iQuaderni – Dalla democrazia liberale alla marcia su Roma

Dalla democrazia liberale alla marcia su Roma di Vanni Clodomiro

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Intendiamo qui proporre sinteticamente un semplice profilo storico-culturale del periodo che precedette l’avvento del fascismo, e segnatamente dagli ultimi anni dell’800 al 1920. Per questo, ci sembra opportuno prendere in considerazione un particolare argomento di polemica storiografica.
Ci riferiamo al giudizio circa l’interpretazione dei rapporti fra Risorgimento e post-risorgimento, tra quel passato mirabile e la situazione politico-sociale che ad esso è seguita. Quanto di quella vita è divenuto presupposto operante della nuova viva storia? È vero che il Risorgimento è stato “tradito” da una classe dirigente inferiore al suo compito? E che questa classe dirigente ha lasciato apaticamente cadere la generosa ma labile facciata di libertà costruita dal Risorgimento, ponendo a nudo un retaggio di miserie e d’incapacità secolari su cui ebbe facile presa la dittatura totalitaria?
Non si tratta – sia ben chiaro – di sostituire la politica alla storia, confondendo l’una e l’altra in una equivoca mescolanza. Il problema è all’opposto, di intendere o almeno di sforzarsi di intendere più rigorosamente e più a fondo il Risorgimento stesso, sotto lo stimolo vivificante di esigenze politiche e morali del presente, mediante il giudizio dei frutti che esso ha dato nel corso del secolo e mezzo di storia che è trascorso dal compimento dell’Unità.

Vanni Clodomiro

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