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Frammenti del passato: Hermes ma chi è da Ciminiera n. 1 anno 2010

Ben ritrovati.
Nuovo recupero d’annata, questa volta dalla Ciminiera targata 2010. Ecco qui un lungo excursus sul proteiforme dio greco Hermes ad opera di Raoul Elia.

Alzino la mano quanti sono convinti di saper rispondere alla domanda nel titolo. Chi è Hermes? I più diranno che è il messaggero degli dei. Vero, ma parziale. Perché Hermes è molto, molto di più, e c’è una ragione per cui è stato posto come titolo della rubrica dedicata al mystero, all’esoterismo, alle leggende e al folklore. Ecco una scheda del dio degli inganni e della furbizia.
Hermes o Ermes (in greco antico Ἑρμῆς), o anche Ermete, nella mitologia greca è il messaggero degli dei.
Platone fa sostenere a Socrate che si ‘dice’ che: «Ermes è dio interprete, messaggero, ladro, ingannatore nei discorsi e pratico degli affari, in quanto esperto nell’uso della parola; suo figlio è il logos», pur ritenendo che in realtà di questi dei non sappiamo nulla (1).
L’Inno omerico ad Hermes lo invoca come Hermes “dalle molte risorse (polùtropos), gentilmente astuto, predone, guida di mandrie, apportatore di sogni, osservatore notturno, ladro ai cancelli, che fece in fretta a mostrare le sue imprese tra le dee immortali” (2). Hermes funge anche da interprete, svolgendo il ruolo di messaggero da parte degli dei presso gli uomini, un compito che divide con Iris.
La figura di Hermes come donatore del fuoco agli uomini può essere accostata a quella del titano Prometeo. I due miti, infatti, riportano varie simiglianze, soprattutto nella natura ingannevole dell’azione del dio che imbroglia Zeus. Di Hermes si dice che sia stato anche inventore poliedrico: Hermes, oltre alla siringa e alla lira (nell’inno omerico a Hermes, lo stesso l’avrebbe inventata appena nato), avrebbe inventato anche molti tipi di competizioni sportive e la pratica del pugilato; per questo era considerato il protettore degli atleti.
Vari esperti di mitologia contemporanei hanno nei loro scritti messo Hermes in relazione con divinità imbroglione e ingannatrici presenti in altre culture, il cosiddetto trickster, sebbene vada detto che sulla figura del trickster (3), così come, del resto, su quella del soma indiano, sono state avanzate diverse obiezioni, fra cui la più importante, e significativa, è la eccessiva generalizzazione delle “meta-figure”, sorta di “archetipi” adattabili ma al prezzo di perdere gran parte del loro significato.
Di certo, Hermes è una divinità poliforme, dai molteplici talenti, a volte anche contrastanti. Appare come protettore dei ladri (ancora infante avrebbe rubato la mandria del sole a quell’addormentato sognatore di Apollo) e dei mercanti (e non c’è nessuna ironia, almeno da parte dell’autore, in questo accostamento, che è già nel testo omerico cui si è fatto riferimento più volte, sebbene per il cieco vate l’autore non si sente di mettere la mano sul fuoco), dei viaggiatori, degli inventori, dei musicisti e dei pastori (sempre per lo stesso mito, dato che, scoperto dal dio solare inventa la lira e la cede ad Apollo in cambio della mandria rubata).
Rivestiva anche il ruolo di psicopompo, ovvero di accompagnatore dei morti (psiche, infatti, vuol dire anima in greco) il cui compito era aiutare i morti a trovare la via per l’Aldilà. Perché tutte queste capacità per una divinità che, per il resto, i miti classici non considerano molto? Come sostiene Kerenyi (4), Hermes è il dio della capacità invettiva dell’uomo, della furbizia e di tutto ciò e di tutti quelli che al parto della mente si ricollega.
Vista la sua abilità ad attraversare i confini, “Hermes Psychopompos” (l’accompagnatore di anime) conduceva gli spiriti di chi era appena morto nel regno sotterraneo dell’Ade. Nell’Inno omerico a Demetra, Hermes riporta la kore (giovinetta o vergine) Persefone sana e salva dalla dea sua madre. Era anche noto per ispirare i sogni ai mortali mentre dormivano.
Per gli antichi Greci in Hermes si incarnava lo spirito del passaggio e dell’attraversamento: ritenevano che il dio si manifestasse in qualsiasi tipo di scambio, trasferimento, violazione, superamento, mutamento, transito, tutti concetti che rimandano in qualche modo ad un passaggio da un luogo, o da uno stato, all’altro. Questo spiega il suo essere messo in relazione con i cambiamenti della sorte dell’uomo, con lo scambio di beni, con i colloqui e lo scambio di informazioni consueti nel commercio nonché, ovviamente con il passaggio dalla vita a ciò che viene dopo di essa. Per questa ragione, Hermes ha parecchi punti in comune con il dio romano Mercurio ma anche con l’altra divinità romana dei confini, Terminus.
Nel pantheon olimpico classico, invece, Hermes era figlio di Zeus e della pleiade Maia, figlia a sua volta del titano Atlante. I suoi simboli erano il gallo e la tartaruga ma era chiaramente riconoscibile anche per il suo borsellino, i suoi sandali e cappello alati ed il bastone da messaggero, il kerykeion.

