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CANTI – “Li molti vuci”

Uno dei più antichi componimenti della letteratura italiana (1231-1250) è il «Contrasto amoroso» in lingua volgare di “amante e madonna” di Cielo D’Alcamo, che prende il nome dal verso iniziale: «Rosa fresca aulentissima».

I due personaggi, un giullare e una ragazza, si producono in un gioco spontaneo e vivace di botta e risposta con la vittoria finale del corteggiatore.
Anche nella memoria calabrese è tuttora vivo il “contrasto” tra un giovane e un’onesta fanciulla, ignara della scommessa fatta dai suoi sette fratelli con l’audace avventuriero.

Domenico CARUSO


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LA CIMINIERA – Maggio 2022

SOMMARIO

I TITOLI “Sala Lattura” si possono leggere singolarmente.

LEGGI (SALVA) LA CIMINIERA – MAGGIO 2022

Cosa si mangiava a ROMA

COSA SI MANGIAVA A ROMA

A giudicare da quanto ci raccontano Virgilio, Orazio, Marziale, Giovenale e Petronio, per dire solo di alcune delle fonti antiche, a Roma si mangiava (e si beveva) e anche tanto. Forse pure troppo.
La scena degli invitati al banchetto che vomitano tutto quello che hanno mangiato per riprendere a mangiare durante la Coena Trimalchionis è rimasta indelebile a ricordare le gozzoviglie dei convivia romani.
A sentire gli storici antichi, però, Roma non era sempre stata sospesa fra ingordigia e bulimia. C’è stato un tempo, lontano per i rerum scriptores come per i poetae novi e i poeti augustei, in cui i Romani pare mangiassero molto meno, per lo più quello che producevano, in parche cene in piedi o seduti accanto al focolare domestico. Certo, il passo dai prischi Quiriti di Romolo agli incontinenti e impenitenti nottambuli gozzovigliatori di Petronio il passo non è lungo.
Eppure, quest’impressione di opulenza è fortemente legata ad un’immagine autoprodotta dalle classi abbienti. Rimane sullo sfondo, quando non invisibile (se non, in parte, all’archeologia) l’alimentazione delle classi subalterne, che pure dovevano costituire la maggioranza, silenziata più che silenziosa, della popolazione dell’Impero.
Come si è arrivati, dunque, dal pane e cacio dei tempi di Romolo ai festini dal dubbio gusto ma dalla pompa smoderata di Trimalchione?
Qual è stata l’evoluzione, dei gusti e della disponibilità (non dimentichiamolo, anche per i Romani non è stato sempre agevole procurarsi il cibo) del cibo?
Questo excursus nella dieta romana dalle origini alla tarda età imperiale prova a dare qualche risposta, non definitiva, a queste domande, per niente peregrine. Perché, se apparentemente sappiamo tutto di come vivevano Augusto o Nerone, poco conosciamo della vita del cives romano comune, e ancor meno di tutti gli altri che neppur lontanamente si affacciano al balcone della storia, neanche di striscio.

Raoul ELIA

LEGGI O SALVA IL QUADERNO 33-2022

Un inedito prontuario alfabetico longobucchese

Si può ritenere come cosa certa che non è facile reperire, ai giorni nostri, un manoscritto che costituisce un originale vocabolario di termini e “modi di dire” dell’antico dialetto calabrese, più peculiarmente, parlato nel XIX sec. a Longobucco (Cs), importante centro dell’alta valle del Trionto, nell’area della Sibaritide.
Il testo, per questa collocazione cronologica, non è, pertanto, frutto di moderne trascrizioni, acquisizioni, ovvero di “rilevamenti linguistici” attuali o del passato più prossimo.
Si vogliono, innanzitutto, evidenziare, preliminarmente e di primo acchito, i caratteri di insularità, separazione ed isolamento socioeconomico che nel 1863, data di attribuzione ufficiale del testo, connotavano, alla luce di inoppugnabili riscontri oggettivi e fonti documentali, le fasce pedemontane del vasto acrocoro silano.
Il riferito settore territoriale costituiva, di fatto, una realtà topografica ed ecologica “dove la regione silana assumeva l’aspetto più selvaggio”, come annotava, peculiarmente, l’illustre geologo italiano Domenico Lovisato nel 1878, nel corso delle sue indagini scientifiche sulla Calabria Settentrionale.
I marcati caratteri legati all’ambiente fisico, effettualmente, come è assodato, hanno da sempre ridimensionato od addirittura annullato i fenomeni di quella sorta di “contaminatio” linguistica e gli influssi dei mass media, allora fra l’altro inesistenti, sui costumi e le parlate in genere delle popolazioni stanziate nell’entroterra della nostra Regione.
Il prontuario Longobucchese/Calabrese, in una oggettiva sequenza spaziale e temporale, può ritenersi antesignano, in una qualche misura, tramite il letterato e studioso Giuseppe Bartoli da Longobucco, di quegli studi filologici e linguistici affermatisi in Calabria nel XX secolo.

