI LIETO

LEGGI-SALVA: iQuaderni n.ro 23-2021 – Padri Pii Operai


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“Il Cirò” come Cultura e Coltura

Una interessante opportunità d’indagine culturale  ed antropologica nell’ambito del Settore produttivo  vitivinicolo regionale, è sicuramente offerta dal Sistema-Distretto riguardante i caratteri del segmento di filiera  storica del Marketing  e del Commercio del vino ‘’Cirò’’.

Mario DOTTORE

CONTENUTI

05 – Indotti commerciali e vie di comunicazione
15 – Un vino sulle rotte italiche e del Mediterraneo
19 – Il “CIRO’” Nelle vicende di un carico marittimo del XVI secolo
24 – Il “CIRO’” tra leggenda e realtà
32 – Il “CIRO’” nel contesto storico-giuridico della sua denominazione d’origine  ed in due inventari del XVI secolo
43 – Il  “CIRO’” in frammenti statistici descrittivi
47 – Il “CIRO’” nella “nobiltà letteraria” italiana ed europea del XIX e XX secolo
67 – Bibliografia essenziale

LEGGI-SALVA: iDossier N.ro 07-2021


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La Ciminiera – Novembre 2021

Questo mese ho il piacere di dedicare la nostra rivista all’artista Bruno CATANZARO,  mio caro amico-collega di  vecchissima data, pittore d’indiscusse capacità compositive e cromatiche.
Con questo numero de La Ciminiera, inoltre,  entra a far parte del gruppo redazionale Salvatore Conte, in qualità di Critico d’Arte. All’interno troverete una piccola biografia per conoscerlo un po’ meglio e apprezzarne le competenze.
Buona lettura

I contributi di questo mese:

Qualche domanda a Bruno Catanzaro (Lino Natali)
Bruno Catanzaro – (Salvatore Conte)
Bruno Catanzaro e la magia dei corpi – (Raoul Elia)
Bruno Catanzaro nelle sue immagini umanizzate. (Angelo Di Lieto)
Lettera Pastorale 1899 – (Antonio Iannicelli)
L’Operazione Rabat – (Angelo Di Lieto)
Piangi, paese mio – (Domenico Caruso)
Il processo creativo – (Milena Manili)
La FENICE, simbolo d’immortalità – (Greta Fogliani)
Felice Casorati – (Roberto Cafarotti)
PAESTUM – (Daniele Mancini)
L’assedio di Malta (1565) – parte 3° – (Gabriele Campagnano)
Il caso G. W. Vizzardelli – (Raoul Elia)
Il libro del mese – (Francesca Ferraro)

LEGGI-SALVA: La Ciminiera Novembre 2021


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Leov Tolstoj e gli scolari di padre Semeria e padre Minozzi

…. Come si diffuse la notizia che nel Villaggio si sarebbe aperta una scuola, subito si creò una grande agitazione e si formarono dei gruppetti.
Ognuno manifestava una sua idea, favorevole o contraria.
Si rallegravano che la scuola era gratuita, che i loro ragazzi, nella speranza di avere un futuro migliore, avrebbero imparato a leggere e a scrivere, ma vi erano anche quelli che sospettavano che l’iniziativa di Tolstoj, in cambio di qualche privilegio, mirasse a preparare nel villaggio dei soldati che poi sarebbero serviti allo Zar.
Chi era dubbioso e manifestava la sua incertezza, si esprimeva sostenendo che tutto era da verificare, anche se in quel momento era importante mandare i ragazzi a scuola.
Insomma, pian piano tutti si convinsero di mandare i figli nella costituenda scuola.
La mattina in cui la scuola venne aperta, vi fu una grande confusione: vi erano genitori che si preoccupavano di radunare i propri figli e i figli dei loro vicini ed amici, mentre i ragazzi si presentavano tutti puliti, con i capelli ben pettinati e fissati con l’olio di semi; poi vi era chi non era pronto e che era ancora indeciso se frequentare o meno; qualcuno si preoccupava di non avere i sandali da mettersi ai piedi o
una camicia pulita. Ma poi si concludeva:
<<mica il maestro mi guarderà i piedi? Sarà sufficiente la presenza!>> 

Angelo DI LIETO

SALVA-COPIA: iQuaderni n.ro 27 Tolstoj


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