Hermes alato guida un’anima, decorazione di vaso ateniese

Era devoto e fedele a suo padre Zeus: quando la ninfa Io, una delle amanti di Zeus, venne catturata da Hera e custodita dal gigante dai cento occhi Argo, Hermes, su ordine del padre, andò a salvarla, addormentando il gigante con canti e racconti e quindi decapitandolo con una spada ricurva.
Nella mitologia romana, Hermes viene fatto corrispondere, non senza qualche riduzione di significato, al dio Mercurio, di derivazione etrusca, che possedeva molte caratteristiche simili a lui, come essere il dio dei commerci (ma non dei ladri!).
Su un piano più filosofico e teologico, Ermes veniva identificato con una forza mediatrice tra il cielo e la terra, impersonata dalla figura di Ermete Trismegisto: « Si tramanda che il loro capo sia Ermete, significando che bisogna compiere atti graditi con raziocinio, e non a caso, bensì verso quanti ne sono degni; infatti, chi sia stato trattato con ingratitudine diviene più restio a compiere benefici. Ora si dà il caso che Ermete sia il lógos, che gli dei inviarono a noi dal cielo, facendo della razionalità una prerogativa esclusiva degli uomini, tra le creature che vivono sulla terra, il che essi ritennero di gran lunga eminente su tutto il resto. E ha preso nome dell’occuparsi di parlare (mésthain ereîn) ossia di dire légein, oppure del fatto di essere nostro presidio (éryma) e, per così dire, nostra fortezza” (5).