Mario Dottore – Antonio Cortese

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La Ciminiera – Aprile 2022

IN QUESTO NUMERO – SL (sala lettura)

– Lino Natali incontra: Gregorio FALBO
– Foto+pittura=Gregorio FALBO (Pasquale Natali) SL
– Impressi nella bellezza dello stupore (Salvatore Conte) SL
– Pittura e fotografia in Gregorio Falbo (Angelo Di Lieto) SL
– Abbasso (Viva) il realismo (Raoul Elia) SL
– Il libro del mese (Francesca Ferraro) SL
– Italia mia: lupi e agnelli (Domenico Caruso) SL
– I palmenti (Silvana Franco) SL
– Massoneria catanzarese (Antonio Iannicelli) SL
– Futuro della Demotica (Maurizio Natali)
– Vittorio Lorioli (V. Dino Patroni)
– Oscure stagioni (Milena Manili)
– Franco Blefari (Bruno S. Lucisano)
– In Calabria: cap. V (Giano)
– Il mistero di Tule – (Raoul Elia)
– Le reliquie dei santi (Daniele Mancini)
– Elisabeth L.V. Le Brun (Roberto Cafarotti)

LEGGI/SALVA LA CIMINIRA Aprile 2022

CIVILTÁ MEDITERRANEE ED ORIZZONTI LINGUISTICI

           CIVILTÁ MEDITERRANEE ED ORIZZONTI LINGUISTICI              .

di Mario DOTTORE e Antonio CORTESE

   Il percorso culturale, materializzato con questo lavoro, si concatena, prioritariamente, a due specifici periodi storici, tra loro separati da un arco temporale di c.a. 10 secoli.
L’arco temporale, infatti, ha come estremi la classica Civiltà Greca, generatrice di un vitale movimento di Colonizzazione, anche verso le terre d’Occidente, e la Civiltà Bizantina, correlata ad un vasto ed intenso processo di ellenizzazione del Bruzio ed in generale dei territori dell’Italia Centro Meridionale ed insulari, a partire dal VI sec. d. C. c.a.
In tale contesto si inserisce, questa compendiata analisi conoscitiva sulle colonie greche nell’Italia Meridionale, specialmente di quelle Calabresi.
Lo studio intrapreso può, senz’altro, recare un positivo contributo per l’approfondimento di quei caratteri legati alla nostra primordiale identità etnica e culturale.
Nel quadro storico, economico e sociale di riferimento si colloca, infatti, “la questione grecanica”, il complesso, cioè, dei problemi storici, linguistici, etnici, culturali e religiosi relativi alle popolazioni ellenofone di Calabria e, più generalmente, dei Greci d’Italia.
Il presente “Dossier” sulla “vexata quaestio” non ha, certo, la pretesa di dare, in merito, dei dati definitivi e, tantomeno, di giungere a soluzioni precise e conclusive; ma ha solamente lo scopo di riesaminare e, perché no, di riproporre all’attenzione degli studiosi uno degli aspetti più interessanti della questione, cioè quello storico, che in nessun modo può essere disgiunto da quello linguistico.

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“Briganti si muore…” – Volume Primo

   Il brigantaggio è sempre esistito, sia in forma singola che in forma associativa, mentre il “bando”, da cui il termine “bandito”, soprattutto nel Medioevo, era il provvedimento che un’autorità emetteva nei confronti di un persona o di un gruppo che doveva essere allontanato, esiliato, perché aveva commesso reati di opinione o atti lesivi verso la quiete pubblica.
Col tempo il termine “bandito” si è attenuato e così venne chiamato “brigantaggio”, nel quale si classificavano reati particolarmente criminali come omicidi, rapine, furti, stupri, ricatti e minacce, insomma azioni da briganti.
Il termine “brigantaggio”, si fa quindi derivare dal verbo “brigare”, cioè lottare, combattere, ma con obiettivi malvagi, contrapponendolo alla parola banditismo, che anche se similare, aveva una diversa più attenuata, temporale lettura.
Questo fenomeno si allargò enormemente su vasta scala nazionale nel XVI secolo, e soprattutto si sviluppò nel Centro-Sud italiano, allorché “un solitario”, al fine di mettere in atto azioni delittuose più impegnative, si aggregava ad altri per organizzare una vera e propria banda, che poi collegialmente agiva, per compiere furti, rapine, assassini, sequestri e ricatti.

