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Un inedito prontuario alfabetico longobucchese

Si può ritenere come cosa certa che non è facile reperire, ai giorni nostri, un manoscritto che costituisce un originale vocabolario di termini e “modi di dire” dell’antico dialetto calabrese, più peculiarmente, parlato nel XIX sec. a Longobucco (Cs), importante centro dell’alta valle del Trionto, nell’area della Sibaritide.
Il testo, per questa collocazione cronologica, non è, pertanto, frutto di moderne trascrizioni, acquisizioni, ovvero di “rilevamenti linguistici” attuali o del passato più prossimo.
Si vogliono, innanzitutto, evidenziare, preliminarmente e di primo acchito, i caratteri di insularità, separazione ed isolamento socioeconomico che nel 1863, data di attribuzione ufficiale del testo, connotavano, alla luce di inoppugnabili riscontri oggettivi e fonti documentali, le fasce pedemontane del vasto acrocoro silano.
Il riferito settore territoriale costituiva, di fatto, una realtà topografica ed ecologica “dove la regione silana assumeva l’aspetto più selvaggio”, come annotava, peculiarmente, l’illustre geologo italiano Domenico Lovisato nel 1878, nel corso delle sue indagini scientifiche sulla Calabria Settentrionale.
I marcati caratteri legati all’ambiente fisico, effettualmente, come è assodato, hanno da sempre ridimensionato od addirittura annullato i fenomeni di quella sorta di “contaminatio” linguistica e gli influssi dei mass media, allora fra l’altro inesistenti, sui costumi e le parlate in genere delle popolazioni stanziate nell’entroterra della nostra Regione.
Il prontuario Longobucchese/Calabrese, in una oggettiva sequenza spaziale e temporale, può ritenersi antesignano, in una qualche misura, tramite il letterato e studioso Giuseppe Bartoli da Longobucco, di quegli studi filologici e linguistici affermatisi in Calabria nel XX secolo.

Mario Dottore – Antonio Cortese

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La Foresta mediterranea di Monte Gariglione

UN ECOSISTEMA FORESTALE E LE SUE COMPONENTI

Accanto ai suggestivi scenari paesaggistici e peculiari bellezze naturali, la rilevante importanza della foresta demaniale del Monte Gariglione (Piccola Sila) risiede nel suo nucleo relitto, sicuramente autoctono, di Abete bianco (Abies alba Miller); evidenziando che all’attualità tutta l’area è inserita nel progetto Bioitaly come SIC (sito d’interesse Comunitario) con codice meccanografico identificativo IT9330114.
L’ Abete bianco in Calabria, come attestato da altre stazioni di rifugio dell’Appennino Centro-Meridionale, si è progressivamente rarefatto rispetto alla sua originaria e più estesa area di distribuzione, registrata dalla specie nel Pleistocene (compreso tra 2,50 milioni e 11.700 anni fà c.a.) .
Nella nostra regione, la specie si ritrova in altri superstiti nuclei di vegetazione naturale distribuiti in Formazioni irregolari presenti nel territorio di Longobucco (Sila Greca); Formazioni irregolari nel territorio comunale di San Giovanni in Fiore (Sila Badiale); Nucleo delle Serre Vibonesi; Nucleo di Santa Margherita nel territorio di
Celico (CS); Nucleo del Monte Basilicò (RC).


LEGGI-SALVA: iDossier n. 08

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