Hermes dona ad Apollo la lira
Hermes dona ad Apollo la lira

Sull’origine del nome, ci sono state e ci sono molte teorie. Fin dal 1848, quando Karl Otfried Müller ne fornì una dimostrazione (6)ἕρμα), che identifica un tipo di pilastro quadrato o rettangolare decorato in alto con una testa (generalmente barbuta) di Hermes edeo, testimoniata dalle iscrizioni in scrittura Lineare B ritrovate a Pilo ed a Cnosso che riportano “Hermes Aroia” (Hermes ariete), che hanno ovviamente retrodatato notevolmente l’esistenza della divinità dell’inganno. In ogni caso l’associazione con questo tipo di costruzioni ― usate ad Atene con scopi apotropaici e in tutta la Grecia per segnare le strade e i confini ― ha fatto sì che Hermes diventasse il dio protettore dei viaggi fatti via terra.
Templi dedicati ad Hermes erano diffusi in tutta la Grecia, ma il centro più importante dove veniva praticato il suo culto era Feneo, in Arcadia, dove si tenevano le celebrazioni in suo onore chiamate “Hermoea”.
Nelle epoche più antiche, l’iconografia di Hermes era piuttosto diversa da quella adottata nel periodo classico: era immaginato come un dio più anziano, barbuto e itifallico (dotato di un fallo di notevoli dimensioni), molto simile, dunque, all’iconografia del dio egizio Bes, di Saturno e di altre divinità della capacità procreative. Nel VI secolo a.C., però, la sua figura fu rielaborata e trasformata in quella di un giovane dall’aspetto atletico, in parte, almeno, per il suo collegamento alla sua funzione di protettore degli atleti. Le statue di Hermes ritratto con il suo nuovo
aspetto, infatti, furono diffusamente sistemate negli stadi e ginnasi di tutta la Grecia.
In epoca classica, Hermes era solitamente ritratto mentre indossava un cappello da viaggiatore dall’ampia tesa oppure il petaso, il caratteristico cappello alato. Calzava un paio di sandali anch’essi alati, i Talari, e portava il bastone da messaggero tipico della cultura orientale – o il Caduceo attorno al quale sono intrecciati due serpenti, o il “Kerykeion” , sopra al quale si trova un simbolo simile a quello usato in astrologia per il segno del toro. Indossava abiti semplici, da viaggiatore, lavoratore o pastore. Spesso era rappresentato o ricordato inserendo nelle opere d’arte i suoi tipici simboli, la borsa, il gallo o la tartaruga. Quando era rappresentato nella sua accezione di “Hermes Logios”, ovvero il simbolo della divina eloquenza, generalmente teneva un braccio alzato in un gesto che accentuava l’enfasi dell’orazione.
Da questo punto, a partire dalla diffusione della cultura ellenistica, in particolare alessandrina, per una singolare (ma non unica, vedi la Dea Madre, associata a Ishtar, Iside ecc…) forma di sincretismo, Hermes venne associato alla divinità della conoscenza, della scrittura e della cultura in genere del pantheon eliopolitano (7) Thoth. Ma l’idea di cultura della cultura e della religione egizia è molto aristocratica ed elitaria, un sapere per iniziati, come testimonia la scrittura, per secoli appannaggio degli scribi e dotata di valore sacro. Per questa via, Ermete, divenuto Trimegisto (ovvero tre volte grande) diviene il dio della conoscenza iniziatica, dei misteri e dei segreti. Per ciò, da questa visione di Hermes deriva la parola ermeneutica, ovvero l’arte di interpretare i significati nascosti (8), ma anche l’aggettivo ermetico, che viene usato, ed abusato, per indicare ciò che esiste di “nascosto, segreto”. Come la poesia ermetica di Mario Luzi, Alfonso Gatto e Salvatore Quasimodo. E soprattutto come la tradizione alchemica e la sua volontà di trasmutazione dell’anima e dei metalli. Per questo, dunque, Hermes è chiamato a guidare le menti all’interno di questa rubrica, in cui avranno posto misteri, leggende, approcci non tradizionali ed originali.
“Lector, intende, laetaberis”.

Adolf Hirémy-Hirschl, The Souls of Acheron  (1898), olio su tela
Adolf Hirémy-Hirschl, The Souls of Acheron (1898), olio su tela