   Così il brigantaggio, divenne reazione e lotta armata contro i grandi proprietari terrieri, contro i contadini, contro l’eccessiva fiscalità, contro il potere governativo, per divenire, dopo l’unificazione del territorio italiano sotto il re Vittorio Emanuele II di Savoia, anche lotta contro lo strapotere dei piemontesi.

dott. Angelo DI LIETO

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La Ciminiera – Marzo 2022

Contenuti – SL articoli in Sala Lettura

03 – Incontro con Giovanni Gaetano (Lino Natali)
06 – Il legno come vetro (Salvatore Conte)
09 – Gli intarsi di Giovanni Gaetano (Angelo Di Lieto)
11 – Giovanni Gaetano e la realtà del legno (Raoul Elia)
13 – Il Bibliofilo (A. Iannicelli)
13 – Suoni Agro Pastorali di Calabria (Simone Bonasso)
31 – Luciano Nocera (Bruno Salvatore Lucisano)
33 – La Calabria attende e spera (Domenico Caruso)
36 – Ricordo di Luigi Tallarico (Dino Vincenzo Patroni)
45 – La dura vita degli Imperatori romani – (Daniele Mancini)
38 – B. Martello – Ruderi e Carbonai (Angelo Di Lieto)
47 – In pista con Canon R3 (Maurizio Natali)
49 – 52 anni di carcere (Gabriele Campagnano)
52 – Il mistero di Tule – (Raoul Elia)

LEGGI / SALVA La Ciminiera – Marzo 2022

Il mito di re Artù e dei Cavalieri della tavola rotonda

Il mito arturiano ha ormai più di un millennio di vita.
Mille anni di immaginazione e creatività che hanno contribuito a formare l’immaginario europeo (se ci fosse tempo, potremmo discutere, ad esempio, del profondo ribaltamento del ruolo dell’eroe causato dallo svilupparsi del ciclo bretone) ed occidentale (sempre se ci fosse tempo, potremmo parlare del rapporto fra cavaliere bretone e supereroe, ad esempio Capitan America). Chissà se lo avevano compreso Geoffrey di Monmouth, responsabile del primo best-seller del mondo medievale e primo responsabile della diffusione sul continente del mito della spada nella roccia (che ancora non ha un nome), e Chetrien de Troyes, inventore del Graal e nume tutelare dei vari investigatori dei misteri, inventati e non.
Lo ha capito di certo il Sommo Poeta, che ha affidato all’immaginario arturiano un ruolo fondamentale nel canto più amato della Commedia, il canto di Paolo e Francesca (o meglio di Francesca e Paolo), come ricorda una delle frasi più celebri del Ghibellin fuggiasco, ovvero “Galeotto fu il libro e chi lo scrisse”. Galeotto, ovvero Galeaut, è appunto uno dei personaggi del ciclo arturiano.
Lo ha capito anche l’arte italiana ed europea, che non ha mai cessato di rifarsi ad Artù, Merlino, Lancillotto e tutti gli altri protagonisti delle saghe del ciclo bretone e di rinarrarne instancabilmente il mito, cercandovi nuovi significati che lo ricontestualizzino per le nuove generazioni. Lo hanno capito anche il cinema e il fumetto che, ciclicamente, riaffrontano (come dimenticare il principe Valiant, l’Excalibur di John Boorman, Capitan Bretagna e Camelot 3000, solo per citare qualche esempio più recente), attraverso Lancillotto ecc…, i temi senza tempo dell’amore e dell’amicizia, del potere e della giustizia, del tradimento e del perdono.
Nel mio piccolo, ho voluto contribuire a trasmettere il mito e i suoi valori alle nuove generazioni con queste sudate pagine, testimoni dell’amore che porto a questi antichi miti, come al mondo greco-romano, amore di cui è testimonianza la mia adorata figlia, che porta il nome della Signora del Lago e madrina di Lancillotto (oltre a quello della figlia di Agamennone e Clitennestra), a cui questo volume è dedicato.
Buona lettura a tutti.

prof. Raoul ELIA –  2022

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Ecosistemi e Cultura

UNA TERRA DA DIFENDERE E RISPETTARE

La Difesa della Natura e della Salute Umana dai danni derivanti dalla contaminazione di sostanze e composti chimici, come prodotto delle attività umane, sono diventate da tempo priorità ineludibili nella politica e programmazione degli Stati Europei ed Extra Europei.
Giova ricordare come le migliaia di nuovi composti e molecole chimiche, alla base dei presidi sanitari che ogni anno vengono sintetizzati nei laboratori di tutto il mondo, entrando in circolo negli organismi viventi, oltre a causare effetti collaterali a breve o lungo termine, danno origine, a contatto con l’Acqua, la Terra e l’Atmosfera, a reazioni e trasformazioni di vario tipo.
Si tratta di un complesso di reazioni e trasformazioni, generate da combinazioni imprevedibili, attesa la vastità  e variegatura degli ambienti, pur nel rispetto delle leggi fisiche chimiche e biologiche acquisite dalla Scienza, incluso l’“aureo” principio del Paracelso “Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto”.

LEGGI o SALVA il DOSSIER n.ro 11-2022