NOTE:
1 Cfr. Platone, Cratilo, 407e-408d;
2 “Inno ad Hermes”, 13. Da notare che la parola polùtropos (dalle molte risorse, ingegnoso, abile a trovare stratagemmi) è usata anche per descrivere Odisseo nel primo verso dell’Odissea;
3 Nella mitologia, nella religione e nello studio del folklore il trickster (in inglese ingannatore) è, dice wikipedia, “un essere spirituale, uomo, donna o animale antropomorfo, lussurioso e vorace, abile nell’imbroglio e caratterizzato da una condotta amorale, al di fuori delle regole convenzionali. In forma umana viene spesso raffigurato come un maschio, che a volte può anche assumere caratteristiche femminili, dotato di abnormi parti anatomiche, come narici, orecchie, bocca, ano, ecc. Tra gli animali che sono considerati trickster nelle varie culture troviamo il coyote, la volpe, il ragno, la lepre, il corvo (vedi Kutkh), e il lupo (si ricordi la famosa favola di Fedro su Il lupo e l’agnello). Nel folklore, il personaggio appare come uno scaltro mentitore che, con poco lungimiranti sotterfugi, riesce ad uscire sano e salvo anche dalle situazioni più ingarbugliate (delle quali spesso è artefice), come nella maschera di Pulcinella o nell’ Ifrit delle tradizioni arabo-islamiche. In questo differisce dal brigante, poiché la sua attitudine raramente lo porta a notevoli guadagni o cambi radicali di vita; piuttosto le sue furbonerie sono un contorto lasciapassare per la riuscita di piccoli imbrogli, sia commerciali che sessuali, che spesso sfociano nella comicità”. Il trickster, spesso descritto come un ladro o un folle, tende a mettere in moto cambiamenti imprevedibili nelle storie. Di solito non creerebbe dal nulla, ma si limiterebbe a co-creare, dando alla creazione aspetti imprevedibili o distruggendo il mondo conosciuto o l’ordine costituito, creandone uno differente. Da questa descrizione, abbastanza normale e generica, si evince chiaramente la scarsa affidabilità di questo “archetipo”. Del resto, male si adatta ad Hermes, poiché raramente le sue invenzioni sono, ad esempio, causa di ilarità, la sua furbizia è sempre vista positivamente dalla tradizione greca, fin dall’Inno omerico ad Hermes, mentre l’identificazione con un animale, il gallo, ha ragioni più profonde, essendo associato al suo essere divinità dei limiti, dei confini: il gallo, con il suo canto, segna il passaggio fondamentale (l’altro, oltre a quello vita-morte) fra il giorno e la notte. Comunque, per una più approfondita ricerca, si possono consultare P. Radin, The Trickster: A Study in Native American Mythology, 1956; Paul Radin – Carl Gustav Jung – Karl Kerényj, Il briccone divino, traduzione di Neni Dalmasso e Silvano Daniele, Milano, Bompiani, 1979; S. Miceli, Il demiurgo trasgressivo. Studio sul trickster, Palermo, Sellerio, 1984;
4 cfr in proposito Kerenyi, Karl, 1944. Hermes der Seelenführer, trad. it. Hermes, il conduttore di anime, in K. Kerenyi, Miti e misteri, traduzione di Angelo Brelich, Torino, Bollati Boringhieri, pp. 50-114;
5 Lucio Anneo Cornuto, Compendio di Teologia greca, XVI;
6 K.O. Müller, Handbuch der Archäologie (Manuale di archeologia), 1848;
7 la religione egizia ha avuto tre momenti di grande “sistemazione”. Di queste, la più famosa è la teologia detta eliopolitana dal nome di Heliopolis, o Eliopoli (Ἡλίου πόλις – Heliopolis in greco), importante città dell’antico Egitto, capitale del 13° distretto del Basso Egitto, dove sorgeva il più antico culto del dio Atum, dio sovrano del apntheon egizio, da dove è stato irradiato il culto dell’Enneade, cioè dei nove dei principali del pantheon egizio. Il sito si trova, attualmente, nella periferia del Cairo nei pressi del sobborgo detto el-Matariya. Eliopoli era una delle più rilevanti località legate al culto solare da cui il nome greco, città del sole. Il nome originale era ỉwnw o Iunu, ovvero la città dei pilastri;
8 occorre anche dire che, in greco antico, un uomo fortunato veniva chiamato “hermaion”.